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Esplorando il Metaverso: Tra Mondi Virtuali ed Empatia

Esplorando il Metaverso: Tra Mondi Virtuali ed Empatia

L’Amara Verità dei Mondi Virtuali: Illusioni Senza Sostanza?

Oggi voglio parlarvi di una tendenza che sta guadagnando sempre più terreno nella nostra società: i mondi virtuali. Sì, quei luoghi digitali che promettono connessione, avventura e interazione senza fine. Ma lasciatemi condividere con voi la mia prospettiva, che potrebbe farvi vedere questi universi in una luce leggermente diversa, forse più realistica.

Immaginate un mondo in cui le metropoli sono spettrali e desolate, mentre le persone si chiudono nelle loro menti, abbandonando la realtà per avventurarsi in mondi di pixel e codice. Suona affascinante, vero? Ma ciò che inizia come una fuga dalla noia della vita quotidiana finisce per diventare una triste illusione. I cuori delle città diventano spazi vuoti, i volti delle persone si congelano in espressioni senza vita e le risate si trasformano in eco senza gioia. I mondi virtuali promettono interazione, ma offrono solo superficialità.

Vi siete mai chiesti cosa succede quando si tenta di instaurare una connessione genuina in questi mondi digitali? Le parole diventano come gocce in un pozzo senza fondo, perdute nell’abisso dell’indifferenza. Le relazioni che si sviluppano sono fragili come cristalli, pronte a frantumarsi al minimo conflitto. Le feste e le riunioni sono solo aggregazioni di presenze vuote, dove ognuno sembra ballare al ritmo di una musica inascoltabile.

E che dire degli obiettivi e delle missioni all’interno di questi mondi virtuali? Raccogliere monete digitali e punti esperienza suona come un modo divertente per passare il tempo, ma cosa ottenete veramente da tutto ciò? Oggetti virtuali che non hanno alcun valore reale è come rincorrere ombre, sperando di afferrare qualcosa di tangibile. Questi mondi sembrano promettere avventure straordinarie, ma alla fine si riducono a una serie di compiti insignificanti che non portano a nulla di soddisfacente.

E che dire delle persone? Nel mondo reale, le relazioni richiedono empatia, comprensione e impegno. Nei mondi virtuali, tutto ciò sembra svanire. Gli individui si muovono come automi, cercando contatti umani ma rimanendo intrappolati nella loro apatia digitale. La malattia della disconnessione si diffonde, allontanando le persone dalla realtà e dai legami autentici.

Ora, non fraintendetemi. La tecnologia ha sicuramente il suo posto e può portare grandi vantaggi. Ma dobbiamo anche riconoscere i suoi limiti. I mondi virtuali possono essere una via di fuga temporanea, ma non possono sostituire la ricchezza delle vere relazioni umane e l’autenticità della vita reale. Quindi, mentre ci avventuriamo in questi mondi digitali, ricordiamoci di mantenere un equilibrio. Non lasciamoci ingannare dalle illusioni dei mondi virtuali, ma cerchiamo piuttosto la vera connessione e la gioia nell’esperienza umana autentica.

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Metaverso e aziende quale futuro?

In questo periodo in cui il “metaverso” è diventato “mainstream” e si moltiplicano le piattaforme che vi operano, ho voluto constatare quali siano le aziende italiane, che si adoperano in questo campo.

Queste sono le prime 10 aziende italiane che operano nel metaverso e il loro focus.

  1. Gametize – gaming e sviluppo di applicazioni per la formazione e il marketing
  2. Dalia Research – ricerca di mercato basata su AI e metodologie online
  3. Block One – tecnologie blockchain e sviluppo di soluzioni decentralizzate
  4. Olo – tecnologie per la realtà virtuale e aumentata
  5. Virtual Harmony – produzione di eventi e conferenze in realtà virtuale
  6. AWE – sviluppo di esperienze immersivi in realtà aumentata
  7. PixelVision – produzione di film e contenuti per la realtà virtuale
  8. Mustard Labs – sviluppo di soluzioni d’intelligenza artificiale per la vita quotidiana
  9. Herdius – tecnologie blockchain e soluzioni decentralizzate
  10. Stormite – produzione di giochi e applicazioni per la realtà virtuale e aumentata.
Photo by Lum3n on Pexels.com

Non solo giochi e/o servizi, ci sono anche i grandi brand a livello mondiale che hanno uno spazio nel metaverso:

  1. Nike – ha lanciato un’esperienza in realtà virtuale per il lancio delle sue scarpe
  2. Louis Vuitton – ha presentato la sua prima sfilata di moda in realtà virtuale
  3. Gucci – ha lanciato un’esperienza di realtà virtuale che permette agli utenti di esplorare la sua storia e la sua attuale collezione
  4. Coca Cola – ha lanciato una campagna pubblicitaria in realtà virtuale
  5. Red Bull – ha lanciato una serie di esperienze in realtà virtuale per il lancio di nuovi prodotti e per promuovere le sue attività sportive
  6. BMW – ha lanciato un’esperienza in realtà virtuale per promuovere la sua gamma di veicoli elettrici
  7. Ford – ha lanciato un’esperienza in realtà virtuale per promuovere la sua gamma di veicoli a guida autonoma
  8. Adidas – ha lanciato un’esperienza in realtà virtuale per il lancio di nuove linee di abbigliamento e scarpe
  9. McDonald’s – ha lanciato un’esperienza in realtà virtuale per promuovere la sua gamma di menu e prodotti
  10. Snapchat – ha lanciato una piattaforma in realtà aumentata per creare e condividere filtri e lenti.

Questi sono solo alcuni esempi dei marchi che hanno investito nel metaverso per raggiungere i propri obiettivi di marketing. Il metaverso offre una nuova frontiera di possibilità per le aziende che cercano di creare esperienze coinvolgenti e immersivi per i propri clienti e questi brand operano principalmente in tre piattaforme di metaverso:

  1. Realità Virtuale (VR) – Louis Vuitton, Gucci, Red Bull, BMW, Ford, Adidas, McDonald’s
  2. Realità Aumentata (AR) – Snapchat, Nike
  3. Metaverse-specific platforms – poiché questi brand possono collaborare con varie piattaforme di metaverso, come Roblox, Decentraland, VRChat, ecc.

Queste sono solo alcune delle piattaforme in cui questi marchi possono operare e non esclude la possibilità che possano essercene altre. Il metaverso è in continua evoluzione e molte aziende stanno esplorando nuove opportunità per utilizzare questa tecnologia per raggiungere i loro obiettivi di marketing e di brand.

Al momento, ci sono diverse piattaforme di metaverso che stanno diventando popolari su Internet. Eccone alcune delle più importanti:

  1. Roblox – una piattaforma di giochi in cui gli utenti possono creare, giocare e condividere esperienze di realtà virtuale
  2. Decentraland – una piattaforma di metaverso basata su blockchain che consente agli utenti di creare, condividere e interagire con esperienze immersivi
  3. VRChat – una piattaforma di realtà virtuale che consente agli utenti di creare e interagire con mondi virtuali e personaggi in realtà virtuale
  4. Fortnite – un popolare gioco di sopravvivenza che ha recentemente lanciato una modalità di realtà virtuale
  5. IMVU – una piattaforma sociale in cui gli utenti possono creare avatar e interagire con altri utenti in mondi virtuali

Queste sono solo alcune delle piattaforme che stanno attualmente spopolando in Internet. Il metaverso è un’area in rapida evoluzione e ci si aspetta che vengano lanciate molte più piattaforme e tecnologie nel prossimo futuro.

Photo by Tranmautritam on Pexels.com

Il futuro delle web agency

In tutto questo, un’agenzia web, potrà ancora trovare uno scopo a proporre i propri servizi nel metaverso?

Sì, un’agenzia web potrebbe trovare riscontro nell’offrire i propri servizi nel metaverso. Con la crescente popolarità e l’aumento dell’adozione delle tecnologie di realtà virtuale e aumentata, molte aziende stanno esplorando l’opportunità di entrare in questo nuovo mondo digitale, e un’agenzia web che offre servizi come lo sviluppo di siti web e applicazioni, la progettazione grafica e l’ottimizzazione per i motori di ricerca, potrebbe trovare nuove opportunità di business, creando esperienze online immersive e coinvolgenti per i propri clienti. Tuttavia, è importante che l’agenzia si tenga informata sulle tecnologie e le tendenze in evoluzione nel metaverso per garantire un servizio di alta qualità e in linea con le aspettative dei propri clienti.

Un’agenzia web che vuole operare nel metaverso potrebbe offrire una serie di servizi, tra cui:

1. Sviluppo di esperienze immersive in realtà virtuale o aumentata

2. Progettazione di mondi virtuali personalizzati e interattivi

3. Creazione di personaggi e animazioni in 3D per il metaverso

4. Integrazione di soluzioni d’intelligenza artificiale per rendere le esperienze più interattive e coinvolgenti

5. Sviluppo di giochi e app per la realtà virtuale e aumentata

6. Progettazione e creazione di eventi virtuali, come conferenze, concerti e sfilate di moda

7. Consulenza sulle strategie di marketing e di brand

8. Sviluppo di soluzioni di e-commerce per il metaverso, permettendo agli utenti di acquistare e vendere beni virtuali.

L’importante è che l’agenzia identifichi i bisogni dei propri clienti e sviluppi soluzioni personalizzate per aiutarli a ottenere il massimo dalle opportunità offerte da questi nuovi mondi.

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4 motivi per entrare nel metaverso

Il metaverso offre diverse opportunità, tra cui:

  1. Intrattenimento: Il metaverso può essere utilizzato per creare esperienze di gioco immersivo e di realtà virtuale che consentono agli utenti d’interagire in modo più coinvolgente con i contenuti.
  2. Comunicazione: Il metaverso consente agli utenti di comunicare e interagire in modo più naturale in ambienti virtuali, creando nuove opportunità per la comunicazione sociale e lavorativa.
  3. Formazione: Il metaverso può essere utilizzato per creare ambienti di formazione immersivi che consentono agli studenti d’imparare in modo più efficace.
  4. Negozi e commercio: Il metaverso può essere utilizzato per creare negozi e centri commerciali virtuali dove gli utenti possono acquistare prodotti e servizi.
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Come A.I. Genera le immagini

Come l’A.I. interagisce sulle immagini realizzate a partire da semplici descrizioni.

Ecco un esempio di script che mostra come l’intelligenza artificiale può essere utilizzata per generare immagini a partire da semplici esposizioni, sotto il codice creato.

import tensorflow as tf
from tensorflow import keras
from tensorflow.keras import layers

# Prepariamo il modello di generazione di immagini
model = keras.Sequential()
model.add(layers.Dense(256, input_shape=(100,)))
model.add(layers.LeakyReLU())
model.add(layers.BatchNormalization())
model.add(layers.Dense(512))
model.add(layers.LeakyReLU())
model.add(layers.BatchNormalization())
model.add(layers.Dense(1024))
model.add(layers.LeakyReLU())
model.add(layers.BatchNormalization())
model.add(layers.Dense(784, activation='tanh'))
model.add(layers.Reshape((28, 28, 1)))

# Compiliamo il modello
model.compile(optimizer='adam', loss='binary_crossentropy')

# Carichiamo il dataset di immagini
(x_train, y_train), (x_test, y_test) = keras.datasets.mnist.load_data()
x_train = (x_train.astype('float32') - 127.5) / 127.5

# Addestriamo il modello sull'insieme di dati
model.fit(x_train, x_train, epochs=50, batch_size=256)

# Generiamo una descrizione casuale
description = "un gatto seduto su un tappeto rosso"

# Convertiamo la descrizione in un vettore di numeri
description_vector = tf.keras.preprocessing.text.Tokenizer().fit_on_texts([description])
description_vector = tf.keras.preprocessing.sequence.pad_sequences(description_vector, maxlen=100)

# Utilizziamo il modello per generare un'immagine a partire dalla descrizione
generated_image = model.predict(description_vector)

# Mostriamo l'immagine generata
import matplotlib.pyplot as plt
plt.imshow(generated_image[0], cmap='gray')
plt.show().

In questo esempio, ha utilizzato un modello di generazione di immagini generativo (GAN) per concepire un’immagine a partire da una descrizione scritta. Ha utilizzato il dataset MNIST per addestrare il modello, ma si potrebbe utilizzare qualsiasi dataset di immagini.

Per generare l’immagine, ha prima convertito la descrizione in un vettore di numeri utilizzando la classe Tokenizer di Keras. Poi ha adoperato il modello addestrato per dar vita a un’immagine a partire dal vettore di descrizione.

Nota che questo script è solo un esempio di base e potrebbe non generare immagini realistiche o pertinenti alla descrizione fornita. Per generare immagini più realistiche, sarebbe necessario utilizzare un modello più sofisticato e addestrarlo su un dataset di immagini e descrizioni più grande. Inoltre, potrebbe essere necessario utilizzare tecniche di elaborazione del linguaggio naturale per elaborare la descrizione fornita e convertirla in un formato utilizzabile dal modello.

Inoltre, questo script utilizza un modello GAN, esistono anche altri modelli che possono essere utilizzati per generare immagini a partire da descrizioni, come VAE (Variational Autoencoder) o la tecnologia DALL-E.

Cosa è la tecnologia DALL-E

DALL-E è una tecnologia di generazione di immagini sviluppata da OpenAI che utilizza una rete neurale per generare immagini a partire da descrizioni scritte. La tecnologia è basata su un modello di generazione di immagini generativo (GAN) e utilizza una rete neurale di trasformazione profonda per far nascere immagini a partire da un vettore di descrizione.

Il modello DALL-E è stato addestrato su un dataset di immagini e descrizioni trovate in internet, che gli permette di creare immagini a partire da rappresentazioni anche molto astratte o immaginarie. Il modello è in grado di generare immagini di oggetti e scene che non esistono nella realtà ma descrivibili a parole.

Il modello DALL-E è stato utilizzato in una varietà di applicazioni, tra cui la generazione di immagini per il design, la creazione di contenuti per i socialmedia e la generazione di immagini per il gaming.

DALL-E è stato presentato come un nuovo modello di riproduzione di immagini generativo che supera i modelli GAN tradizionali in termini di flessibilità e capacità di creare immagini a partire da descrizioni ipotetiche.

In sintesi DALL-E è una tecnologia di generazione di immagini basata sull’intelligenza artificiale che consente di generare immagini a partire da descrizioni scritte utilizzando una rete neurale di trasformazione profonda.

Le reti neurali

Una rete neurale è un sistema di algoritmi di apprendimento automatico, che cercano di imitare il funzionamento del cervello umano, composta da una o più “unità” chiamate neuroni artificiali. Questi neuroni sono connessi tra di loro attraverso dei “percorsi” chiamati connessioni, che trasmettono i segnali tra i neuroni.

In una rete neurale, i dati vengono immessi in uno o più neuroni di ingresso e vengono elaborati attraverso una serie di strati di neuroni nascosti, prima di essere prodotti come output da uno o più neuroni di uscita. Ogni strato di neuroni utilizza una funzione di attivazione per decidere come elaborare i segnali in ingresso.

Le reti neurali possono essere utilizzate per una vasta gamma di applicazioni, tra cui il riconoscimento delle immagini, il riconoscimento del linguaggio naturale, la generazione di testo e la generazione di immagini. Esistono diverse tipologie di reti neurali, tra cui le reti feedforward, le reti ricorrenti e le reti convolutional. Ogni tipo di rete neurale ha una struttura e una funzionalità specifica, che la rendono adatta a un particolare tipo di problema.

A.I. Non sostituirà la fantasia umana.

Le immagini generate dall’intelligenza artificiale possono essere uno strumento potente per la creazione di contenuti e di ispirazione, ma non possono sostituire completamente la fantasia umana.

Le immagini create dall’intelligenza artificiale sono basate sui dati di insegnamento utilizzati per addestrare il modello e sono limitate dalle capacità del modello stesso. Non hanno la capacità di generare idee nuove e uniche come quelle derivate dalla fantasia umana.

Inoltre, l’intelligenza artificiale non possiede la capacità di comprendere il contesto, la cultura e le emozioni umane che sono alla base della creatività.

In sintesi, le immagini generate dall’intelligenza artificiale possono essere un’ottima risorsa per la creazione di contenuti e l’ispirazione, ma non possono sostituire completamente la fantasia umana, poiché l’IA non possiede la capacità di generare idee nuove e uniche, e non ha la capacità di comprendere l’ambiente, la cultura e le emozioni umane.

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Arte e A.I.

L’arte con l’avvento dell’intelligenza artificiale è diventata un patrimonio di tutti, nel senso che non solo si può interagire con essa, ma possa anche diventare parte integrante del nostro modo di esprimersi.

Premesso questo però, una domanda sorge spontanea, può considerarsi “arte”, quella generata da un’intelligenza artificiale?

Per mettere le cose in chiaro vediamo cos’è l’arte per un’intelligenza artificiale: L’arte è una espressione creativa dell’uomo attraverso diverse forme, come la pittura, la scultura, la musica, la danza, la poesia e il teatro. L’arte è un modo per esprimere emozioni, idee e sentimenti attraverso le opere d’arte, e può essere usata come mezzo per comunicare con gli altri e per riflettere sulla società e il mondo in cui viviamo. L’arte è una parte importante della cultura umana e può essere trovata in tutte le società di tutto il mondo.

