Com’è profondo il web: A come Abuso.

“Quando gli abusi vengono accolti con la sottomissione, il potere usurpatore non tarda a convertirli in legge.”


Malesherbes

Quid est veritas?

Ognuno di noi è il possessore unico della sola verità, una verità soggettiva però, basata sulle proprie convinzioni e avvalorata da coloro che la pensano allo stesso modo. L’unione fa la forza è sopratutto un’equazione matematica, più gente la pensa come noi, più possediamo la verità, più possediamo la verità più ci sentiamo nel giusto e più ci sentiamo nel giusto, qualsiasi cosa diciamo, decidiamo o facciamo è sacrosanta, in virtù dell’approvazione comune.

Tutti conosciamo la verità fino a che non ci viene dimostrato il contrario, ma anche ciò può essere opinabile.

E quindi?

Quindi ecco il web con i suoi microcosmi a se stanti, ognuno con un proprio sole (egocentrico)cui ruotare e ognuno con una propria verità.

Ne avevo accennato qualcosa qui.

Se la legge non ammette ignoranza, anche il WWW non dovrebbe ammetterla, invece notiamo un dilagare esponenziale di questo fenomeno, che una volta si combatteva con l’istruzione e l’educazione e che oggi sembrano invece essere materie fuorvianti.

Abusi.

Siamo arrivati dunque al punto, all’abuso di tutto ciò che ci circonda; dall’informazione dove ognuno può scrivere e dire ciò che pensa, all’abuso di parole, di emozioni, all’abuso sociale, fino al più estremo quello perpetuato verso i nostri simili, sui più deboli, su quegli più sfortunati e su quelli che crediamo diversi da noi per un qualsiasi motivo, che più andiamo a cercare e più ne troviamo solo per avvalorare le nostre convinzioni.
Il confronto non esiste più, l’insulto e l’abuso verbale sono il modus operandi più spiccio per avvalersi dell’altro, dell’antagonista, dell’avversario, del nemico.

Scattano le denunce dove una volta erano le idee a prevalere, le offese scritte in MAIUSCOLO e grassetto hanno preso il posto delle più costruttive discussioni, e ciò che rimaneva del dialogo è morto e sepolto, ucciso da ciò che chiamiamo classe dirigente.

Il caso più recente l’abuso da parte della polizia.

L’uccisione di George Floyd e anche se con minor (purtroppo e chissà perché)rilevanza l’assassinio della piccola Zohra Shah (sono due casi diversi ma il risultato è sempre lo stesso l’assassinio di un innocente), sono solo la punta dell’iceberg di ciò che ci sta accadendo attorno e mentre noi pensiamo e ci indignamo, altre violenze, soprusi e uccisioni continuano sommersi dall’omertà e dalla paura, che a loro volta generano altra ferocia e brutalità, nel tentativo di crearsi una propria giustizia, laddove le istituzioni preposte latitano o sono volutamente cieche.

Tutto ciò porta a un abuso di una giustizia “prêt-à-porter”, dove ognuno si sente in diritto di denunciare, smascherare, mettere alla berlina soprusi o presunti tali, magari millantando fatti o esagerando quelli già esistenti, al fine di giustificare un’azione, un comportamento, una dichiarazione o solamente per ripicca e rancore.

Siamo diventati dunque davvero delle brutte persone?

Dove latitano le istituzioni e cresce la sensazione di abbandono, accresce invece la rabbia e la disillusione, l’abuso di promesse che regolarmente vengono disattese, sfociano in malcontento che produce rabbia che sfocia in violenza, e se questa violenza non si può contenere, allora tutto il modello su cui è costruita la nostra socetà ha fallito, come pure l’ordine preposto ha fallito, come ha fallito tutta la classe dirigente che negli anni si è generata a se stessa, abusando sempre delle stesse persone con le stesse promesse.

L’essere umano ha più bisogno dell’approvazione degli altri che di quella che nutre per se stesso, da animale sociale che era un tempo, si sta trasformando in specie di “misantropo giustiziere solitario”, dove chi è diverso, o più semplicemente non rispecchia certi parametri, è un nemico che deve essere emarginato se non addirittura eliminato.

Internet e il WWW in particolare, hanno generato milioni di microcosmi dove ognuno vive in mondo plasmato a sua immagine e somiglianza, dove tutto è aleatorio, mutevole e troppo distante dalla realtà oggettiva che lo circonda.

Questo da certezza e coraggio, la certezza di non essere mai da soli e il coraggio di continuare a credere che la verità sia quella che ci si è creata attorno, fatta di tutto, vero o falso non importa, basta che ci la sicurezza di evssere nel giusto.

L’abuso di giustizia.

Eccoci arrivati alle dolenti note, siamo giunti al punto che dobbiamo farci giustizia? E se sì, sino a dove possiamo arrivare? È tutto lecito perché ciò che dovrebbe essere un diritto ora è diventato un abuso di dovere che nessuno attende? Fino a che punto ci sentiamo in diritto a spingerci?

Se è dunque ammesso denunciare i soprusi che si perpetuano nel silenzio accondiscendente della maggioranza silenziosa, sarà ugualmente lecito smascherare anche le piccole mancanze del nostro dirimpettaio? Molte persone si sentono in diritto di sostituirsi alla legge proprio perché deficitaria dove non dovrebbe esserlo e ciò porta all’abuso di giustizia.

Occhio però che troppa sete di giustizia porta alla cecità morale, al non riconoscere più ciò che è giusto o sbagliato, e allora ecco che ritorna la domanda che Pilato fece a Gesù senza ottenere risposta; “Quid est veritas”?

Pubblicato da Neox

Web advisor, scrittore, fotografo, pittore.

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