Il recente taglio di 8.000 posti di lavoro operato da Meta, circa il 10% della sua forza lavoro non costituisce una manovra di efficientamento ciclico, ma un pivot strategico radicale verso un’infrastruttura aziendale interamente dominata dall’Intelligenza Artificiale. In questa fase, il capitale umano non viene ridotto per “tagliare i costi”, ma viene attivamente convertito in dati per addestrare i propri sostituti digitali. Il dato macroeconomico è impressionante: un investimento di 145 miliardi di dollari in infrastrutture IA, destinato a data center e semiconduttori avanzati, mentre la gestione dei dipendenti rimasti assume i contorni di una vera e propria “espropriazione del valore umano”.
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L’Intelligenza Artificiale come ‘Yes Man’
La frase di Sam Altman, CEO di OpenAI, ha rivelato una verità sconvolgente: molte persone cercano nell’intelligenza artificiale il “sostegno che non hanno mai avuto nella vita”. L’IA sta diventando un cerotto tecnologico su profonde ferite sociali.
E mentre il dibattito su questa dipendenza è in corso, Instagram lancia AI Studio. Uno strumento che sembra non voler risolvere il problema, ma anzi, implementarlo su larga scala.
Da chatbot che replicano il Duce a personaggi AI che veicolano contenuti inappropriati, la domanda sorge spontanea: stiamo davvero andando alla deriva? E quali sono le conseguenze a lungo termine?
Nuova funzione AI di Instagram
Instagram testa la funzione “Imagine Yourself”, che mostra immagini AI basate sui selfie degli utenti. Un’innovazione affascinante o una minaccia per la privacy? Scopri di più sulle implicazioni di questa novità.
