C’è un punto, nella vita pubblica di un Paese, in cui la polemica smette di essere fisiologica e diventa un sintomo. Quel punto, qui da noi in Italia, sembra essere stato superato da tempo. Oggi la politica non mira più soltanto a convincere: mira a colpire, umiliare, polarizzare. E soprattutto a semplificare tutto fino a ridurre il confronto a una formula tossica: “noi” i giusti contro “loro”,chi non la pensa come noi e in effettiin queste ultime giornate ci offrono due esempi speculari. Da una parte, a Genova, un linguaggio militante che evoca lo scontro frontale, la caccia al nemico, l’idea che la conflittualità sia di per sé una virtù. Dall’altra, un video costruito come una messinscena imperiale, in cui l’avversario politico viene esibito come ostacolo da sacrificare nell’arena. Cambiano gli schieramenti, non la grammatica. Il risultato è identico: l’avversario non è più qualcuno con cui misurarsi, ma qualcuno da delegittimare, schiacciare, ridicolizzare e perché no, eliminare.
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Il 4 luglio degli Stati Uniti, da Kennedy a Trump
Sullo sfondo delle celebrazioni del Giorno dell’Indipendenza negli Stati Uniti, i discorsi pronunciati dai Presidenti americani; da John F. Kennedy a Donald Trump, passando per Ronald Reagan e Joe Biden, rivelano una profonda metamorfosi del linguaggio del potere alla Casa Bianca. Nel corso degli ultimi sessant’anni, il tradizionale discorso del 4 luglio si è trasformato da solenne momento di riflessione costituzionale e geopolitica a strumento di mobilitazione emotiva e, infine, a vero e proprio dispositivo di polarizzazione politica. Questa evoluzione è cruciale oggi perché non descrive soltanto un cambio di stile comunicativo, ma riflette fedelmente la progressiva frammentazione della società americana e la difficoltà contemporanea nel riconoscersi in un’unica narrazione condivisa.
Citizen Vigilante e la nascita delle startup dell’odio
Citizen Vigilante è un film action-thriller del 2026 di Uwe Boll, con Armie Hammer, in cui un uomo prende la giustizia nelle proprie mani e diventa una sorta di giustiziere socialmente amplificato dai media e dai social. Se se ne parla tanto è perché è stato accusato di contenuti anti-immigrati, ha ricevuto una mancata classificazione/bando in Germania e, soprattutto, è stato rilanciato da Elon Musk su X, moltiplicandone la visibilità.
Dal meme a l’inno
Negli ultimi due anni la musica generata con IA è diventata un vettore rapido e a basso costo per diffondere brani‑meme e inni politici, casi come “Everybody Viva el Duche” e brani legati alla retorica della “remigrazione” mostrano come clip ironiche o “nano‑canzoni” possano essere amplificate da piattaforme e usate da ambienti di destra per normalizzare o trasformare in inno messaggi estremisti.
TikTok challange
Negli ultimi anni la Rete è diventata un luogo di challenge sempre più estreme, con video che raggiungono milioni di visualizzazioni e che spingono i giovani verso comportamenti pericolosi.
La pressione tra pari e il desiderio di visibilità sui social sono i principali fattori che guidano queste sfide.
L’evoluzione di “Dolos”
Il caso “Beatrice Moretti” documentato attraverso un’analisi forense OSINT approfondita è il prototipo di quello che gli esperti chiamano identità sintetica: un profilo digitale costruito artificialmente per generare fiducia, stupore e, infine, denaro.
True Crime Community
Se pensi che la True Crime Community sia solo un gruppo di appassionati di podcast di cronaca nera, purtroppo ti sbagli. C’è un lato molto più oscuro.
Dio, potere & denaro alla Casa Bianca
Dal 7 febbraio 2025, alla Casa Bianca esiste un ufficio dedicato alla fede. Non è una cappella, non è un servizio di cappellania. È un organo politico con potere reale, guidato da una telepredicatrice neopentecostale che paragona Donald Trump a Gesù Cristo risorto. Si chiama White House Faith Office, e la sua esistenza racconta qualcosa di fondamentale su come la religione o almeno una sua versione molto specifica stia ridisegnando l’America.
Terrore in HD
Dall’attentato di Christchurch del 2019 a oggi, il terrorismo ha imparato a fare cinema. Regia, montaggio, distribuzione virale: come l’estremismo ha colonizzato il linguaggio dei media per trasformare ogni attacco in un evento.
Il 15 marzo 2019, Brenton Tarrant entra nella moschea Al Noor di Christchurch con una GoPro montata sul casco. Non sta solo uccidendo cinquantuno persone: sta girando un film. La trasmissione è in diretta su Facebook. L’inquadratura è in prima persona, come in un videogame sparatutto. La colonna sonora è musica tradizionale serba, poi il brano nazionalista britannico Gas Gas Gas, è stata scelta con cura. Prima di entrare, ha pubblicato un manifesto di settantaquattro pagine come fosse il making of di un’opera d’arte.
Dubai 2026: Quando il Cristallo si incrina
Per decenni, Dubai ha venduto un’immagine di invulnerabilità. Gli influencer e i milionari che l’hanno scelta come casa si sono svegliati sabato 1° marzo sotto il fragore delle esplosioni. La narrazione è passata istantaneamente da “tutto è possibile” a “tutto è fragile”.