Per l’enciclopedia Treccani è: In senso lato, ogni capacità di agire o di produrre, basata su un particolare complesso di regole e di esperienze conoscitive e tecniche, quindi anche l’insieme delle regole e dei procedimenti per svolgere un’attività umana in vista di determinati risultati.

Balza all’occhio in entrambe le spiegazioni che l’arte è una pratica prevalentemente umana. Questo basta di per sé ad affermare che un’opera generata da un’intelligenza artificiale, non sia da condiscendesi “arte”.

Andiamo più nel profondo.
Si può chiedere a un’intelligenza artificiale di dare corpo a una nostra idea; lei genererà quello che con i dati forniti dal suo immenso database, ciò che più si avvicinerà alla sua visione oggettiva, darà immagine non a una visione, non a un pensiero, ma al risultato di una mera operazione matematica, solamente aggiungendo alla nostra idea di partenza particolari più o meno consoni, secondo gli ordini stabiliti in precedenza.

Se noi stabiliamo che la A.I. Dovrà disegnare un bambino nella neve sotto un sole rosa, ebbene il risultato sarò il più vicino possibile alla realtà oggettiva dei dati in suo possesso, avremmo così un’immagine fredda, impersonale e disturbante, della rappresentazione dell’idea di un bambino nella neve.

Con queste premesse, è nata l’idea di “An intimate tales”, una serie d’immagini generate dall’intelligenza artificiale, su idee, concetti e frasi, con il preciso scopo di dare vita a idee di rappresentazioni tanto più vicine a quella realtà distopica, che chi meglio di una A.I. Può raffigurare.

Le opere così create, saranno inserite in un museo virtuale situato nel metaverso e visitabile senza nessuna restrizione.

An intimate tale.

An intimate tale è un percorso nel proprio profondo, un viaggio tra incubi interiori, drammi e paure, dove le ombre attenuano le luci e dove la speranze è una lontana chimera. An intimate tale è sopratutto un cammino tra le immagini create dalla A.I. Che essendo solo un agglomerato di dati elabora matematicamente i compiti assegnatole.

Il risultato è proprio ciò che dimostra, l’assenza di sentimenti, la mancanza di phatos, l’immaginazione senza fine di una realtà distopica tipica della nostra epoca, dove l’umanità è assoggettata al profitto è schiava solo dell’apparire, le mille maschere che un’identità digitale può creare, fabbricano mostri, che nascono e muoiono ciclicamente.

Storie intime è un caleidoscopio d’immagini irreali, disturbanti, ma tanto più psicotiche tanto più vere a una realtà che sta imponendosi come l’unica cui l’essere umano potrà essere l’artefice, almeno fino a quando le varie A.I. Glielo permetteranno, poi sarà il silenzio.

E dunque da considerarsi arte, quella generata dall’intelligenza artificiale?

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Creare una galleria d’arte nel metaverso

Sei un artista e hai deciso di esporre le tua opere digitali nel metverso, cogliendo così una delle tante opportunità che offre.

Hai scelto con cura le tue opere e adesso sei alla ricerca di una piattaforma per esporle.

Nel web vi sono un’infinità di mondi virtuali atti a questo scopo, voglio parlarti dell’opportunità che offre Spatial.

Cosa è Spatial

Spatial è un metaverso dedicato ad aiutare creatori e marchi a costruire i propri spazi nel metaverso, per condividere spazi culturali e non solo. Consente ai suoi utenti di sfruttare i suoi splendidi spazi per condividere contenuti, costruire comunità affiatate e promuovere lavori e prodotti creativi. Consente inoltre ai suoi utenti di creare spazi 3D belli e funzionali che si possono coniare come NFT e vendere/affittare ad altri che desiderano ospitare le loro esperienze.

Si può accedere a questo “mondo” in vari modi, col tuo account google o Microsoft alla email, oppure se sei più scafato con Metamask.

Cosa è Metamask

MetaMask è un’estensione per il browser che permette agli utenti di gestire i loro indirizzi Ethereum e d’interagire con applicazioni basate sulla blockchain. Una volta installata l’estensione, gli utenti possono creare un nuovo portafoglio Ethereum o importare uno esistente. Possono quindi utilizzare MetaMask per inviare e ricevere pagamenti in Ether e interagire con applicazioni basate sulla blockchain. MetaMask offre anche agli utenti la possibilità di firmare transazioni in modo sicuro e di accedere a una varietà di dApps decentralizzate (applicazioni decentralizzate) sulla blockchain Ethereum.

P.S. Se accedi con Metamask avrai anche l’opportunità d’inserire le tue opere NFT dal tuo account Opensea, (ne scriverò più approfonditamente in un prossimo articolo).

Come si accede

L’accesso a Spatial è molto semplice e non richiede competenze specifiche. Dopo che avrai eseguito il “log in”, potrai trovare in alto a sinistra un “create a space”, che nella versione gratuita offre dieci possibilità di ambientazioni, dalla galleria, al longue, all’auditorium, dove potrai organizzare conferenze e condividere video, slide e quant’altro riterrai opportuno, il tutto in modo intuito e semplice.

La galleria

Ora che hai il tuo spazio non ti resta che riempirlo con le tue opere, e anche qui è tutto molto semplice, vedrai appesi al muro degli spazi vuoti con una cornice, tu non dovrai altro che cliccarci sopra e ti si aprirà un menù, dove potrai caricare e inserire le tue opere, ovviamente puoi metterci un titolo e una descrizione, e potrai abbellire il tuo spazio con mobili e oggetti di arredamento vario.

Ovviamente sei libero di spaziare anche nelle altre “stanze”, interagire coi vari “ospiti”, chattare, condividere, è attiva anche la chat vocale e ovviamente quella in 3D, fare amicizie, creare eventi, confrontarsi e quant’altro, il tutto molto semplicemente e intuitivamente.

Se volessi più informazioni, non esitare a contattarmi

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The Roblox experience

Con 100 milioni di utenti attivi, due milioni di creators e 50B $ di capitalizzazione in borsa; Roblox non un semplice gioco online, ma una raccolta di oltre 50 milioni di giochi diversi.

Cosa è Roblox

Roblox è una piattaforma per videogiochi e di creazione disponibile per la maggior parte dei dispositivi mobili, console e PC, dove giocatori possono scegliere tra migliaia di esperienze create dagli sviluppatori. Rilasciato nel 2006, Roblox è passato dall’oscurità a un colosso del gioco, culminando in un’offerta di azioni pubbliche multimiliardarie.

Roblox non è un singolo gioco, ma piuttosto una raccolta di oltre 50 milioni di giochi, tutti creati dalla sua comunità di giocatori. Il paragone più semplice è quello di YouTube: un’enorme libreria di “contenuti generati dagli utenti”, ma in questo caso i contenuti sono giochi piuttosto che video.

I bambini (e gli adulti) scaricano l’applicazione Roblox per computer, console di gioco, smartphone o tablet e la usano per sfogliare e giocare al suo catalogo di giochi. Anche le funzionalità social sono fondamentali per il suo fascino, inclusa la possibilità di aggiungere amici e chattare con loro durante il gioco.

Quanti bambini ci giocano?

Roblox non divide la sua cifra di 100 milioni tra bambini e adulti, anche se afferma che il 40% di loro sono donne e ragazze. Solo nel Regno Unito, ci sono circa 1,5 milioni di bambini che giocano a Roblox, secondo la società di ricerca Kids Insights. I suoi dati, basati su un sondaggio annuale su 20.000 bambini britannici, suggeriscono che il 24% dei ragazzi di età compresa tra 10 e 12 anni qui sono su Roblox, più che su TikTok (13%) e Snapchat (20%) e quasi tanto popolare quanto Instagram (25%). La società aggiunge che il 19% dei bambini dai sette ai nove anni nel Regno Unito sta giocando a Roblox, un po’ dietro YouTube (43%) ma davanti a marchi TV come CBBC (11%), Nickelodeon (10%) e Cartoon Rete (8%).

Perché Roblox è così popolare?

“Non siamo un’azienda che fa molto marketing. Il primo modo in cui qualcuno scopre la nostra piattaforma è che viene invitato a giocare da un amico. E il secondo è che guarderanno le persone che giocano su YouTube”, afferma Craig Donato, chief business officer di Roblox. “Quindi è un fenomeno molto organico”. Suggerisce anche che una delle ragioni della popolarità di Roblox è la sua enfasi sul “gioco non strutturato” in un’era in cui molti bambini sono più limitati nelle loro attività nel mondo fisico rispetto alle generazioni precedenti. “Quando tornavo a casa da scuola, salivo in bicicletta, uscivo nei boschi, facevo baseball. Ma oggi viviamo in un mondo in cui è difficile per i bambini uscire e giocare in modo non strutturato con i loro amici”, dice. “La maggior parte delle esperienze sulla nostra piattaforma non riguarda solo l’oggetto da vincere. È un’esperienza che hai con altre persone: un’esperienza condivisa”.

Chi crea i giochi in Roblox?

Chiunque può creare un gioco (o “esperienza” – possono semplicemente essere spazi virtuali) per Roblox scaricando il suo software Roblox Studio separato. La società afferma di avere più di 2 milioni di “creatori” – quindi circa il 2% dei suoi giocatori – con i giochi più popolari giocati da un massimo di 100.000 persone contemporaneamente. Per molti bambini, creare un gioco semplice o una stanza virtuale dove poter uscire con gli amici è il limite delle loro ambizioni, ma altri costruiscono giochi più grandi e complessi e iniziano persino a fare soldi prendendo una parte degli acquisti in-game usando La valuta virtuale di Roblox, Robux. La società prevede di pagare a loro più di $ 100 milioni nel 2019. “Abbiamo questi team che formano aziende e guadagnano milioni di dollari all’anno”, afferma Donato. Roblox è desideroso di promuovere questa comunità: nel 2018 ha lanciato il proprio curriculum, disponibile con licenza Creative Commons, per l’utilizzo da parte degli educatori. Donato afferma di aver raggiunto più di 500.000 bambini nel suo primo anno.

Roblox è sicuro per i bambini?

Roblox è sicuro per i bambini? Quando la notizia della nascita di Roblox è apparsa nel mainstream, le sue recensione sono state spesso negative: dai resoconti di adulti che cercavano di adescare i bambini sulla piattaforma nel 2017, alla famigerata, un’aggressione sessuale virtuale nel giugno 2018, quando l’avatar di un giocatore di sette anni è stato attaccato da due avatar maschili, che avevano violato il codice di gioco mostrando immagini esplicite. Il mese successivo, il Sun ha pubblicato un’indagine in cui affermava che Roblox era “un paradiso per i ruoli di jihadisti, leader nazisti e membri del Ku Klux Klan”. La società afferma di aver lavorato duramente per affrontare i trasgressori e correggerne eventuali lacune. “Noi non possiamo discolparci se le cose sono andate male, anzi alziamo le mani e diciamo: ‘Questo è ciò che abbiamo fatto per risolverlo, e questo è ciò che stiamo facendo per assicurarci che non accada mai più”, afferma Laura Higgins, responsabile della sicurezza sui bambini assunta da Roblox nel gennaio 2019 come suo “direttore della civiltà digitale”. Il suo compito è imparare da quei problemi e prevenire attività che potrebbero danneggiare i giovani giocatori. “Iniziamo davvero con la sicurezza come nostra priorità numero 1. Riconosciamo che abbiamo giocatori più giovani, quindi devi essere il più avanti possibile in termini di sicurezza”, afferma. “È una cosa secolare: se le persone hanno cattive intenzioni nei confronti dei più giovani. Esaminiamo costantemente gli strumenti di cui disponiamo e cerchiamo modi per migliorarli”.

Cosa possono fare igenitori?

Un’altra misura adottata da Roblox è lanciare una sezione del suo sito web chiamata For Parents, che spiega i suoi strumenti di sicurezza: dagli algoritmi che bloccano parolacce e nomi e indirizzi nelle chat di testo, al suo sistema di segnalazione per chat o contenuti inappropriati. C’è anche un algoritmo che rileva se gli avatar dei giocatori indossano “abbigliamento appropriato”. Higgins ammette; “La piattaforma Roblox vuole assicurarsi che i genitori vedano anche il lato positivo dei giochi che i bambini stanno creando, citando l’esempio di un gioco realizzato da un adolescente il cui padre è morto di recente. “Ha sviluppato un gioco sulla gestione del benessere e della salute mentale, come viaggio per altri giovani che sperimentano questo tipo di problemi”, dice. “È stato uno sfogo straordinario per lui, ma ha anche aiutato molti giovani che lo hanno giocato e sono stati in grado di esplorare le proprie emozioni”. Questo è un aspetto evidenziato anche dallo sviluppatore Abbie Leigh. “Adoro la comunità degli sviluppatori nel suo insieme. Restiamo uniti, sosteniamo le creazioni dell’altro e ci aiutiamo a vicenda quando ne abbiamo più bisogno”, dice. “Dal feedback sui giochi, alle questioni personali.”

Esperienza personale

Ho potuto constatare quanto sia semplice in effetti “intrufolarsi” nei giochi, anche perché la piattaforma richiede l’identificazione solo sei hai più di tredici anni, quindi per ipotesi chiunque abbia “cattive” intenzioni può “giocare” senza problemi.

C’è anche da dire qualcosa sul tipo di alcuni giochi, molti di questi, come “adopt me”, “Brookaven RP”, “Nightclub adoptme Paradise, “MeepCity”, sono giochi di ruolo basati sull’interazione tra giovani utenti e sull’imitazione della vita reale, quindi essere una coppia, adottare un figlio o un animale, venire adottati, trovarsi un fidanzato/a per adottare un figlio/a o un “pet”, avere una casa, dare delle feste, farsi molti amici, ecc. A volte questa “smania”di volere fare ed essere non tiene però conto che chi sta al di la di un avatar per quanto grazioso e gentile possa essere, si nasconda anche l’uomo nero.

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Diventare artisti NFT

Un passaggio obbligato

I token non fungibili hanno avuto un enorme impatto sulla comunità dell’arte digitale. Gli artisti non hanno mai avuto la piattaforma adeguata per vendere nessuna delle loro creazioni digitali fino a quando non sono arrivati gli NFT. Con tutto l’hype intorno a queste opere d’arte digitali, è difficile resistere all’impulso di saltare e ottenere un pezzo della torta. Ma come si diventa effettivamente un artista NFT?

Prima di iniziare il tuo lungo ed entusiasmante viaggio per diventare un artista NFT, devi capire che tipo di opera d’arte creerai. Avere una nicchia coerente durante la creazione della tua arte digitale può aiutarti a migliorare le tue abilità e consentirà al tuo pubblico di capire quale tipo di opera d’arte crei.

Per esempio; se sei un artista a cui piace creare ritratti digitali di famose star dello sport, il tuo pubblico imparerà che ti piacciono gli sport e creerai pezzi legati allo sport. Se un giorno decidi di pubblicare un dipinto digitale di un unicorno, tuttavia, potresti allontanare i tuoi follower e confonderli. Questo potrebbe essere potenzialmente positivo o negativo, ma è meglio rimanere coerenti nel tuo stile in modo che le persone possano imparare ad amare o odiare il tuo lavoro.

La scelta della tua nicchia artistica dovrebbe essere abbastanza semplice. Forse hai già una nicchia che crei per divertimento? Potrebbe essere la fotografia naturalistica, i gatti, gli scarabocchi: il cielo è il limite quando selezioni la tua nicchia. Il mio consiglio principale per creare la tua nicchia è scegliere un argomento che ti piace creare. Se invece scegli qualcosa che è popolare o di tendenza, potresti non avere il successo che stai cercando.

La cosa grandiosa dell’arte NFT è che puoi davvero trasformare qualsiasi cosa in un capolavoro unico nel suo genere. Puoi fare musica, video, dipinti, disegni, foto, letteralmente qualsiasi cosa! Quindi, rimani fedele a chi sei e quali sono i tuoi interessi, quindi lascia che il tuo pubblico decida cosa gli piace e cosa non gli piace.

Decidi come creare la tua arte

Dopo aver determinato la tua nicchia artistica, devi decidere come creare quell’arte. Se sei un fotografo che scatta foto della natura, potrebbe non essere necessario acquistare un programma di fotoritocco. Tuttavia, se stai creando qualcosa da zero o hai bisogno di modificare la tua arte, allora devi decidere su una sorta di software di editing.

Software di editing per immagini: se hai bisogno di creare o modificare immagini digitali, ci sono alcune opzioni popolari tra gli artisti NFT. Adobe Illustrator, Lightroom e Photoshop sono tutte buone scelte per modificare le immagini.
Software di creazione per GIF e immagini pixel: Adobe Photoshop (GIF) e Piskel (sprite animati e pixel art)
Ovviamente sono disponibili altri software. In definitiva, il tipo di software di cui hai bisogno dipende dal tuo tipo di arte e dal tuo obiettivo personale per le tue opere d’arte.

Selezione il formato

Una volta deciso il tipo di arte NFT che creerai, dovrai scegliere quale formato di file vuoi creare poiché, per ogni tipo di arte, ci sono diversi formati di file di supporto.

