Terrore in HD

Dall’attentato di Christchurch del 2019 a oggi, il terrorismo ha imparato a fare cinema. Regia, montaggio, distribuzione virale: come l’estremismo ha colonizzato il linguaggio dei media per trasformare ogni attacco in un evento.

Il 15 marzo 2019, Brenton Tarrant entra nella moschea Al Noor di Christchurch con una GoPro montata sul casco. Non sta solo uccidendo cinquantuno persone: sta girando un film. La trasmissione è in diretta su Facebook. L’inquadratura è in prima persona, come in un videogame sparatutto. La colonna sonora è musica tradizionale serba, poi il brano nazionalista britannico Gas Gas Gas, è stata scelta con cura. Prima di entrare, ha pubblicato un manifesto di settantaquattro pagine come fosse il making of di un’opera d’arte.

Programmato per uccidere

“Solo i morti hanno visto la fine della guerra.” Non è solo il monito del filosofo George Santayana, ma l’incipit brutale di Centaura, uno dei simulatori bellici più crudi di Roblox. In un mondo dove il conflitto è dilagante e privo di leggi a frenarne la brutalità, il gioco promette “un’ultima guerra per porre fine a tutte le guerre”. Ma mentre migliaia di adolescenti si immergono in questa ricerca virtuale della pace attraverso la violenza, il confine tra pixel e realtà si dissolve. Dietro l’estetica dei cubi si nasconde un meccanismo sistemico: il “militainment”. Dalle dirette Twitch dei player-recruiter alle simulazioni jihadiste, il gaming non è più solo svago, ma un campo di battaglia per il controllo delle menti più giovani.

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