Nell’attuale scenario geopolitico, la sovranità esecutiva ha subito una mutazione ontologica definibile come la “Hollywoodizzazione” dell’autorità. Non siamo più di fronte alla semplice gestione amministrativa dello Stato, ma a una vera e propria telemorfosi del potere, dove l’esercizio del comando si sovrappone ai codici della produzione cinematografica e dell’intrattenimento digitale. Il passaggio dal discorso diplomatico sobrio e tecnocratico al framework della meme-war rappresenta una scelta strategica deliberata: nell’era della distrazione di massa, la legittimazione non deriva più dalla correttezza procedurale o dall’accuratezza fattuale, ma dalla capacità di dominare l’economia dell’attenzione attraverso narrazioni spettacolari.
Questa nuova liturgia politica si fonda su un’estetica “buono alla prima”.