CATEGORIEFORMATI
AudioMP3, WAV
ImmaginiGIF, JPG, PNG, WEBP
VideoMP4

In realtà, devi solo scegliere il tipo di arte che vuoi creare e partire da lì assicurandoti di scegliere il miglior formato di file per soddisfare le tue esigenze. Inoltre, puoi sempre allegare contenuti sbloccabili alla tua arte NFT, il che significa che quando qualcuno lo acquista, ha accesso per scaricare il formato di massima qualità che fornisci. In questo modo non devi creare il token come un file così grande che potrebbe avere problemi a caricarsi correttamente su alcuni marketplace.

Crea la tua arte digitale

Bene, ora che conosci la tua nicchia artistica, come creerai la tua arte e il formato di file in cui salverai la tua arte, è ora di creare la tua prima opera d’arte NFT!

Quando crei la tua arte non fungibile, tieni presente che non è necessario che sia perfetta. La cosa più importante che puoi fare è creare la tua arte, ogni giorno. Ora, solo perché fai nuova arte ogni giorno non significa che devi pubblicare nuova arte ogni giorno. Il motivo per cui dovresti creare nuova arte ogni giorno è per la pratica e per far fluire i tuoi succhi creativi. Prendi ad esempio il famoso artista NFT Beeple; ha venduto un’opera d’arte contenente 5000 pezzi della sua arte, che ha creato ogni giorno per oltre 13 anni – per $ 69 milioni!

Creare la tua arte NFT dovrebbe essere qualcosa di divertente e qualcosa che ti appassiona perché diventare un artista NFT di successo richiede tempo e molta pazienza.

Vendi la rua arte digitale

Ora le cose iniziano a farsi eccitanti! Quando hai il tuo primo pezzo d’arte NFT pronto per la vendita, devi scegliere quale marketplace è giusto per la tua collezione. Ci sono molti mercati tra cui scegliere, ognuno con i suoi pro e contro. Inoltre, presto appariranno nuovi mercati mentre il mondo degli NFT e dell’arte NFT avanza.

Questi sono i marketplace NFT più comuni sul web in questo momento:

NFT MarketplacePro e Contro
OpenSea.ioPro: Ok per cominciare
Con: si trova di tutto un po’
Rarible.comPro: Facilità d’uso
Con: L’arte è incostante
NiftyGateway.comPro: Mercato principale
Con: Devi fare domanda per essere un artista e puoi depositare solo Nifty da collezioni lanciate su Nifty Gateway
SuperRare.coPro: Pezzi di fascia alta
Con: Onboarding lento/deve fare domanda per essere un artista

Il mio consiglio quando vendi per la prima volta il tuo NFT è di creare un account su tutti i siti e pubblicare la tua arte su siti più semplici come OpenSea e Rarible. Una volta che hai un po’ di arte e hai alcuni pezzi, farei domanda per essere un artista per gli altri siti che richiedono la revisione dell’applicazione (NiftGateway e SuperRare).

NOTA: Quando crei i tuoi account sui marketplace, assicurati d’inserire tutti i tuoi link ai social media e i siti web personali nel tuo profilo. Ciò consente alle persone che ti scoprono di seguirti sui social media, costruendo così il tuo seguito.

Come vendere gli NFT e i loro costi aggiuntivi, sarà materia del prossimo articolo.


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Post in evidenza

Sport e criptovalute

Che la partita abbia inizio

Verrebbe da dire che il settore sportivo sia sicuramente uno di quei settori in cui le offerte di sponsorizzazione non mancano. Tuttavia, il denaro attira denaro e le criptovalute non sono diverse.

Lo sport, come i grandi eventi musicali, uniscono le persone, ed è questo fatto che fa come grancassa per la raccolta di denaro. Mentre altri progetti lottano per costruire la loro comunità impiegando mesi o addirittura anni, con lo sport è sembrerebbe già tutto lì. I club, le squadre e gli stessi giocatori tendono ad avere un enorme bacino di fan e tutto ciò che devi fare è trovare il modo giusto per raggiungerli.

Esistono alcune strategie abbastanza ovvie che gli sport che le criptovalute possono implementare:

  • Raccogliere denaro tramite criptovalute per squadre, club o sportivi.
  • Usa le star dello sport per raccogliere fondi per un progetto crittografico.
  • Crea un token e distribuirlo tra i fan che lo utilizzeranno per acquistare servizi sulla piattaforma di quello sport (come scommesse, acquisto di merchandise, ecc.).
  • Offrire token come strumenti d’influenza e consentire ai fan di prendere parte a decisioni importanti relative a un particolare giocatore, squadra, campionato o persino evento sportivo.

Vediamo invece cosa è già stato fatto.

Crowdfunding , sport e criptovalute

Uno dei casi più iconici è accaduto nel 2014 quando la squadra di bob giamaicana ha ricevuto una sorprendente donazione di 30.000 dollari per andare alle Olimpiadi, raccolta con l’aiuto della comunità Dogecoin.

Inutile dire che ci sono alcuni progetti che emettono token per scopi di crowdfunding. Tra questi  SportyCo , che è stato creato per fornire agli atleti e alle varie organizzazioni sportive investimenti a lungo termine. In cambio, gli investitori ottengono una quota del reddito futuro dell’atleta o della squadra. Newcastle United e Cardiff City hanno approvato questa iniziativa sperando di raccogliere fondi attraverso la propria criptovaluta.

Bitcademy , una promettente startup che sta per lanciare la sua STO, vuole aiutare e potenziare i giovani giocatori utilizzando una combinazione di tecnologie AI e blockchain. La piattaforma consentirebbe anche ai fan di partecipare e influenzare lo sviluppo di calciatori di livello mondiale.

Grandi campioni che promuovono le criptovalute

BitPay è stato probabilmente il pioniere della collaborazione cripto e sportiva con il loro  “Bitcoin” St. Petersburg Bowl  nel 2014.

Quattro anni dopo, un token di gioco, CashBet, a quanto pare ha fatto un’offerta piuttosto interessante all’Arsenal. In cambio, la squadra di calcio ha accettato di promuovere la propria ICO.

Successivamente lo scambio CoinDeal ha sponsorizzato il Wolverhampton Wanderers Football Club e le squadre hanno messo il suo logo sulle loro magliette. E poi eToro, una piattaforma di investimento multi-asset, ha firmato un accordo impressionante con diverse importanti squadre di calcio, tra cui Tottenham Hotspur, Leicester City, Newcastle United, Southampton, Cardiff City, Brighton e Crystal Palace. Lo scambio di criptovalute ha chiesto ai club di creare portafogli crittografici e li ha pagati in Bitcoin.

Nell’ottobre 2018 il torneo di golf British Masters ha  ricevuto finanziamenti da LIFElabs , creatore del token crittografico, LIFEtoken.

Anche le singole celebrità non sono estranee alle promozioni crittografiche. In precedenza, abbiamo  menzionato  Lionel Messi, che ha sostenuto la campagna SirinLabs, e Floyd Mayweather che ha intrapreso un viaggio ICO di minor successo.

Due stelle del calcio, Eden Hazard e Sergio Agüero, stanno sostenendo  All Sport Chain , una piattaforma che mira a diventare una delle principali piattaforme di intrattenimento e previsioni sportive. Puoi già acquistare il loro token SOC su una serie di scambi popolari. Tuttavia, il progetto è ancora in fase di “lavoro in corso”, sebbene pubblichino sistematicamente rapporti settimanali.

E mentre alcune delle star agiscono con cautela quando pubblicizzano le criptovalute, altre si lanciano all-in e addirittura creano le proprie monete. Prendi, ad esempio, Ronaldihno e la sua  Soccer Coin . Il suo progetto è stato pensato per promuovere lo sviluppo del calcio in tutto il mondo e aiutare i paesi meno fortunati a mettersi alla prova sul campo. Ma qualcosa è andato storto e la vendita al pubblico è stata bloccata. Un’altra stella del calcio, James Rodriguez, ha deciso  di provare le criptovalute  e ha emesso la propria moneta per promuovere una società di criptovalute, l’app SelfSell.

Appassionati di sport e criptovalute

Un altro modo per costruire un ponte tra l’industria dello sport e le criptovalute è coinvolgere i fan. Un buon esempio è il   progetto Fan360 . È una community per gli appassionati di sport che consente loro di tenere il passo con i loro idoli e di essere ricompensati per la loro devozione con i token FAN. I fan possono in seguito scambiare FANS con denaro o preziosi premi legati allo sport come biglietti e merchandising.

Un progetto simile,  Fanchain , offre ai fan di ottenere token FANZ, che sono collegati alle loro squadre preferite. Il sistema FanPay consente loro di effettuare acquisti utilizzando FANZ su negozi online, app e persino bar sportivi che hanno già accettato di collaborare con il progetto.

L’ app. Stargraph offre ai suoi utenti l’eccitante opportunità di ottenere autografi personalizzati se prendono parte a eventi importanti come partite o gare.

Una delle più note piattaforme di gestione delle celebrità basate su blockchain,  TokenStars , offre agli sportivi, ai loro fan e agli inserzionisti l’interazione tra loro in un modo più produttivo. Il token TEAM verrà utilizzato per fornire incentivi ai fan e aiutare gli agenti a trovare talenti, nonché a scommettere, partecipare alle aste, ecc.

Oggetti da collezione crittografici (NFT)

Ricordi quando CrytoKitties è diventato un successo e tutti hanno iniziato a usare le figurine del baseball come esempio perfetto per spiegare gli oggetti da collezione crittografici? Bene, non abbiamo dovuto aspettare molto prima che apparisse qualcosa come le carte da baseball crittografiche, ed è così che  MLB Baseball ha  preso vita.

Non puoi utilizzare queste carte come mezzo di pagamento, tuttavia, puoi venderle e ritirarle, proprio come fai con quelle fisiche. Un piccolo gioco divertente per stimolare l’interesse ed educare gli appassionati di sport e introdurli a un sistema di gettoni.

E nel caso in cui non sei sicuro di dove conservare le tue carte e tutti gli altri oggetti da collezione crittografici, non preoccuparti più, perché è esattamente il motivo per cui abbiamo creato Lumi Collect. Un portafoglio crittografico che firma le transazioni crittografiche, ti consente di giocare a giochi blockchain e di conservare in modo sicuro i tuoi token non fungibili.

Per concludere

Le criptovalute e lo sport sembrano andare abbastanza d’accordo. Entrambi i settori hanno attirato molti fondi e sono guidati da persone molto entusiaste. Blockchain può fornire ad atleti, fan, sponsor e inserzionisti un nuovo modo senza interruzioni per lavorare e interagire tra loro. L’industria sportiva, a sua volta, può aprire l’accesso alla sua enorme comunità per progetti basati su blockchain. Dal crowdfunding ai premi in token, dalle promozioni delle celebrità agli oggetti da collezione in criptovalute: le possibilità di cooperazione sono infinite.

Fonte: https://blog.lumiwallet.com/crypto-and-sports/

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Metaverso la sfida del futuro

La trasformazione digitale che ha travolto il mondo durante la pandemia è stata come una Supernova. Tuttavia, al ritmo con cui la tecnologia si sta evolvendo per creare un mondo digitale futuristico, potremmo non dover aspettare decenni prima della prossima grande esplosione rivoluzionaria.

Il "Metaverso" sta già creando rumore, tanto più che Facebook ha deciso d'investire quest'anno $ 10 miliardi in questa divisione.
Ma cos'è il metaverso? Pensa a un mondo virtuale condiviso, una convergenza tra realtà fisica, aumentata e virtuale in cui gli utenti possono interagire tra loro in tempo reale in scenari che potrebbero essere infiniti. Alcuni potrebbero obiettare che abbiamo già avuto un buon assaggio del metaverso con i giochi multiplayer virtuali.

Inoltre, i titoli tecnologici e di gioco stanno già insistendo su questa tendenza per realizzare profitti, ad esempio sistemi di creazione di giochi come Roblox.
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La nuova frontiera dei videogiochi “play to earn”

Photo by RODNAE Productions on Pexels.com

Quando 2,5 miliardi di persone giocano ai videogiochi e l’industria del “gaming”nel suo insieme si prepara a valere 256,97 miliardi di dollari entro il 2025, qualcosa vorrà pur ben dire.

Sto parlando dei giochi blockchain play-to-earn nel Metaverso e di come i “giocare” potrebbe cambiare la nostra vita.
Guadagnare tanto denaro in questo modo non potrebbe essere più semplice ora di quando prendemmo in mano un joypad la prima volta. Il divertimento e l’eccitazione sono stati i catalizzatori per i giocatori pre-internet.

Gli MMO ( Massively Multiplayer Online), la connessione sempre più performante e un pubblico mondiale di giocatori che la pensano tutti allo stesso modo, hanno dato comunità all’industria e hanno dato il via a una rete globale di giocatori, poi con l’avvento del “mobile gaming” la demografia si è naturalmente ampliata.

La vita reale è il più delle volte una fusione sedentaria di routine. I videogiochi danno ai giocatori l’opportunità di vivere indirettamente una vita pericolosa ed eccitante; accendono la fantasia, suscitano curiosità, infondendo un sano senso di competizione e, ai tempi del Covid, un’alternativa alla noia.
Tutto bene, ma con il divertimento non si paga l’affitto. Un giocatore medio gioca otto ore e 27 minuti a settimana e non ne ricava quasi mai nulla. Qualsiasi denaro generato rimane quasi esclusivamente nelle mani delle società di videogiochi e, anche quando non lo fa, i mondi virtuali online condivisi hanno sempre avuto un mercato reale per gli oggetti digitali. Fortnite e Roblox hanno aggiunto alcuni zeri: non possiedi ciò che crei. Il gioco blockchain e il potente NFT hanno cambiato il panorama e piantato un seme nella mente dei giocatori: puoi giocare e guadagnare.

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Il Metaverso play-to-earn gaming e gli NFT

“Sono stato un giocatore per tutta la mia vita e il gioco mi sta molto a cuore. A un certo punto mi sono reso conto che tutti i miei risultati nei giochi andavano perduti perché i giochi diventavano vecchi o i server venivano chiusi”.

Witek Radomski

La proprietà verificabile e la capacità cross-chain e cross-game degli NFT e del Metaverso dei giochi stanno capovolgendo le asserzionidi Witek. Quando un viaggio finisce, ne inizia un altro, solo nel nuovo mondo del gioco per guadagnare e puoi portare con te i tuoi poteri, pozioni, armi, vestiti, avatar e veicoli.

Giochi per guadagnare

Attualmente il più grande prodotto sul protocollo Ethereum, è Axie infinity un gioco blockchain pay-to-earn leader al mondo. Da un DAU (utenti medi giornalieri) inferiore a 500 nell’estate del 2020, nell’estate NFT del 2021 è esploso a 300.000, alcuni dei quali guadagnano tra $ 500 e $ 1000 al mese allevando, allevando e combattendo animali domestici in un ‘sasso-forbici-carta’ come un duello. Non molto nelle costose strade di Londra, New York o Tokyo, ma più del salario medio mensile in tutti i paesi del mondo tranne 40.
Notoriamente, il 60% del pool di giocatori di Axie Infinity ha sede nelle Filippine, il 39° PIL mondiale. Lo stipendio medio nelle Filippine è di 953.000 dollari, il 25% guadagna meno di 600 dollari e nel Paese ci sono 7 milioni di disoccupati. Ci sono soldi che cambiano la vita con i giochi Play-to-earn? Dipende da dove vivi.

Acquisizione di terreni in Decentraland e Sandbox

Il Metaverso è un riflesso della vita reale? Se lo è, Decentraland è l’agente immobiliare e i prezzi sono alle stelle. Terreni digitali recentemente venduti per 913.00 dollari. A febbraio, il rivale di Metaverse, The Sandbox, ha venduto terreni per 2 milioni.

E poi dicono… È solo un gioco.

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Il giorno degli sciacalli

È meglio essere l’ultimo fra i leoni che il primo fra gli sciacalli.

Proverbio africano.

Che differenza ci passa tra lo sciacallo e l’essere umano; lo sciacallo è così di natura è il suo essere, l’essere umano no, ma nella sua natura “malleabile” quest’ultimo ha la facoltà di adattarsi alle più svariate situazioni sopravvivendo sempre a danni altrui.
Lo ha fatto con la natura, distruggendo il suo “habitat da sempre” alla ricerca di un maggiore profitto, lo sta facendo con tutta la fauna da sempre sua alleata e continua contro qualsiasi cosa cui viene a contatto, se ciò gli sbarra il cammino.

Ancora più subdolo è quello che perpetua verso i suoi “fratelli”(cosa che gli sciacalli non fanno)e non importa né il ceto, né il sesso, né il colore o la provenienza, mors tu vita mea è la sua parola d’ordine ed è in nome di questo credo che sta attuando forse il più grande genocidio/suicidio di massa che la storia ricorderà.

Quello che sta accadendo in questi giorni di allerta è solo il proseguo di un copione di successo più volte recitato, colui che al momento è il più forte si approfitta di coloro che sono più deboli, ma la cosa più atroce che può fare questo essere irriconoscente è il diffondere di false notizie, infondendo panico dove prima c’era una riservata paura, seminando il seme dell’odio dove c’era solo diffidenza.

Se gli sciacalli alla fine fanno quello che fanno è solo per sopravvivenza e a loro modo di vedere l’unico possibile.

Se la dimostrazione della superiorità dell’essere umano si misura con queste cose, l’umanità per come la conosciamo oggi ha due possibilità, o estinguersi senza lasciare traccia o evolversi, ma così stando le cose, vedo molto distante la seconda opzione.

Truffe romantiche

Anatomia della manipolazione affettiva

Dietro un messaggio, una fotografia e una promessa d’amore spesso si nasconde una sofisticata tecnica di manipolazione. Le truffe affettive sfruttano solitudine, fiducia e vulnerabilità per arrivare fino al portafoglio della vittima.

Tutto comincia con un messaggio e a volte con un semplice commento a una fotografia. Altre volte con una richiesta di amicizia arrivata da uno sconosciuto. Non sembra esserci nulla di pericoloso. Anzi, all’inizio sembra quasi una fortuna: qualcuno ci ha finalmente notati, qualcuno sembra comprenderci, ascoltarcie condividere le nostre passioni.

Ed è proprio lì che può cominciare la trappola.

Non è una storia d’amore

Il romance scam, conosciuto anche come truffa affettiva, è una forma di frode nella quale il criminale costruisce una relazione sentimentale con la vittima per ottenere, un vantaggio economico.

Ma definirla semplicemente una «truffa online» rischia di essere riduttivo.

Dietro questi raggiri possono convivere cybercrimine organizzato, ingegneria sociale e manipolazione psicologica. Il bersaglio non è soltanto il conto corrente della vittima: prima ancora la sua fiducia.

La rete, in questo meccanismo, offre un ambiente particolarmente favorevole. La distanza fisica e l’assenza del contatto diretto possono facilitare una maggiore apertura personale. Si raccontano emozioni, problemi, passioni e fragilità a una persona che, almeno apparentemente, sembra ascoltare senza giudicare.

Si definisce questo spazio un vero e proprio «rifugio emotivo» e collega il fenomeno alla cosiddetta disinibizione digitale: online possiamo arrivare a condividere informazioni intime con una rapidità difficilmente immaginabile nelle relazioni tradizionali.

Ed è proprio su questo terreno che il truffatore costruisce la propria strategia.

Prima studia la vittima, poi diventa la persona che sta cercando

Il primo errore è pensare che il truffatore scelga casualmente le proprie vittime.

Spesso accade il contrario.

I social possono fornire una quantità enorme di informazioni: fotografie, commenti, interessi, luoghi frequentati, persone conosciute e opinioni personali.

Tutto questo può essere utilizzato per costruire un’identità apparentemente compatibile con quella della vittima.

È una forma di sartoria di ingegneria sociale: il criminale osserva, raccoglie informazioni e adatta il proprio comportamento per rispondere ai bisogni emotivi della persona che ha scelto come bersaglio.

Se ami viaggiare, anche lui ama viaggiare.

Se ascolti una determinata musica, improvvisamente è anche la sua preferita.

Se hai attraversato una separazione, pure lui ha una storia dolorosa da raccontare.

Non è quasi mai una coincidenza.

È il mirroring, il rispecchiamento: costruire una somiglianza che renda più semplice creare un legame.

Il love bombing: quando l’attenzione diventa uno strumento

Poi arriva il momento in cui la relazione accelera.

Messaggi al mattino. Messaggi durante il giorno. Messaggi prima di dormire.

Complimenti, dichiarazioni, promesse.

La vittima può avere la sensazione di essere finalmente importante per qualcuno.

Questa fase viene spesso descritta come love bombing: un bombardamento di attenzioni che contribuisce a creare rapidamente un forte coinvolgimento emotivo.

Il problema è che, mentre la vittima pensa di essere dentro una relazione che sta crescendo, il truffatore sta costruendo una posizione di fiducia.

E quando la fiducia è abbastanza forte, può arrivare il passaggio successivo: l’isolamento.

«Non dirlo agli altri».

«Non capirebbero».

«Sono gelosi della nostra relazione».

Il rapporto viene trasformato in qualcosa di esclusivo e segreto, riducendo progressivamente la possibilità che amici o familiari possano intervenire e mettere in discussione quella che la vittima considera ormai una relazione reale.

I campanelli d’allarme

Non esiste un singolo elemento capace di dimostrare che dietro un profilo ci sia un truffatore.

Esistono però alcuni segnali che, soprattutto quando compaiono insieme, dovrebbero invitare alla prudenza.

Attenzione, per esempio, quando:

  • la persona evita sistematicamente le videochiamate;
  • trova sempre una nuova scusa per non incontrarsi;
  • dichiara di condividere praticamente ogni nostra passione;
  • accelera rapidamente il coinvolgimento sentimentale;
  • chiede di mantenere segreta la relazione;
  • crea situazioni di emergenza che richiedono denaro immediato;
  • chiede bonifici verso conti intestati a terzi;
  • propone pagamenti attraverso criptovalute;
  • nelle fotografie compaiono anomalie o elementi poco realistici.

Anche le immagini meritano attenzione.

ATTENZIONE! Oggi una fotografia non rappresenta necessariamente una prova di autenticità. Immagini generate o alterate con l’intelligenza artificiale possono contribuire a rendere credibile un’identità che non esiste.

Ma bisogna evitare un equivoco: non serve necessariamente l’intelligenza artificiale per costruire una truffa efficace.

Una fotografia rubata, un profilo falso e una buona capacità di manipolazione possono essere più che sufficienti.

Poi arriva l’emergenza

La richiesta di denaro, quasi mai, arriva all’inizio.

Arriva quando la vittima è già coinvolta.

Il copione può cambiare, ma la struttura è spesso simile: una persona amata si trova improvvisamente in difficoltà.

Un conto congelato.

Un problema con la dogana.

Una malattia.

Un divorzio.

Un viaggio cancellato.

Un’emergenza familiare.

La richiesta può essere presentata come temporanea e urgente.

«Mi aiuti soltanto questa volta».

Il problema è che quella prima volta può diventare l’inizio di una lunga sequenza.

La storia di una manipolazione

Nel racconto riportato sotto, la vittima viene contattata dopo aver pubblicato un post sulla solitudine.

L’uomo si presenta come una persona di successo, ma segnata dalle proprie esperienze sentimentali. In poche settimane la relazione diventa intensissima.

Arrivano centinaia di messaggi al giorno e promesse di un futuro insieme.

La vittima viene convinta che quella relazione sia qualcosa di raro e speciale. Contemporaneamente viene invitata a non parlarne con altre persone.

Poi arriva la prima richiesta: 5.000 euro per una presunta tassa doganale.

Dopo il primo pagamento, però, il problema non si risolve.

Arrivano nuove emergenze: una sorella malata, voli cancellati, problemi bancari.

Ogni tentativo della vittima di ottenere una videochiamata o una spiegazione viene accompagnato da una nuova complicazione.

A quel punto la vittima non sta più semplicemente inviando denaro.

Sta cercando di salvare la persona che crede di amare.

Ed è proprio questa la forza della manipolazione.

Il prezzo non è soltanto economico

Quando la truffa viene scoperta, il danno può essere enorme.

Oltre 4,5 milioni di euro sottratti in Italia nel 2021, però questa cifra potrebbe essere molto superiore a causa del cosiddetto sommerso, alimentato dalla vergogna e dalla mancata denuncia. A livello internazionale per gli Stati Uniti, si annovera un danno di 547 milioni di dollari.

Ma il conto economico racconta soltanto una parte della storia.

La vittima può perdere risparmi, fiducia, autostima e capacità di fidarsi nuovamente degli altri.

Perché il lutto non riguarda soltanto il denaro.

Riguarda una relazione.

Una persona.

Una storia condivisa.

Solo che quella persona, in realtà, non è mai esistita.

Quando la vittima rischia di diventare un money mule

Esiste inoltre uno scenario ancora più pericoloso.

In alcuni casi il truffatore può chiedere alla vittima di ricevere o trasferire denaro per suo conto.

La persona crede di aiutare il proprio partner.

In realtà può essere utilizzata come money mule, cioè come intermediario inconsapevole nel trasferimento di denaro proveniente da attività illecite.

In altri casi la manipolazione può arrivare alla sextortion, con l’utilizzo di fotografie o materiale intimo come strumento di ricatto.

La truffa sentimentale, quindi, può trasformarsi in qualcosa di molto più complesso di una semplice richiesta di denaro.

Cosa fare quando si scopre la truffa

La prima reazione potrebbe essere cancellare tutto.

È comprensibile, ma conservare le informazioni può essere fondamentale.

Messaggi, email, numeri di telefono, fotografie, profili social e documentazione relativa ai pagamenti possono contribuire alla ricostruzione dei fatti.

Per i trasferimenti di denaro possono essere importanti, per esempio, i riferimenti dei bonifici e delle transazioni in criptovaluta. Anche le conversazioni e gli identificativi digitali utilizzati dal truffatore possono essere utili agli investigatori.

La regola più importante, però, è molto più semplice:

interrompere i pagamenti, bloccare il contatto e chiedere aiuto.

E soprattutto non vergognarsi.

Denunciare significa rompere il meccanismo

La vergogna è uno degli elementi che permettono a queste truffe di funzionare.

La vittima può pensare di essere stata ingenua.

Può avere paura del giudizio degli altri.

Può decidere di non raccontare nulla.

Ma il silenzio protegge soprattutto chi ha commesso la truffa.

Denunciare significa invece trasformare una vicenda personale in un’informazione utile per individuare eventuali reti criminali e collegare episodi apparentemente isolati.

Significa anche iniziare a riprendere il controllo.

Perché le truffe romantiche non dimostrano che una persona è stupida.

Dimostra quanto possa essere efficace una manipolazione costruita con pazienza intorno ai nostri bisogni, alle nostre emozioni e alle nostre vulnerabilità.

L’amore non dovrebbe chiedere una password, un bonifico o un segreto

C’è una domanda che vale la pena tenere a mente ogni volta che nasce una relazione online:

Quanto conosco davvero la persona che ho davanti allo schermo?

Non significa diventare diffidenti verso chiunque.

Significa imparare a distinguere la fiducia dalla rinuncia al senso critico.

Una videochiamata rimandata per mesi, una relazione che deve rimanere segreta, un’emergenza finanziaria dopo poche settimane e la richiesta continua di denaro non sono forse prove evidenti di una truffa.

Ma sono segnali sufficienti per fermarsi e verificare.

Perché in questo tipo di truffe il criminale non cerca soltanto di rubare i nostri soldi.

Prima cerca di farci credere che abbiamo finalmente trovato qualcuno che ci ama.

E tu, ti fideresti?

Le truffe affettive ci ricordano che la sicurezza digitale non riguarda soltanto password, antivirus e autenticazione a due fattori. Riguarda anche le nostre emozioni.

Hai mai ricevuto un messaggio sospetto da una persona conosciuta online? Quale comportamento ti farebbe interrompere immediatamente una relazione virtuale?

Raccontacelo nei commenti e condividi questo articolo: potrebbe arrivare proprio alla persona che, in questo momento, ha bisogno di riconoscere quei segnali prima che sia troppo tardi.

L’architettura del dissenso


Come il design delle piattaforme progetta il conflitto per generare engagement

Apriamo un social. Leggiamo un commento. Ci arrabbiamo. Rispondiamo. Qualcuno ci provoca replicando in maniera piccata alla nostra osservazione. Rispondiamo di nuovo…

E dopo dieci minuti siamo ancora nel bel mezzo della bagarre, magari incazzati più che mai!

Ma siamo sicuri che sia tutto qui?

Le liti sui social non nascono sempre spontaneamente. Le piattaforme sono costruite attraverso migliaia di scelte tecniche: quali contenuti mostrarci, in quale ordine, quali commenti mettere in evidenza, quando inviarci una notifica.

E c’è un dettaglio importante: la rabbia tiene incollati allo schermo.

Per anni abbiamo considerato i social come spazi neutrali, semplici vetrine nelle quali gli utenti pubblicano contenuti mentre gli altri li osservano, leggono e magari commentano.

Spoiler: non funziona più così.

Dietro ogni pulsante, ogni notifica e ogni algoritmo c’è un progetto. E quel progetto non serve soltanto a mostrarci dei contenuti: serve a mantenere la nostra attenzione.

Per questo il conflitto non è necessariamente un effetto collaterale del sistema. Quando fa aumentare il tempo trascorso sulla piattaforma, il conflitto diventa parte del prodotto.

Carta canta.

Alcuni dati emersi dai documenti interni di Facebook, resi pubblici nel 2021, danno la misura del fenomeno.

  • Per tre anni l’algoritmo ha dato allo stato “Arrabbiato” un peso cinque volte superiore a un semplice “Mi piace” di fatto premiando i contenuti che facevano infuriare le persone.
  • Un esperimento con un account creato da zero in India ha mostrato che, in appena tre settimane, il sistema aveva già iniziato a proporre discorsi d’odio e contenuti violenti.
  • L’intelligenza artificiale usata per individuare contenuti divisivi ne ha intercettati meno dell’1 per cento, nonostante le aziende la presentino come la soluzione al problema.
  • Oltre 5,8 milioni di account politici, celebrità, personaggi pubblici sono stati esentati dalle normali regole di moderazione grazie a un programma interno noto come Xcheck* (sistema interno di Meta).


Leggendo tra le righe

Il punto non è che qualcuno, dentro queste aziende, voglia deliberatamente diffondere odio, ma è più semplice e più inquietante: il modello di guadagno si basa sul tempo che passiamo a scorrere il feed, e la rabbia tiene le persone incollate molto più a lungo della calma. Un sistema che deve massimizzare l’attenzione, se lasciato libero di ottimizzare, finisce quasi per forza a premiare ciò che ci agita di più.

Il meccanismo che rende tutto questo possibile assomiglia da vicino a una slot machine. Non sappiamo mai in anticipo se il prossimo scorrimento del dito porterà un contenuto interessante, un commento pungente o niente di rilevante ed è proprio questa incertezza a spingerci a controllare ancora, e ancora. Lo scorrimento infinito, poi, elimina quelle piccole pause (il cambio pagina, la fine di un contenuto) che normalmente ci danno il tempo di fermarci a pensare. Tolta la pausa, resta solo il riflesso.

Va detto con onestà che non tutto il malessere online si spiega con il design. Le persone litigano anche di persona, i disaccordi politici e sociali esistevano ben prima degli smartphone, e ridurre ogni conflitto umano a “colpa dell’algoritmo” sarebbe una semplificazione eccessiva. Le piattaforme amplificano dinamiche che, in parte, ci appartengono già. Il problema è quando questa amplificazione diventa un obiettivo di business, non un effetto secondario.

Prendiamo un esempio concreto: la scelta di mostrare per prima cosa i commenti più discussi o controversi sotto un post, invece di quelli più utili o pertinenti. Non è un errore tecnico. È una decisione presa perché quei commenti generano più risposte, più tempo di lettura, più notifiche e quindi più dati su cui costruire pubblicità mirata. Lo stesso vale per contenuti diversissimi tra loro un video di guerra, una battuta, una pubblicità che nel feed appaiono tutti nello stesso formato, uno dopo l’altro, come se avessero lo stesso peso. Questo appiattimento visivo ci impedisce di cambiare “registro mentale” da un contenuto all’altro, e finiamo per reagire a tutto con la stessa superficialità istintiva.

Le conseguenze di questo sistema non restano confinate dentro lo schermo. Documenti interni hanno rivelato che Instagram è consapevole di peggiorare i disturbi legati all’immagine corporea in circa una ragazza adolescente su tre. Il caso indiano citato sopra mostra come lo stesso meccanismo, applicato in un contesto diverso, possa alimentare violenza reale. E quando le aziende reagiscono cambiando nome, sospendendo un progetto controverso come “Instagram Kids” spesso lo fanno più per gestire un danno d’immagine che per una reale correzione di rotta.


In sintesi

Il dissenso online non nasce per caso. È il prodotto naturale di un sistema costruito per trattenere la nostra attenzione il più a lungo possibile, e la rabbia è, semplicemente, il carburante più efficiente per farlo funzionare. Capire questo meccanismo non ci rende immuni, ma ci permette almeno di guardare un feed, una notifica o una discussione accesa con occhi diversi — e magari di scegliere se e come lasciarci coinvolgere.

Chi vuole entrare più nel dettaglio può cercare i cosiddetti “Facebook papers“, la raccolta di documenti interni resi pubblici nel 2021 grazie alla whistleblower Frances Haugen, che raccontano dall’interno come queste dinamiche siano state osservate, misurate e, in molti casi, ignorate.

E tu, quante volte ti sei accorto di essere stato “agganciato” da una discussione online che poi, a mente fredda, non ti interessava davvero? Raccontalo nei commenti: capire insieme questi meccanismi è il primo passo per non caderci più.

Legenda: * Il programma è stato creato per esentare gli account di utenti famosi, politici o profili “VIP” dalle normali e automatiche regole di rimozione dei contenuti di Facebook e Instagram. I loro post segnalati vengono invece indirizzati a un team di revisori umani per evitare blocchi errati di profili rilevanti.

Anatomia clinica del burnout digitale


La crisi invisibile della Creator Economy

Avete sempre sognato la bella vita dello YouTuber o del creator di successo? Viaggi gratuiti, sponsorizzazioni a cinque cifre, una pioggia costante di like e una community pronta ad acclamarvi sotto ogni post. Beh, la realtà dietro la fotocamera è drammaticamente diversa.

Perché è importante parlarne

La creator economy ha ormai superato la fase del lavoro dei sogni, rivelandosi una delle professioni a più alto rischio psicopatologico dell’era post-industriale. Dietro i sorrisi patinati dei feed si nasconde un’esposizione cronica ad architetture algoritmiche oppressive e una sovrapposizione violenta tra la vita privata e la propria “persona” commerciale. Questa pressione continua sta producendo quadri clinici sempre più frequenti di esaurimento acuto, disturbi d’ansia ed episodi depressivi, con incidenze nettamente superiori a quelle riscontrate nella popolazione generale.

A complicare questo scenario umano già fragile interviene poi la progressiva normalizzazione e “memeificazione” dei trattamenti psicofarmacologici sulle piattaforme digitali. Il disagio psicosociale viene così trasformato da sintomo clinico a valuta reputazionale ed estetica, introducendo vettori di coercizione sociale al consumo farmaceutico prima del tutto sconosciuti.

Non ci credete?

Il modello di business delle principali piattaforme (YouTube, TikTok, Twitch, OnlyFans) si fonda su un’architettura di rinforzo intermittente mutuata dalle dinamiche del gioco d’azzardo patologico. Il creatore di contenuti è costretto a operare all’interno di un ciclo di produzione continuo per preservare la propria copertura algoritmica, esponendosi a un circuito di riscontro del pubblico privo di interruzioni. Quando la vulnerabilità psichica e il declino dell’equilibrio emotivo diventano la materia prima per alimentare l’emotività e la salute mentale scivola da dimensione personale a requisito produttivo.

È in questo vuoto che si inserisce la figura del “patient influencer”: persone che, vedendo crollare la fiducia verso la medicina tradizionale, decidono di raccontare sui social la propria malattia e le terapie psicofarmacologiche a cui si sottopongono.

Il loro obiettivo primario è spesso nobile, abbattere il tabù della salute mentale e far sentire i follower meno soli, ma la linea tra la semplice condivisione e la “sponsorizzazione indiretta” di un farmaco si fa estremamente sottile. Il problema è che mentre medici e psichiatri devono seguire regole etiche e deontologiche rigidissime, sui social si muove tutto in una zona grigia, dove consigli su dosaggi o psicofarmaci rischiano di passare con la stessa leggerezza di una recensione di prodotti di bellezza.

Snoccioliamo un po’ di dati

  • Più del 60%: dei creator a tempo pieno presenta sintomi clinici significativi di burnout, esaurimento emotivo e depersonalizzazione.
  • 1 su 10: riporta pensieri suicidi direttamente correlati alle pressioni dell’attività di content creation, un tasso quasi doppio rispetto alla popolazione adulta generale.
  • +400%: l’incremento di video condivisi con l’hashtag #ssri (gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina) su TikTok nell’arco del triennio 2022-2025 (superando 1,3 miliardi di visualizzazioni complessive sul tema degli antidepressivi).
  • 52%: la quota di creator su piattaforme per adulti (es. OnlyFans) che denuncia stati di burnout acuto, a cui si aggiunge un 37% che valuta attivamente l’abbandono della professione per danni al benessere psicofisico.
  • Più del 30%: l’oscillazione media del reddito mensile, unita a carichi di lavoro che superano frequentemente le 50 ore settimanali in totale assenza di tutele previdenziali, ferie retribuite o copertine sanitarie.
  • 51% vs 14%: il grado di fiducia che gli utenti ripongono nei “patient leader” rispetto agli influencer lifestyle tradizionali, un gap monetizzato da agenzie di marketing che gestiscono network di oltre 100.000 micro-opinion leader sanitari.

L’analisi

Dietro la patina promozionale o l’apparente liberazione dei video di “sfogo”, la letteratura cyberpsicologica e l’analisi aneddotica rilevano una scissione del Sé invalidante. La minaccia di penalizzazione da parte dell’algoritmo induce la sindrome “publish or die”, trasformando la paura di perdere rilevanza in un’ansia anticipatoria patologica e in un ritardo sistemico del riposo fisiologico.

Nel segmento dei contenuti per adulti, l’impatto psicopatologico si inasprisce: l’emotional labor erotizzato e l’intorpidimento affettivo trasformano la sessualità da dimensione intima a performance quantificabile. Ciò aumenta l’incidenza di dismorfismo corporeo, depersonalizzazione e sintomi assimilabili al disturbo da stress post-traumatico (PTSD), dovuti all’erosione continua dei confini personali e al rischio cronico di doxxing, harassment o stigmatizzazione sociale.

Il contesto

Questa crisi è il risultato della convergenza tra l’evoluzione tecnologica delle piattaforme e l’assenza di tutele contrattuali nel settore del lavoro digitale. Nati inizialmente come spazi hobbistici, i portali video hanno gradualmente introdotto sofisticati algoritmi di raccomandazione basati su metriche di ritenzione (watch-time, Click-Through Rate, frequenza di pubblicazione).

La saturazione del mercato ha innalzato l’asticella produttiva: il creator si è trasformato da amatore a micro-impresa solitaria che accentra su di sé compiti creativi, tecnici, contabili e di gestione della community. In assenza di ammortizzatori sociali, l’iper-lavoro cronico si è strutturato come norma, favorendo il crollo dei fattori protettivi neuropsichici e l’insorgenza sommersa di patologie da stress.

I dubbi

È fondamentale riconoscere il valore sociologico positivo legato al crollo dei tabù: la scelta di molti creator di condividere apertamente la propria diagnosi e il percorso terapeutico ha ridotto lo stigma sociale attorno alla malattia mentale, spingendo parte del pubblico a rivolgersi a professionisti qualificati.

Tuttavia, la fruizione superficiale veicolata dai format brevi rischia di scambiare la testimonianza clinica con l’autodiagnosi e l’emulazione. Quando farmaci ad azione centrale vengono recensiti come beni di consumo o esibiti quali marker identitari (alimentando sotto-culture estetizzanti come la “sad girl culture”), il percorso di cura viene privato della sua complessità clinica e ridotto a una tendenza commerciale accessibile senza adeguata supervisione specialistica.

Nel dettaglio

Il divario tra la divulgazione accreditata e le informazioni veicolate sui social network emerge chiaramente dall’analisi dei rischi e degli effetti collaterali legati alla farmacoterapia:

Parametro Clinico / InformativoFonti Ufficiali & Letteratura ClinicaNarrazione Informale (TikTok, Reddit, Peer-to-Peer)
Focus PrincipaleProfili di tollerabilità, trial clinici, avvertenze su ideazione suicidaria e posologia.
Impatto sul vissuto quotidiano, anorgasmia, alterazioni ponderali, relazioni di coppia.
Modulazione PosologicaTitolazione graduale e strettamente monitorata da uno psichiatra.
Suggerimenti informali di auto-incremento (“bump up the dose”) via DM o post.
Sindrome da SospensioneDescrizione nosografica della sindrome da sospensione da SSRI/SNRI.
Riconoscimento dei “brain zaps” (scosse cerebrali), vertigini severe crisi di vomito.
Rischio Peggioramento ClinicoCircoscritto a percentuali ridotte in contesti monitorati (~5%, dati JMIR).
Elevato (fino al 17,3% per molecole complesse come la Quetiapina se assunte/modificate impropriamente).

Fenomeni quali l’anorgasmia persistente indotta da SSRI (Escitalopram), la sedazione profonda da Trazodone o l’impatto metabolico da Mirtazapina (che pone il paziente di fronte al dilemma: Preservazione del Sé vs Trattamento) vengono frequentemente banalizzati all’interno delle narrazioni sintetiche dei contenuti virali.

Una visione più ampia

La sofferenza del singolo creator e la distorsione informativa rispecchiano una criticità strutturale della regolamentazione globale sui media digitali. Negli Stati Uniti, la pubblicità diretta al consumatore (DTC) delle aziende farmaceutiche ha trovato nelle piattaforme social un canale privo di reali barriere etiche.

Mentre un medico ha l’obbligo deontologico e legale di dichiarare qualsiasi conflitto d’interesse tramite registri pubblici (come gli Open Payments Data), i patient influencer operano in una zona grigia dove la demarcazione tra supporto tra pari e posizionamento di prodotto retribuito resta opaca. Il capitalismo affettivo sfrutta questo vuoto legislativo per monetizzare la sofferenza emotiva, trasformando il malessere psicologico in domanda di mercato.

In conclusione

La professione del content creator richiede il riconoscimento formale del rischio psicosociale, l’adozione di tutele lavorative e la strutturazione di protocolli individuali di tutela emotiva. La salute mentale non può adattarsi alle metriche della virale reattività algoritmica o della promozione commerciale. I social media rimangono efficaci spazi di condivisione dell’esperienza umana, ma non possono in alcun modo sostituire l’inquadramento diagnostico e la gestione terapeutica da parte di uno specialista in psichiatria e psicoterapia.

Per approfondire

Per arginare il fenomeno e promuovere una corretta medical media literacy, la letteratura clinica e le raccomandazioni ordinistiche indicano sei linee d’azione comunitarie e individuali:

  1. Definizione di confini operativi: Stabilire orari tassativi di disconnessione ed evitare il monitoraggio compulsivo delle metriche di analytics fuori dalle finestre programmate.
  2. Scissione protettiva dell’identità: Strutturare una chiara separazione tra la “persona” pubblica e il Sé privato, prevenendo il crollo identitario in occasione di attacchi di massa o shitstorm.
  3. Supervisione clinica competente e sex-positive: Garantire l’accesso a psicoterapeuti e psichiatri formati sulle dinamiche specifiche della creator economy e del sex work digitale, esenti da giudizi morali.
  4. Decostruzione delle dipendenze parasociali: Riconoscere i confini affettivi nei confronti della community per evitare forme reciproche di ricatto o dipendenza emotiva.
  5. Trasparenza etica nella comunicazione sanitaria: Imporre il divieto di dispensare consigli posologici informali e garantire la chiara dichiarazione di eventuali partnership commerciali nell’ambito del health marketing.
  6. Responsabilizzazione delle piattaforme: Sollecitare l’introduzione di risorse native di supporto psicologico, strumenti efficaci di contrasto al cyberbullismo e la revisione degli algoritmi che premiano il lavoro esaustivo a ciclo continuo.

La salute mentale è diventata il nuovo contenuto da monetizzare o parlarne sui social sta davvero aiutando a rompere i tabù? Cosa ne pensate della deriva dei ‘patient influencer’ e della diffusione degli psicofarmaci tra i più giovani? Il dibattito è aperto: lasciate un commento qui sotto!

Gli adolescenti come “Money Mule” nel gaming globale


La nuova frontiera del riciclaggio globale

Il crimine finanziario globale ha trovato nel settore del gaming non solo un rifugio, ma un’infrastruttura strategica superiore ai canali tradizionali. La transizione dai metodi di riciclaggio convenzionali al “sottosuolo digitale” dei videogiochi rappresenta uno spostamento tattico fondamentale: mentre i sistemi bancari hanno eretto barriere antiriciclaggio sempre più sofisticate, l’ecosistema videoludico offre una zona grigia dove il capitale può circolare con attriti minimi. Per le reti criminali, questa non è solo un’alternativa, è una necessità operativa dettata dalla velocità richiesta per l’evasione dei controlli.

Il fulcro di questa evoluzione risiede nella cecità sociale. La percezione del gaming come “attività ricreativa innocente” funge da copertura perfetta: le autorità di vigilanza spesso trascurano volumi di transazioni che, se avvenissero in un contesto bancario, farebbero scattare allarmi immediati.

La vulnerabilità sistemica del settore si regge su tre pilastri:

  • Anonimato: L’uso di pseudonimi e l’assenza di verifica rigorosa dell’identità permettono la frammentazione del capitale in migliaia di account.
  • Assenza di regolamentazione: La definizione legale incerta di molti asset digitali permette di operare al di fuori dei perimetri antiriciclaggio tradizionali.
  • Portata finanziaria: Una rete globale che muove valore istantaneamente, bypassando i confini nazionali e i sistemi di clearing.

In questo contesto, la “skin” (oggetto estetico virtuale) cessano di essere un vezzo grafico per diventare una valuta di riserva criminale, un asset liquido e scambiabile che trasforma il valore estetico in capitale lavato.

Meccanismi di trasformazione: Dalle skin alle valute virtuali

Le skin sono diventate il “de facto” contante digitale per le organizzazioni clandestine. La loro efficacia come strumento di trasferimento di valore risiede nella facilità con cui possono essere spostate tra account e poi liquidate su mercati di terze parti in criptovalute o denaro legale. La distinzione tra “loot box” e cioè delle scatole premio che contengono oggetti virtuali e le”skins gambling” (replica tecnica e grafica di un sito web appartenente a un concessionario bookmaker già autorizzato) è cruciale: mentre le prime agiscono come “onboarding” psicologico, le seconde permettono scommesse ad alta frequenza, come i “giochi di dadi”, che facilitano giocate ogni secondo. Questa velocità non è un dettaglio ludico, ma un requisito tecnico per offuscare i volumi transazionali e rendere impossibile il tracciamento in tempo reale.

MeccanismoElemento di Rischio PsicologicoFunzione per il Riciclaggio
Case Openings (Loot Boxes)Rinforzo variabile; simulazione slot machine.Trasformazione iniziale di denaro sporco in asset digitali apparentemente legittimi.
Upgrader GamesIllusion of Control: I siti pubblicano FAQ con “strategie per vincere”, inducendo l’utente a credere di poter dominare il caso.Incremento o frazionamento programmato del valore degli asset per simulare attività di trading.
Crash Games / DiceAlta frequenza di eventi; “Near-miss” (vincita sfiorata).Velocità AML: La capacità di eseguire centinaia di transazioni al minuto per polverizzare la tracciabilità del denaro.

La conversione rapida di questi asset crea un ponte invisibile ma solidissimo verso l’economia legale, permettendo ai proventi di attività illecite di rientrare nel sistema sotto forma di profitti da gioco o trading digitale.

Profilo del “Money Mule”: L’adolescente sacrificabile

L’architettura del riciclaggio moderno poggia su una base demografica di giovani maschi (11-24 anni). Non sono reclutati per competenze finanziarie, ma per la loro totale integrazione digitale e la percezione distorta del rischio. È imperativo distinguere tra il “giocatore ingenuo” e il “corriere finanziario”: i dati mostrano una normalizzazione allarmante, dove il 7% dei giovani indica le scommesse di skin come la propria primissima attività di gioco d’azzardo.

Dati demografici e comportamentali critici:

  1. Vulnerabilità precoce: La fascia 11-14 anni ha il doppio delle probabilità di scommettere skin rispetto a quella 22-24 anni.
  2. Onboarding criminale: l’insieme delle tecniche con cui i malintenzionati sfruttano le procedure digitali di registrazione. Il 70,9% degli utenti ha iniziato tra i 13 e i 17 anni, creando una base di soggetti che non percepisce l’illiceità di agire come prestanome.
  3. Dominanza demografica: Il 44,85% degli utenti appartiene alla fascia 18-24 anni, una concentrazione quasi quadrupla rispetto ai siti di scommesse tradizionali (12,57%).

L’assenza di procedure antiriciclaggio reali trasforma l’account Steam in un vero e proprio “passaporto finanziario” senza controlli di identità, facilitando l’arruolamento di questi soggetti come terminali di reti criminali complesse.

Piattaforme e infrastrutture: La responsabilità di Steam e delle terze parti

L’azienda Valve, attraverso le API di Steam, non è un attore neutrale. Sebbene il mercato grigio avvenga su siti di terze parti, opera in uno stato di “cecità volontaria” che garantisce un vantaggio economico indiretto: ogni volta che un utente perde skin nel gioco d’azzardo, la domanda per nuovi asset aumenta, così come le commissioni sul mercato della community. L’integrazione del login “one-click” via Steam su portali di scommesse riduce a zero le barriere d’ingresso, fungendo da abilitatore strutturale per il crimine.

Le tattiche di marketing utilizzate per alimentare questo flusso includono:

  • Affiliate programs: Gli utenti stessi diventano agenti di reclutamento in cambio di una percentuale sulle perdite dei propri affiliati.
  • Social proof & streamer sponsorships: L’uso di influencer su Twitch e YouTube normalizza il gioco d’azzardo; si stima che il 40% dei top 300 streamer di Counter-Strike abbia avuto partnership con siti di skin gambling.
  • Manipolazione psicologica: Leaderboard in tempo reale che celebrano i “vincitori”, ignorando sistematicamente la realtà matematica delle perdite.

Questo modello ha reso l’India un hub emergente: un mercato giovane e vasto che funge da bersaglio primario per operatori offshore (con basi a Cipro o Curaçao) pronti a estrarre valuta locale (INR) per lavarla in paradisi fiscali.

Casi studio e geopolitica del crimine: Il modello “Benami” e il caso Mahadev

Il caso della Mahadev Betting App è paradigmatico della portata globale del problema. L’operazione non era un semplice portale di scommesse, ma una rete di franchising criminale strutturata su una base di profitto 70-30 (70% all’operatore centrale, 30% al “panel” locale). Questo incentivo economico ha permesso una diffusione capillare, generando introiti per circa 200 crore indiane al giorno. Teniamo conto che 1 crore corrisponde a 10 milioni di rupie indiane

Elementi chiave delle reti criminali offshore:

  • Conti “Benami”: L’uso sistematico di conti intestati a prestanome (spesso giovani giocatori o residenti ignari) per movimentare miliardi senza allertare le autorità.
  • Pari-Match Scam: Una piattaforma con base a Cipro che ha sottratto 700 crore di INR, utilizzando una rete di oltre 400 entità per l’offuscamento finanziario.
  • Volumi finanziari: L’Enforcement Directorate indiano ha tracciato oltre 40 miliardi di INR (480 milioni di USD) riciclati attraverso società di gaming estere collegate a paradisi fiscali come Malta, Curaçao e Cipro.

Questi fallimenti sistemici dimostrano che il gaming è utilizzato per estrarre ricchezza dalle economie nazionali verso giurisdizioni opache, sfruttando i mule account come terminali di input.

Vulnerabilità regolatorie e raccomandazioni strategiche

Il principale ostacolo normativo è il ritardo nella definizione di “money’s worth” (valore equivalente al denaro). Un dato critico fornito dalla ricerca (Xiao & Henderson, 2024) rivela che su 35 giochi con loot box trasferibili su Steam, quasi nessuno presentava etichette di avvertimento per il gioco d’azzardo. Questa mancanza di trasparenza permette ai criminali di operare sotto il radar delle leggi sulla protezione dei minori.

L’uso di VPN per bypassare le blacklist degli ISP rende l’approccio puramente punitivo obsoleto. È necessaria una responsabilità diretta degli sviluppatori.

Roadmap per la Sicurezza Digitale:

  1. Whitelist di operatori conformi: Autorizzare le transazioni finanziarie solo verso piattaforme che integrano protocolli AML/KYC trasparenti.
  2. Age-based safeguards: Implementazione di sistemi di verifica dell’identità reale (non semplici self-declaration) prima di ogni scambio di asset.
  3. Collaborazione Cross-border: Trattati per il monitoraggio dei flussi finanziari tra le FIU (Financial Intelligence Units) nazionali e i provider di gaming.
  4. Etichettatura obbligatoria: Imposizione di warning label su ogni prodotto che includa asset trasferibili o meccaniche di loot box.
  5. Limitazione API: Restrizione dell’accesso alle API di Steam per siti che non dimostrano standard minimi di conformità regolatoria.

Verso un ecosistema di gioco etico

Il gaming non è più solo intrattenimento; è un’infrastruttura finanziaria critica che opera con la velocità di una borsa valori e l’opacità di un paradiso fiscale. Se non interveniamo, continueremo a permettere che i nostri giovani siano trasformati da giocatori consapevoli in una generazione di riciclatori involontari, carne da macello finanziaria per organizzazioni criminali che estraggono miliardi dalle economie digitali. L’urgenza di agire non riguarda solo la stabilità dei mercati, ma la tutela dell’integrità psicologica e morale delle future generazioni.

I decisori politici dovrebbero smettere di trattare il gaming come un settore “ludico” e integrarlo immediatamente nei quadri normativi antiriciclaggio. È necessario imporre la fine della “cecità volontaria” delle Big Tech, rendendole responsabili dei flussi che abilitano. Proteggere l’economia digitale significa, innanzitutto, rendere visibile l’architettura invisibile del riciclaggio.

Astroturfing, sockpuppet e gli ambasciatori di ideologia


Una streamer, un account segreto, 5.000 messaggi e un’identità inventata: così nasce un ‘testimone’ perfetto. Il caso Emmodem è solo la punta dell’iceberg: astroturfing, sockpuppet e gli ‘ambasciatori di ideologia’ stanno trasformando la politica in un gioco di specchi.

Il fatto: quando l’attivismo crea il suo “testimone perfetto”

Immaginate questo scenario: siete uno streamer o un attivista con un seguito consolidato. Per mesi la vostra community osserva l’emergere di un nuovo profilo: una giovane donna musulmana, figlia di immigrati, che racconta in prima persona il dramma dell’esclusione, denuncia l’islamofobia quotidiana e difende a spada tratta le vostre tesi. La chat si commuove, si crea empatia, la community trova in lei una “sorella” e una prova vivente che la vostra battaglia ideologica è sacrosanta.

Poi la verità emerge: quell’account non esiste. È un sockpuppet. Più di 5.000 messaggi scritti dalla stessa streamer principale per auto-assegnarsi collaborazioni, difendersi dagli attacchi dei rivali e fabbricare a tavolino una “vittima autentica” a supporto della propria causa.

È quanto accaduto di recente in Francia con il caso Emmodem. Un episodio che potrebbe sembrare solo “gossip di piattaforma” o una misera faida tra creator, ma che rappresenta in realtà un caso di studio da manuale. Dalla prospettiva della consulenza politica e dello spin doctoring, Emmodem è solo la punta dell’iceberg di una trasformazione sistemica: la transizione dalla propaganda di massa all’astroturfing artigianale e alla manipolazione dell’identità.

La grammatica della manipolazione: tre concetti da comprendere

Per capire perché questo fenomeno sia grave e diffuso, occorre superare la superficialità dei social e utilizzare la cassetta degli attrezzi della ricerca sulla comunicazione digitale.

Sockpuppets e testimonianza artificiale

In letteratura, un sockpuppet (letteralmente “burattino di pezza”) è un profilo falso creato per manipolare la discussione simulando l’intervento di un terzo soggetto indipendente. Nel contesto moderno, lo spin doctoring (l’insieme delle strategie di comunicazione e manipolazione delle notizie usate da un esperto) non si limita più a diffondere un comunicato stampa: crea “testimonianze artificiali”. Inventare una voce dal basso appartenente a una minoranza o a un gruppo vulnerabile serve a tre cose:

  • Certificare la propria linea politica con un’esperienza diretta (inattaccabile sul piano emotivo).
  • Rafforzare la propria autorità morale di difensore degli oppressi.
  • Attaccare gli avversari da una posizione di vittima “autentica”, rendendo qualsiasi replica un’aggressione insensibile.

Astroturfing artigianale

Mentre l’astroturfing tradizionale (tecnica di propaganda e marketing che serve a creare un finto consenso popolare ) è un’operazione su vasta scala orchestrata da governi, agenzie PR o grandi corporation tramite farm di bot per simulare un movimento spontaneo dal basso (grassroots), il caso Emmodem dimostra la nascita dell’astroturfing artigianale. È il singolo micro-influencer che impiega la stessa architettura d’inganno per costruire la propria bolla di consenso e dominare l’algoritmo.

Gli “Ambasciatori di Ideologia” e il fattore parasociale

Gli influencer politici non sono semplici diffusori di notizie: funzionano come veri e propri ambasciatori di ideologia. Essi vendono un legame parasociale: la community si fida di loro perché li percepisce “autentici”, vicini, “uno di noi”. Quando l’attenzione e la percepita autenticità diventano la moneta principale dell’ecosistema, ogni identità fittizia in grado di confermare la narrazione diventa un asset strategico.


“Trump Docet”: Il modello che ha ridefinito il gioco

Quando sostengo che il modello Trump ha fatto scuola, non parlo soltanto della singola figura politica, ma di una grammatica comunicativa che si è imposta a 360 gradi, da destra a sinistra, dai leader internazionali ai micro-streamer.

I tre pilastri di questa grammatica sono:

  • Disintermediazione totale: Bypassare i media tradizionali per parlare direttamente “alla propria gente”, costruendo un canale privilegiato.
  • Polarizzazione come carburante algoritmico: Linguaggio emotivo, scontri frontali, distinzione manichea tra “noi” e “loro”. Gli studi confermano che i contenuti ad alto carico emotivo ottengono più engagement e quindi più visibilità.
  • Framing di persecuzione e legittimazione: La creazione di uno stato di scontro permanente dove la propria parte è sempre vittima o eroe, e l’avversario è un nemico esistenziale.

In un sistema che premia chi accetta di trasformare il dibattito pubblico in un reality show, la scorciatoia etica diventa la prassi. Inventarsi una “voce oppressa” per vincere un’argomentazione non viene più percepito da chi è immerso nel meccanismo come un tabù immorale, ma come una semplice tattica di posizionamento.

L’effetto collaterale: la distruzione della fiducia e il boomerang reputazionale

Dal punto di vista dello spin doctoring e della gestione della reputazione, le conseguenze di queste pratiche sono devastanti su tre livelli:

  • Il danno al proprio campo ideologico: L’uso di false identità appartenenti a gruppi marginalizzati offre munizioni d’oro agli avversari politici. Questi ultimi possono facilmente liquidare ogni reale denuncia di discriminazione come “vittimismo costruito” o “propaganda fake”.
  • Suicidio reputazionale a medio termine: Per i creator e i brand politici, la fiducia è un capitale lento da accumulare e istantaneo da perdere. Un singolo scandalo di astroturfing annulla anni di lavoro e trasforma l’influencer in un paria.
  • Cinismo di massa e tipping point: Il rischio sistemico più grande è l’erosione della fiducia di base del pubblico. Quando si scopre che persino le “testimonianze umane” sono sceneggiate da salotto, il pubblico scivola nel cinismo totale: “È tutto falso, sono tutti manipolatori”.

Il dialogo non è morto, è solo penalizzato dal feed

C’è una distinzione fondamentale da tracciare: la politica istituzionale e negoziale non è morta. Nelle amministrazioni, nelle sedi legislative e nella società reale, il compromesso e la mediazione continuano ad avvenire ogni giorno. Il problema è che non bucano lo schermo.

L’algoritmo penalizza la complessità, il tempo lungo e la sfumatura. Premia il frammento di 15 secondi, lo scontro, l’indignazione, l’identità urlata. La politica mediatizzata condiziona così la politica reale: i leader temono che mostrare apertura al dialogo li faccia apparire “deboli” davanti al proprio elettorato e alle metriche dei social.

La via d’uscita per creatori, brand e lettori

Come si sopravvive e si comunica in questo scenario senza cedere alla tentazione della manipolazione?

La trasparenza e la coerenza sono la nuova valuta d’élite. Scorciatoie come account secondari, finte testimonianze o reti coordinate sono bombe a orologeria. La crescita organica basata su volti e fatti reali è l’unica difendibile a lungo termine.

L’astroturfing è un rischio reputazionale inaccettabile. La risposta alla disinformazione non è la “contro-manipolazione”, ma l’adozione di standard di comunicazione chiari, verificabili e radicati nelle comunità reali.

Diventa urgente sviluppare un’alfabetizzazione alla Media Forensics (è una branca della digital forensics che si occupa di analizzare, autenticare e verificare file multimediali come immagini, video e audio per stabilirne l’origine, l’integrità o eventuali manomissioni da usare come prova legale ). Imparare a riconoscere gli schemi tipici dell’astroturfing account nati recentemente, linguaggio iper-standardizzato, crescita anomala dell’engagement, coordinazione sospetta è l’unico modo per non essere pedine nel gioco degli specchi.

    Il caso Emmodem non è un incidente isolato: è la dimostrazione di come la grammatica della polarizzazione e dell’inganno stia penetrando a ogni livello della nostra cultura digitale. L’antidoto non è la nostalgia per un passato ideale che non è mai esistito, ma la costruzione consapevole di spazi di analisi capaci di rendere la manipolazione meno conveniente della trasparenza.

    L’evoluzione della celebrità


    Dalla fama effimera al “nulla cosmico”

    La celebre profezia di Andy Warhol, secondo cui “in futuro tutti saranno famosi per 15 minuti”, ha subito una mutazione ontologica nell’era della governance algoritmica. Se nel XX secolo il riconoscimento sociale era il coronamento di un percorso mediatico filtrato da istituzioni tradizionali, oggi la natura stessa della visibilità è diventata una risorsa da estrarre tramite l’accumulo di capitale sociale digitale. Il passaggio dai media lineari ai giganti del silicio ha trasformato la fama in un esercizio di auto-esposizione perpetua, dove l’importanza del contenuto soccombe al volume del rumore generato nel “panopticon” digitale.

    Questa nuova dimensione della celebrità ha dato vita a quello che possiamo definire l’emblema del “nulla cosmico”. Mentre la ricerca della fama classica tentava di radicarsi nel talento o nell’eccezionalità, l’attuale economia dell’attenzione premia la devianza e la degradazione dell’io. Si assiste a una proliferazione di soggetti che scalano le gerarchie della visibilità non attraverso l’abilità, ma tramite “sfide estreme”, diete estreme debilitanti o makeover eccessivi e dismorfici, trasformando il proprio corpo in un campo di battaglia per l’engagement. Il rischio psicologico è sistemico: quando la rilevanza scema, il crollo è verticale. Un esempio paradigmatico è il caso di Perez Hilton; la sua disperazione legata al fallimento di un ritorno alla ribalta dimostra come la perdita di “riflettori” non sia solo un danno economico, ma una crisi d’identità letale. Questa ricerca ossessiva di visibilità non è una mera scelta individuale, bensì il sintomo di una mutazione psicologica profonda indotta dalle architetture di rete.

    La metamorfosi psicologica: Il narcisismo situazionale acquisito (ASN)

    Nel panorama della sociologia della cultura digitale, è essenziale decodificare il Narcisismo Situazionale Acquisito (ASN) come un meccanismo di adattamento disfunzionale a contesti di alta visibilità o ricchezza improvvisa. L’ASN, teorizzato dal Dr. Robert Millman, suggerisce che il successo possa letteralmente “dare alla testa”, attivando tratti patologici in individui precedentemente equilibrati. Le piattaforme digitali, agendo come fornitrici costanti di “narcissistic supply” (rifornimento narcisistico) sotto forma di like e follower, accelerano questa transizione, cristallizzando l’ego in una facciata di onnipotenza.

    Basandoci sulla letteratura clinica di Psychology Today, identifichiamo cinque segnali distintivi del narcisista situazionale:

    • Complesso di superiorità. Dopo aver acquisito status, il soggetto inizia ad agire e parlare come se fosse intrinsecamente superiore, ostentando il successo e guardando con disprezzo chiunque percepisca come meno compiuto.
    • Facciate differenziate. Il narcisista mostra un volto “brutto” e arrogante a chi considera inferiore, mentre riserva fascino e generosità esclusivamente ai membri del proprio gruppo di pari o a individui di status elevato per puro calcolo sociale.
    • Visione castale delle relazioni. I rapporti umani vengono filtrati attraverso una rigida gerarchia basata su ricchezza, istruzione o background etnico. Le persone sono viste come pedine di una casta superiore o inferiore, mai come pari.
    • Senso di diritto. Il soggetto pretende trattamenti speciali, esenzioni dalle regole e una deferenza automatica. Si aspetta di essere costantemente posto su un piedistallo, ignorando le necessità altrui.
    • Comunicazione condiscendente. L’uso di sguardi sprezzanti, mancanza di contatto visivo, sospiri e toni sarcastici serve a marginalizzare l’interlocutore, mantenendo intatta la propria illusione di grandezza.

    Questa deformazione trasforma soggetti diplomatici in individui egocentrici che guardano dall’alto in basso le “piccole persone”, rendendo la successiva ed inevitabile caduta dal piedistallo ancora più rovinosa e traumatica.

    Anatomia di una caduta: I casi studio di Aaron Carter e Bam Margera

    L’analisi dei casi reali funge da monito strategico sulle conseguenze a lungo termine di una fama precoce in assenza di una struttura di supporto etica e finanziaria. Le traiettorie di Aaron Carter e Bam Margera illustrano perfettamente come il sistema digitale consumi l’identità dell’idolo fino all’esaurimento.

    Il caso Aaron Carter: La parabola del capitale dissipato

    Aaron Carter rappresenta l’archetipo della fenice che non riesce a risorgere. La sua mania era evidente già nel comportamento d’acquisto: Carter vantava di aver speso 2 milioni di dollari complessivi da Guitar Center, arrivando a dilapidare 500.000 dollari in una singola ora al compimento dei 18 anni, un segnale chiaro di megalomania indotta dal successo.

    L’Apice del Successo (2000-2002)Il Declino e il Debito
    Album triplo platino (Aaron’s Party), tour mondiali con Britney Spears, gestione affidata ai genitori e a Lou Pearlman.5 milioni di dollari di debiti fiscali, bancarotta Chapter 7, trust fund Coogan Law violato (trovati solo 2,1 milioni su 45 spettanti).

    Il dato più scioccante riguarda l’abbandono sistemico: a fronte di un incasso lordo di 300 milioni di dollari, la legge Coogan avrebbe dovuto garantire a Carter un fondo da 45 milioni (il 15%). La scoperta di soli 2,1 milioni nel fondo ha segnato l’inizio di una spirale depressiva e finanziaria irreversibile.

    Il caso Bam Margera: Dal dominio culturale alla spirale psicotica

    La traiettoria di Bam Margera evidenzia il collasso della salute mentale sotto pressione mediatica. L’instabilità di Margera è culminata in breakdown pubblici, un ricovero psichiatrico forzato (5150) e, in un episodio di rabbia narcisistica, minacce di morte rivolte ai figli del regista Jeff Tremaine. La sua esclusione dai nuovi progetti, come Jackass 5 (dove apparirà solo tramite filmati d’archivio poiché non più assicurabile per nuovi stunt), dimostra come l’industria isoli il soggetto quando la volatilità supera il valore commerciale.

    Valutando il “So what?”, emerge la differenza tra il successo gestito di Justin Bieber e il fallimento dei casi citati. Bieber ha beneficiato della cosiddetta “Formula” (famiglia, fede, amici, fan e un team legale rigoroso), mentre Carter e Margera sono stati vittime di un sistema di sfruttamento senza paracadute. Il pubblico, oggi, non empatizza: consuma questi fallimenti come una nuova forma di intrattenimento voyeuristico.

    Il mercato della miseria: La monetizzazione della sofferenza

    La digitalizzazione ha dato vita al “mercato della miseria”, una risorsa economica in cui la sofferenza umana viene trasformata in una droga legale ad alto engagement. Le piattaforme non sono più semplici spettatrici, ma attori che forniscono incentivi finanziari alla deumanizzazione.

    La macchina del profitto (Clicks Over Care)

    Un esempio agghiacciante è costituito dalle nove dirette streaming h24 che documentano le strade di Kensington, Philadelphia. Questo scenario, che potremmo definire un “colosseo digitale”, trasforma persone vulnerabili in soggetti da osservare per puro voyeurismo algoritmico. Gli influencer capitalizzano sul dolore altrui tramite:

    • Affiliate dollars: Guadagni diretti tramite link pubblicitari e sponsorizzazioni legati a contenuti degradanti.
    • Voyeurismo monetizzato: I giganti come Meta, Google e Amazon beneficiano dell’engagement massiccio generato da contenuti che sfruttano il trauma, preferendo il profitto alla cura.

    La sintesi critica di questo sfruttamento si articola in tre modalità:

    1. Sfruttamento dell’identità degradata: Il trauma altrui viene indicizzato e venduto come contenuto “edgy”.
    2. Voyeurismo algoritmico: La sofferenza è promossa dai sistemi di raccomandazione perché genera tempi di permanenza elevati.
    3. Conversione del trauma in “Brand”: La tragedia diventa un marchio estetico, svuotando la vittima della sua dignità residua.

    Verso una nuova etica della visibilità

    La gravità della situazione descritta evidenzia come la fama “situazionale” e la sua spettacolarizzazione stiano ridefinendo i confini dell’empatia umana. Il ciclo tossico innescato dal Narcisismo Situazionale e dalle architetture predatorie delle piattaforme digitali crea un percorso obbligato verso la gloria a breve termine e il fallimento esistenziale a lungo termine.

    L’individuo che cerca il “nulla cosmico” finisce per essere fagocitato da un pubblico che non cerca connessione, ma distrazione attraverso la tragedia altrui. È necessaria una riflessione profonda sull’etica della visione: finché premieremo la degradazione con la nostra attenzione, continueremo ad alimentare questa macchina della sofferenza.

    Warhol prevedeva che tutti sarebbero stati famosi per 15 minuti, ma non aveva previsto che quegli stessi minuti sarebbero diventati la condanna a una vita di “vuoto superficiale” e “quieta disperazione”. In un mondo che trasforma il nulla in spettacolo, il vero atto di resistenza è la riscoperta della profondità umana e del silenzio, lontano dalle luci accecanti di un palcoscenico che premia solo chi accetta di autodistruggersi.

    Hacker e predatori su Roblox e Fortnite


    L’Evoluzione del gaming: Da semplice gioco a hub sociale


    Il panorama videoludico contemporaneo ha subito una metamorfosi radicale: piattaforme come Roblox, Minecraft e Fortnite non possono più essere considerate semplici software di intrattenimento, ma veri e propri “luoghi di aggregazione virtuale”. In questi spazi, la componente ludica è spesso il pretesto per la socializzazione, la creazione di contenuti e la partecipazione a eventi globali. Comprendere questa evoluzione è di importanza strategica cruciale: il rischio non risiede più soltanto nel contenuto del gioco, ma nelle interazioni sociali e nelle infrastrutture tecniche che lo circondano. Questa complessità strutturale apre la porta a minacce tecniche specifiche, dove il desiderio di inclusione sociale e successo competitivo diventa il vettore per attacchi malware sofisticati.

    Le piattaforme più utilizzate dai minori si articolano in cinque macro-categorie, ognuna con specifici driver di popolarità:

    • Piattaforme di “Social Gaming” e Sandbox (es. Roblox, Minecraft, Fortnite):
      • Driver di popolarità: Creatività illimitata e socializzazione sandbox. Offrono la possibilità di costruire mondi propri (Roblox/Minecraft) o partecipare a eventi culturali globali come concerti virtuali (Fortnite).
    • Console domestiche (PlayStation, Xbox, Nintendo Switch):
      • Driver di popolarità: Esperienza multiplayer competitiva e family-friendly. Scelte per titoli di punta come EA Sports FC o per l’ecosistema protetto e i personaggi iconici di Nintendo.
    • Piattaforme PC (Steam, Epic Games Store):
      • Driver di popolarità: Accesso a cataloghi sterminati e titoli gratuiti. Rappresentano il punto di riferimento per il gaming “hardcore” e per la distribuzione ufficiale di titoli come Fortnite.
    • Gaming mobile (Smartphone e Tablet):
      • Driver di popolarità: Portabilità e gratificazione immediata. Dominano grazie a titoli gratuiti e sessioni rapide come Brawl Stars o Clash Royale, accessibili ovunque.
    • Piattaforme di supporto (Discord, Twitch, YouTube):
      • Driver di Popolarità: Infrastruttura di comunicazione e consumo di contenuti. Utilizzate per coordinarsi durante i match o per seguire i propri idoli in diretta streaming.

    Il Caso Xeno Executor: L’ecosistema dei “cheat” come vettore di attacco

    L’incidente legato a Xeno Executor non deve essere interpretato come un evento isolato, ma come un esempio paradigmatico di come il desiderio di ottenere vantaggi competitivi (“barare”) o personalizzare l’esperienza possa compromettere l’intera sicurezza domestica. Spesso, la pressione sociale per “performare” meglio dei coetanei spinge i minori a cercare scorciatoie pericolose.

    Tecnicamente, il malware distribuito sotto le spoglie di Xeno Executor è un Java RAT/infostealer. È fondamentale precisare che non si tratta di una falla nel client ufficiale di Roblox o Minecraft, ma di un errore dell’utente che installa software non ufficiale (executor, script, mod pack) proveniente da fonti non verificate come forum o server Discord.

    Azione del MalwareImpatto sulla Privacy e Sicurezza
    Furto di cookie e credenzialiAccesso non autorizzato a browser, account Roblox, Minecraft e Microsoft.
    Accesso a wallet cryptoSvuotamento di portafogli digitali (es. Exodus).
    Keylogging e screenshotRegistrazione di ogni tasto premuto e cattura di immagini dello schermo.
    Accesso a webcam e microfonoSorveglianza ambientale diretta e streaming dello schermo in tempo reale.
    Furto di token DiscordCompromissione dell’identità sociale e dei gruppi di messaggistica.

    Analisi comparativa delle piattaforme: Roblox, Fortnite e Minecraft

    Ogni piattaforma adotta strategie diverse per bilanciare la libertà creativa con la necessità di protezione dei minori.

    Roblox

    La piattaforma ha implementato una segmentazione rigorosa basata sull’età:

    • Account Kids (5-8 anni): Chat disattivata di default e accesso limitato a contenuti “Minimal” o “Mild”.
    • Account Select (9-15 anni): Accesso a contenuti “Moderate” e chat limitata a coetanei e “Trusted Friends” approvati.
    • Verifica dell’età: Per accedere a contenuti “Restricted” (17+), Roblox richiede ora una verifica forte tramite documento d’identità o stima facciale, rendendo questo pilastro fondamentale per la protezione.

    Fortnite

    La vulnerabilità principale risiede nella cultura competitiva. Epic Games risponde con i “Cabined Accounts” per gli under 16: questi account applicano restrizioni automatiche alle funzionalità social e richiedono il consenso genitoriale esplicito per lo sblocco di chat e acquisti.

    Minecraft & CrazyGames

    In Minecraft, il rischio aumenta esponenzialmente nei server pubblici. La famiglia di malware Xeno/Powercat ha preso di mira specificamente gli utenti Minecraft alla ricerca di mod pack o launcher illegali. Su portali come CrazyGames, il rischio è l’effetto “porta”: i reindirizzamenti pubblicitari possono spingere i minori verso download esterni non supervisionati.

    La Dimensione del rischio: Pericoli sociali e tecnici

    Il vero punto di rottura dei protocolli di sicurezza avviene nel passaggio “on-platform to off-platform”.

    • Grooming (Adescamento): Il gioco è l’amo, Discord è il buio dove la moderazione scompare. Il predatore costruisce fiducia tramite regali (skin, Robux) per poi spostare il minore su app non moderate (Snapchat, Telegram).
    • Cyberbullismo: Umiliazioni nelle lobby e pressioni psicologiche legate alla performance, alimentate dalla necessità sociale di appartenere a un team.
    • Truffe e beaming: Siti di “valuta gratuita” che utilizzano il phishing per sottrarre l’account e svuotarne l’inventario.
    • Dipendenza: Meccaniche di reward che portano a sessioni notturne, rendendo il minore stanco, isolato e più vulnerabile alle manipolazioni.
    • Malware: L’uso di “cheat” e “mod” agisce come cavallo di Troia. La pressione sociale per vincere oscura la percezione del rischio tecnico.

    Protocollo operativo per genitori e insegnanti

    La sicurezza digitale non è un traguardo tecnico, ma un processo educativo. I blocchi software sono solo un ponte temporaneo verso lo sviluppo dell’autonomia e della resilienza del minore.

    Configurazione tecnica

    1. Unique Parental PIN: Impostare un PIN genitore su ogni piattaforma. È vitale che il PIN sia diverso dalla password di accesso e assolutamente sconosciuto al minore.
    2. 2FA e Pulizia: Attivare l’autenticazione a due fattori. Verificare periodicamente le eccezioni dell’antivirus e i “task pianificati” (operazioni automatiche) nel sistema operativo per individuare eventuali malware auto-installanti.
    3. Gestione Chat: Disattivare la chat vocale sotto i 13 anni e limitare i contatti a “Solo Amici”.

    Regole comunicative

    • Il Divieto di migrazione: Stabilire la regola aurea: non spostare mai la conversazione su app esterne con persone conosciute solo in gioco.
    • Il Patto di fiducia: Creare un ambiente in cui il minore sappia di non essere punito se riferisce un’interazione sospetta. La protezione deve prevalere sulla censura.
    • Spazio condiviso: Il gaming deve avvenire in stanze comuni, non nell’isolamento della camera da letto, specialmente nelle ore notturne.

    Segnali di allarme

    • Segretezza: Nascondere repentinamente lo schermo o cambiare finestra quando entra un adulto.
    • Sbalzi d’umore: Reazioni eccessive alla perdita o ansia legata al tempo passato online.
    • Interessi Anomali: Improvviso interesse per forum oscuri o richieste insistenti di installare “launcher” o “executor”.

    Valutazione finale: La sicurezza come processo dinamico

    In conclusione, la sicurezza nel gaming online non è una proprietà statica del software, ma il risultato di una supervisione attiva e di un comportamento consapevole. Un account ben configurato, protetto da un PIN unico e utilizzato su un dispositivo monitorato riduce drasticamente la superficie d’attacco. Al contrario, l’uso senza regole trasforma il gioco in una corsia preferenziale per minacce gravi che possono colpire l’intero ecosistema digitale della famiglia.

    La responsabilità è condivisa: sebbene le piattaforme stiano offrendo strumenti sempre più granulari (come i nuovi account Roblox o i Cabined Accounts di Epic), l’efficacia di queste misure dipende totalmente dalla loro attivazione consapevole. Solo integrando il controllo tecnico con un dialogo educativo costante è possibile costruire un vero ecosistema di fiducia, trasformando il gioco da potenziale minaccia in una palestra di resilienza digitale per le nuove generazioni.

    Sicari a 15 anni

    Come l’Europa sta reclutando adolescenti per uccidere a pagamento

    Il colpo di pistola che ha svelato un sistema

    Stoccolma, una notte d’inverno dello scorso anno: un ragazzo di 18 anni si avvicina a uno studente ventenne che sta rientrando dal turno di lavoro e gli spara ripetutamente, fino a colpirlo alla testa. La vittima, Murad Abdelkader, non era nemmeno l’obiettivo giusto. Il killer, Atilla Azimov, era stato pagato per uccidere qualcun altro. È solo uno degli oltre 35 omicidi che, dal 2022, le autorità europee attribuiscono alla rete criminale Foxtrot, un’organizzazione con legami accertati con ambienti vicini al regime iraniano. Dietro Foxtrot e i gruppi che ne seguono il modello c’è un fenomeno che gli inquirenti hanno battezzato “violence-as-a-service” (VaaS): la violenza venduta come un servizio, con adolescenti reclutati online e trattati, letteralmente, come pedine usa e getta. È rilevante ora perché il fenomeno, nato in Svezia, si è già esteso a Norvegia, Regno Unito e altri dieci paesi europei, e le autorità temono che sia solo all’inizio.

    Un modello criminale nato in Scandinavia

    Foxtrot non è un’anomalia isolata: è la punta di un sistema che sta ridisegnando il crimine organizzato in Europa. Il capo del Centro europeo di Europol per la criminalità organizzata, Andy Kraag, ha descritto il fenomeno come una vera e propria esternalizzazione calcolata dell’omicidio verso soggetti fragili e vulnerabili. Per affrontarlo, Europol ha creato una task force dedicata, la OTF GRIMM, che oggi coinvolge undici paesi: Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Islanda, Paesi Bassi, Norvegia, Spagna, Svezia e Regno Unito.

    Il leader di Foxtrot, Rawa Majid, è oggi rifugiato a Teheran dopo essere fuggito da Svezia e Turchia. Secondo il giornalista investigativo svedese Diamant Salihu, che segue le attività della rete e i suoi legami con l’Iran da tre anni, il regime avrebbe imposto a Majid di usare la sua organizzazione per colpire oppositori, giornalisti e obiettivi israeliani, come contropartita per la protezione ricevuta a Teheran. Non tutti gli attacchi, però, hanno matrice politica: molti nascono da semplici guerre tra bande per il controllo del narcotraffico.

    Come funziona il reclutamento: dal social alla pistola

    Il caso che più di tutti ha fatto emergere il meccanismo è quello di Johannes Natland, un diciottenne norvegese arrestato nel West Yorkshire mentre si preparava a compiere un omicidio su commissione. Figlio di due giornalisti, Natland era finito in un percorso di tossicodipendenza e disagio psichico che lo aveva portato in comunità di recupero, dove ha conosciuto un altro adolescente che lo ha messo in contatto con la rete.

    Da lì, la catena di reclutamento ha coinvolto diversi intermediari, tutti nascosti dietro pseudonimi presi in prestito dal mondo dei videogiochi: un “coordinatore logistico” gli ha inviato mappe e video per recuperare armi e denaro nascosti nel bosco vicino a Huddersfield, guidandolo passo dopo passo tramite l’app di messaggistica criptata Signal, esattamente come si guiderebbe un personaggio in un videogame. Natland è stato fermato la mattina dopo essersi sistemato in hotel, senza ancora sapere chi avrebbe dovuto colpire.

    Secondo Salihu, la logica economica del sistema è brutale: i ragazzi vengono quasi sempre catturati prima di poter incassare il compenso promesso, e questo alla rete non importa affatto, perché una volta arrestati non possono più reclamare nulla. È, ha spiegato, una scelta deliberata puntare su reclutati sempre più giovani, proprio perché meno consapevoli delle conseguenze e più disposti a correre rischi.

    Numeri e risultati delle indagini

    Nei quindici mesi di attività della task force europea sono stati effettuati oltre 280 arresti, tra cui quello di Ali Shehad Ahmed, ritenuto essere il misterioso “Agente 47” che ha guidato Natland, catturato in Iraq e ora oggetto di una richiesta di estradizione da parte della Svezia. Ad aprile 2025 Foxtrot e il suo leader sono stati colpiti da sanzioni del governo britannico. Il vicecomandante della polizia svedese Stefan Hector ha sottolineato l’obiettivo di ampliare la cooperazione internazionale per far capire alla criminalità organizzata che non esistono più rifugi sicuri.

    Nonostante questi risultati, la minaccia resta viva: reti rivali come Dalen Network hanno già copiato il modello VaaS, e il fenomeno continua a espandersi dalla Scandinavia verso il resto del continente.

    Perché funziona: la psicologia dietro il reclutamento

    Il punto più inquietante, secondo gli studi citati da Europol e da diversi centri di ricerca, non è solo economico ma psicologico. I gruppi criminali intercettano bisogni tipici dell’adolescenza; appartenenza, status, riconoscimento, identità e li trasformano in una missione da videogioco: livelli da superare, mappe da seguire, ricompense da ottenere. La distanza digitale fa il resto: chi comanda non si mostra mai, e il ragazzo percepisce il compito come un incarico tecnico più che come la partecipazione a un omicidio reale.

    I profili più esposti condividono spesso più fattori di rischio insieme: famiglie fragili, scarsa supervisione, difficoltà scolastiche, bassa autostima, amicizie già coinvolte in piccoli reati e un uso intenso di social e piattaforme di gaming. Il reclutamento avviene quasi sempre online, spesso a partire da ambienti apparentemente innocui come server di gioco, chat vocali, gruppi Discord prima di spostarsi su canali cifrati come Telegram o Signal, dove vengono assegnati i primi “incarichi” minori e, in alcuni casi, si arriva fino alla violenza grave.

    Cosa ci dice questa storia, e cosa fare ora

    La vicenda di Foxtrot racconta qualcosa che va oltre la cronaca nera: mostra come il crimine organizzato abbia imparato a parlare il linguaggio dei ragazzi, usando le stesse logiche di missione, livello e ricompensa che troviamo nei videogiochi per trasformare adolescenti fragili in strumenti di morte, spesso senza che nemmeno arrivino a incassare il compenso promesso. Riconoscere i segnali come l’isolamento improvviso, oggetti di valore inspiegabili, ossessione per chat criptate, fascinazione per contenuti violenti può fare la differenza tra un intervento in tempo e una tragedia.

    E tu cosa ne pensi? Conoscevi il fenomeno della “violenza a pagamento” e del reclutamento online di minori? Lascia un commento con la tua opinione, condividi questo articolo per aiutare a diffondere consapevolezza su un fenomeno che riguarda già diversi paesi europei, e se vuoi approfondire ulteriormente ti invitiamo a leggere il report originale della BBC e le analisi di Europol sul tema.

    Sicurezza o sorveglianza di massa?


    L’Italia, l’AI Act e il nodo di Palantir

    Il nodo biometrico al centro della tensione tra Roma e Bruxelles

    Nelle ultime settimane, un nuovo decreto legislativo promosso dal governo italiano per ampliare i poteri di polizia sull’uso dell’intelligenza artificiale e del riconoscimento facciale in spazi pubblici ha innescato una dura presa di posizione da parte della Commissione Europea. La misura, pensata per rafforzare l’ordine pubblico in piazze, stadi e manifestazioni, prevede la raccolta e la conservazione preventiva per sette giorni dei dati biometrici di cittadini presenti in aree ritenute sensibili. Il provvedimento ha sollevato forti perplessità a Bruxelles per la sua potenziale incompatibilità con l’AI Act, il regolamento europeo sull’IA entrato a regime per tutelare i diritti fondamentali ed evitare derive di sorveglianza biometrica di massa.

    Il testo del decreto: cosa prevede la proposta italiana

    Il provvedimento al centro del dibattito introduce norme stringenti sul piano investigativo, ma estremamente discusse su quello delle libertà civili. Tra i punti chiave emersi dalle ricostruzioni legislative e giornalistiche troviamo:

    • Raccolta preventiva dei dati biometrici: la possibilità di acquisire e conservare per 7 giorni i tratti del volto e dell’iride di tutte le persone che transitano in luoghi soggetti a “esigenze di ordine pubblico” (es. percorsi di cortei o piazze durante manifestazioni sportive e politiche).
    • Uso del riconoscimento facciale a posteriori: la facoltà per le forze dell’ordine di analizzare le immagini a seguito di un reato per identificare indiziati, previo via libera giudiziario.
    • Procedure d’urgenza semplificate: in casi critici (minaccia terroristica o persone scomparse), l’autorizzazione all’uso dei dati biometrici potenziale potrebbe avvenire tramite comunicazione anche orale al Pubblico Ministero, superando la preventiva approvazione del Giudice per le Indagini Preliminari (GIP).

    Secondo esponenti dell’opposizione, giuristi ed esperti di privacy, questa architettura rischia di creare un archivio biometrico temporaneo ma massivo su cittadini del tutto estranei a qualsiasi ipotesi di reato.

    La replica di Bruxelles e i paletti dell’AI Act

    La reazione della Commissione Europea non si è fatta attendere. Un portavoce dell’Esecutivo UE ha ricordato in maniera inequivocabile che:

    “Il riconoscimento facciale negli spazi pubblici accessibili è una pratica vietata dalla legge sull’IA (AI Act).”

    L’AI Act ammette deroghe solo per scenari estremamente specifici e circoscritti come la ricerca mirata di vittime di rapimento o la prevenzione di un pericolo imminente di attacco terroristico, ma vieta categoricamente forme di sorveglianza e catalogazione indifferenziata della popolazione. La preoccupazione di Bruxelles è che l’approccio preventivo italiano trasformi la piazza pubblica in un perimetro di tracciamento costante.

    Piattaforme analitiche e il caso Palantir: come si collegano i dati?

    Quando si parla di intelligenza artificiale applicata all’ordine pubblico, il dibattito si sposta rapidamente dai singoli sensori alle piattaforme d’integrazione dati. È qui che entra in gioco il nome di Palantir, colosso tech americano spesso citato nelle analisi di intelligence e sorveglianza internazionale.

    È importante chiarire un aspetto tecnico fondamentale: Palantir non è un algoritmo di riconoscimento facciale diretto (come ad esempio Clearview AI o i firmware integrati nelle videocamere di sorveglianza). Piattaforme come Gotham o Foundry operano come motori di integrazione e sintesi dei dati.

    [Videocamere / Bodycam in Piazza]
     
     
    [Modulo Biometrico di Face Recognition] ── (Genera vettori/impronte biometriche)
     
     
    [Piattaforma Analitica (es. Palantir Gotham)]
     
                   ├── Incrocio con schede di polizia
                   ├── Incrocio con dati di mobilità e celle telefoniche
                   └── Creazione dell'Ontologia (Mappe di relazioni e percorsi)
    1. Riconoscimento ed estrazione: Le telecamere sul campo catturano i volti e un algoritmo biometrico genera un’impronta digitale del viso (vettore numerico).
    2. Integrazione ontologica: I dati rilevati vengono inviati a piattaforme analitiche centralizzate. Qui l’immagine identificata non resta un dato isolato, ma viene correlata ad archivi giudiziari, movimenti sul territorio, contatti sociali ed elementi di intelligence.

    Il nodo etico e politico risiede dunque nella combinazione tra le due tecnologie: un decreto che autorizza la raccolta di massa dei volti fornisce la materia prima per alimentare piattaforme capaci di profilare in tempo reale dinamiche di gruppo e percorsi individuali.

    Implicazioni e scenari futuri

    La vicenda rappresenta un banco di prova decisivo per l’equilibrio tra sicurezza nazionale e sovranità digitale europea. Se l’Italia dovesse confermare la linea della raccolta preventiva, si aprirebbe con ogni probabilità una procedura d’infrazione da parte dell’UE per violazione dell’AI Act e del GDPR.

    La sfida dei prossimi mesi sarà capire se l’esecutivo accoglierà i rilievi di Bruxelles ridefinendo i confini d’uso delle tecnologie biometriche o se si andrà verso uno scontro normativo sul filo della sicurezza pubblica.

    Il confine sottile della libertà digitale

    L’innovazione tecnologica mette a disposizione delle istituzioni strumenti investigativi di straordinaria potenza. Tuttavia, il confine tra la protezione del cittadino e la sorveglianza di massa rimane estremamente sottile. L’applicazione rigorosa dell’AI Act mira a garantire che l’efficienza della polizia non vada a discapito delle libertà fondamentali previste dalle democrazie europee.

    Ora tocca a te!

    Cosa ne pensi? Ritieni che la raccolta preventiva dei dati biometrici sia un sacrificio accettabile in nome della sicurezza pubblica o credi che l’AI Act debba rimanere insuperabile?

    Ti è piaciuto l’articolo? Condividilo sui tuoi canali social o con colleghi appassionati di tecnologia e diritti digitali.

    Vuoi approfondire? Lascia un commento qui sotto per discutere insieme l’impatto delle piattaforme di Big Data come Palantir nella società contemporanea.

    Oltre il profitto: Un nuovo modello per il calcio e lo sport in Italia

    “Il calcio, quello vero, nasce dalla passione prima ancora che dal pallone, dalle curve di uno stadio arroccato in mezzo a una città, dalle voci roche di chi lo ha tramandato di padre in figlio come un mestiere antico, non come un vezzo. Eppure oggi, a guardare le cronache di un pallone italiano sempre più simile a un fondo speculativo travestito da passione popolare, viene da chiedersi se non si sia smarrita, per strada, l’anima stessa del gioco. Ho voluto perciò guardarmi attorno, oltre i nostri confini, per capire se esista un modello uno solo capace di restituire al calcio la sua funzione più nobile: quella di bene comune. Il viaggio, lo confesso, mi ha sorpreso”.

    Un bene sociale

    Il modello calcistico contemporaneo, a lungo ancorato a logiche puramente finanziarie e speculative, sta affrontando una crisi di sostenibilità che impone un radicale cambio di modello. In questo scenario, emerge la necessità strategica di una ricalibrazione della “licenza sociale a operare”, trasformando il club da mera risorsa finanziaria a infrastruttura civica e bene sociale. Questo passaggio non rappresenta una posizione ideologica anti-business, bensì un investimento nella stabilità di lungo periodo: la capacità di generare valore per la comunità diventa il principale driver per mitigare i rischi e consolidare il posizionamento del brand nel tessuto urbano.

    Mettere i valori davanti al profitto significa ridefinire il successo dell’impresa sportiva attraverso metriche di impatto territoriale e inclusione. In termini gestionali, ciò si traduce nell’adozione di modelli di proprietà partecipata, nel reinvestimento sistematico degli utili nelle infrastrutture locali e in politiche di sostenibilità radicale. In questa visione, il rendimento sociale e l’efficienza economica non sono in antitesi, ma convergono verso una forma superiore di resilienza istituzionale.

    Classificazione dei nodelli alternativi: Casi studio internazionali

    La diversità dei modelli di governance a livello globale dimostra che la sostenibilità può essere declinata attraverso percorsi differenti, adattando la struttura del club alla missione sociale e ambientale di riferimento.

    ModelloEsempio ChiaveCaratteristica DistintivaObiettivo Primario
    AmbientaleForest Green RoversCertificazione Carbon Neutral ONU e leadership circular economy.Neutralità climatica e innovazione ecologica radicale.
    ComunitarioSt. Ambroeus FCProprietà collettiva dei soci e gestione orizzontale.Inclusione di soggetti marginalizzati e solidarietà civica.
    Fan-ownedModello Tedesco (50+1) / UK SupportersI tifosi detengono quote di controllo o diritti di veto strategici.Democrazia interna e protezione dell’identità storica.
    Responsabilità SocialeAS Roma / Linee guida UEFAIntegrazione delle strategie ESG e programmi di welfare territoriale.Impatto sociale e adozione di protocolli di economia circolare.


    L’analisi di casi come il Forest Green Rovers evidenzia come la sostenibilità ambientale possa diventare un asset reputazionale globale, integrando trasporti sostenibili e gestione dei rifiuti in linea con le direttive UEFA sulla circolarità. Parallelamente, club come il St. Ambroeus FC dimostrano che una governance partecipativa aumenta drasticamente la fedeltà della base sociale, trasformando il tifoso in un co-creatore di valore.

    Dal punto di vista della gestione del rischio, questi modelli favoriscono la resilienza economica. Una base di stakeholder altamente ingaggiata agisce come ammortizzatore naturale durante le fasi di declino delle prestazioni sportive; l’altissima fedeltà stabilizza i ricavi commerciali e da botteghino, riducendo la volatilità tipica dei modelli dipendenti esclusivamente dal risultato sul campo o da singoli investitori speculativi.

    La replicabilità nel contesto italiano: Sfide e opportunità

    L’Italia vanta un terreno culturale unico, dove il radicamento delle società dilettantistiche e la tradizione del calcio popolare offrono una base fertile per l’evoluzione partecipativa. Tuttavia, la scalabilità di questi modelli è ostacolata da una frammentazione normativa e da una fiscalità complessa. Nel settore professionistico, l’obbligo della forma di società di capitali impone una progettazione giuridica sofisticata per integrare la partecipazione senza violare i vincoli civilistici.

    La “via italiana” verso la sostenibilità deve articolarsi su tre livelli applicativi distinti:

    1. Livello Dilettantistico: Consolidamento del modello di proprietà diffusa focalizzato sull’impatto di quartiere.
    2. Livello Semi-professionistico: Sviluppo di partnership strutturate con istituzioni scolastiche e reti associative locali.
    3. Livello Professionistico: Integrazione degli obiettivi sociali e ambientali all’interno del piano industriale, utilizzando strumenti come le categorie speciali di azioni o strumenti finanziari partecipativi.

    Questa visione di “infrastruttura civica” deve necessariamente travalicare il calcio per abbracciare il basket, la pallavolo, il ciclismo, le arti marziali e persino gli spazi digitali di aggregazione, trasformando ogni entità sportiva in un pilastro della comunità locale.

    Dalla teoria alla pratica

    Il passo è quello più delicato. È facile guardare a Forest Green Rovers o al modello tedesco del 50+1 con l’ammirazione un po’ distante che si riserva agli esempi lontani, geograficamente e culturalmente. Ben altra cosa è chiedersi se questi principi possano attecchire nel nostro cortile di casa, in due club che condividono lo stesso mare, lo stesso stadio, la stessa città divisa a metà da una fede calcistica viscerale.

    Genoa e Sampdoria offrono, in questo senso, un laboratorio quasi perfetto: due squadre, due storie, due condizioni di partenza radicalmente diverse, eppure entrambe chiamate a rispondere alla stessa domanda di fondo. Come si concilia l’identità storica con la sostenibilità economica? Come si trasforma un tifoso da spettatore a stakeholder, senza per questo compromettere la competitività sportiva? Vediamo, caso per caso, quali condizioni renderebbero possibile questa evoluzione.


    Case study 1: Genoa – Il modello dell’evoluzione identitaria

    Per il Genoa, l’adozione di un modello partecipativo rappresenta l’evoluzione naturale di un’identità storica viscerale. Più che una rifondazione, si tratta di dare “voce” a una base sociale già esistente e consapevole.

    Condizioni necessarie per l’attuazione:

    • Apertura proprietaria: Disponibilità della proprietà attuale a cedere quote di consultazione (voice) o partecipazione a un trust di tifosi, mantenendo la stabilità del capitale.
    • Ingegneria giuridica: Utilizzo di categorie speciali di azioni che garantiscano diritti amministrativi specifici sui temi identitari (colori, logo, sede) all’interno della società di capitali.
    • Infrastruttura e erbanistica: Coinvolgimento attivo dei tifosi nel progetto stadio e nella mobilità sostenibile, non solo come fruitori ma come partner di consultazione sociale per ottenere il buy-in della città.
    • Consapevolezza strategica: Necessità di una massa critica di sostenitori capaci di esprimere competenze professionali, trasformando l’appartenenza in contributo strategico.

    Il sacrificio richiesto: Il club deve rinunciare al dogma del controllo oligarchico e assoluto. Ciò implica un rallentamento dei processi decisionali a favore della trasparenza e l’accettazione che il club non è un bene privato esclusivo, bensì un patrimonio collettivo gestito professionalmente.

    Case study 2: Sampdoria – Il Modello della rifondazione e fiducia

    Per la Sampdoria, la partecipazione è lo strumento essenziale per la ricostruzione. Qui il tema non è solo la voce, ma la generazione di fiducia reciproca per ristabilire un patto sociale e finanziario interrotto.

    Condizioni operative prioritarie:

    • Stabilizzazione finanziaria preliminare: La partecipazione dei tifosi non può essere intesa come sostituto del capitale necessario al risanamento. La stabilità economica è la condicio sine qua non per evitare che la governance partecipata diventi un mero esercizio emotivo o “decorativo”.
    • Modello ibrido non ideologico: Una struttura mista dove il capitale professionale gestisce l’area tecnica e finanziaria, mentre gli organi consultivi dei tifosi garantiscono il rispetto del patto di missione sociale.
    • Governance interna ferrea: Definizione di regole d’ingaggio rigorose per prevenire la frammentazione decisionale e assicurare che la partecipazione apporti valore e non paralisi.

    Il sacrificio richiesto: La proprietà deve rinunciare a una gestione finanziaria puramente speculativa e accentrata. Il rendimento atteso deve spostarsi dal profitto finanziario immediato a un ritorno di tipo relazionale e civico. Si richiede l’abbandono di promesse elettorali basate sul calciomercato a favore di una crescita organica e trasparente dei conti.

    Valutazione pratica: La via ibrida

    La fattibilità di questi modelli in Italia risiede nella Soluzione Ibrida: una sintesi pragmatica tra capitale professionale, management specializzato e una quota reale di partecipazione degli stakeholder. Questa architettura garantisce che il club rimanga competitivo nel mercato globale pur restando ancorato ai propri valori fondanti.

    Checklist di Autovalutazione

    Un progetto sportivo è autenticamente orientato ai valori se risponde positivamente a questi parametri:

    • Governance: Esistono meccanismi formali di consultazione o partecipazione della base sociale?
    • Reinvestimento: Gli utili sono prioritariamente destinati allo sviluppo del settore giovanile e delle infrastrutture territoriali?
    • Radicamento: Il club opera quotidianamente come attore sociale nel territorio attraverso progetti misurabili?
    • Trasparenza e Monitoraggio: Il club rendiconta il proprio impatto ambientale (emissioni) e sociale (inclusività) secondo indicatori oggettivi (es. KPI UEFA)?
    • Visione Temporale: Esiste un piano decennale che trascenda i cicli di mercato o la singola proprietà?

    Il futuro dello sport risiede nel coraggio di accettare un compromesso necessario: rinunciare a una parte del potere decisionale assoluto in cambio di una stabilità duratura, una reputazione inattaccabile e una rilevanza sociale che il solo profitto non potrà mai garantire.

    Il cambiamento non arriva mai dall’alto: arriva quando una comunità decide di non essere più solo pubblico, ma parte in causa. Se credi che il calcio meriti un futuro diverso da quello scritto nei soli bilanci, condividi questo articolo, discutine nei tuoi gruppi, portalo allo stadio la prossima domenica. La rivoluzione dei modelli sostenibili si scrive anche nei commenti, nelle assemblee di quartiere, nelle scelte di chi il pallone lo vive ogni giorno. Tocca a noi.

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