Se non stai pagando per un prodotto,
allora vuol dire che il prodotto sei tu.
Da quando abbiamo deciso di cedere i nostri dati personali ai vari social network, (ma davvero credevamo fossero gratis?) la nostra vita privata è diventata di pubblico dominio; i nostri gusti, le amicizie, cosa mangiamo, come ci vestiamo, cosa desideriamo e cosa detestiamo, le nostre idee, come la pensiamo su certi argomenti, il nostro credo e i piccoli e grandi vizi, tutto viene scandagliato e memorizzato, per poi apparire al momento giusto quando meno lo aspettiamo.
L’occhio del grande fratello ci scruta e ci giudica, ci avverte se stami tirando un po’ troppo la corda, ci banna se l’abbiamo tirata troppo, ci perdona se poi ci comportiamo bene e ci dona vita eterna, ma c’è un modo per fuggire a tutto ciò?
C’era una volta l’anonimato.
Una volta c’era l’internet dei primordi, e sì io me lo ricordo bene, era il 1998 quando intrapresi il mio viaggio nel web, con un modem a 33.6 k collegato alla linea telefonica, lento come una lumaca e che si disconnetteva spesso e volentieri. In quell’internet preistorico tutto era anonimo nel bene e nel male, poi arrivarono i social network con tutto ciò che ne consegure e l’anonimato sparì… Per legge.
Da sempre, l’anonimato ha rappresentato una condizione fondamentale per la libertà di parola e di espressione degli individui, diritto importantissimo e riconosciuto da tutti i governi democratici. Grazie a ciò voci controverse e spesso offensive verso chi detiene il potere e non solo si sono frequentemente fatte sentire grazie alla copertura dell’anonimato: molti autori che potevano aver paura di essere perseguiti a causa del loro pensiero hanno così avuto modo di esprimere liberamente le proprie opinioni anche se discutibili, senza temere vendette. Gli pseudonimi hanno sempre giocato un ruolo fondamentale per la politica e la letteratura satirica in genere, permettendo anche a persone “marchiate” dalle opinioni espresse di esprimere le proprie idee senza il pericolo che queste venissero travisate o rifiutate a priori e molti scrittori censurati hanno continuato a lavorare proprio grazie alla possibilità di utilizzare un nome fittizio.
Tutto cambia.
Adesso l’anonimato online viola la protezione della privacy e pure i diritti dell’uomo.
“I fornitori di servizi di memorizzazione permanente hanno l’obbligo di richiedere, all’atto dell’iscrizione del destinatario del servizio, un documento di identità in corso di validità”. È questo il cuore del disegno di legge n.895, comunicato alla Presidenza del Senato lo scorso 24 ottobre dal primo firmatario, senatore Nazario Pagano (Forza Italia) ma a firma di una lunga serie di suoi colleghi (Giammanco, Bernini, Malan, Damiani, Floris, Viatali, Aimi e Cangini, nda).
Soluzioni ne abbiamo?
Difendere l’anonimato è un diritto, così come è un diritto la libertà individuale, così come è un diritto la critica se costruttiva, senza fare di tutta l’erba un fascio e ammucchiarla in un angolo per darle fuoco nel nome della sicurezza collettiva e quindi?

ZERONET
ZeroNet è un network decentralizzato basato sull’omonimo software creato nel 2015 da Tamas Kocsis. Il programma permette la creazione di siti web ospitati in una rete peer to peer simile alla rete Bittorrent in cui ogni nodo della rete possiede una copia dei siti che visita e ne garantisce la distribuzione agli altri utenti. Il programma è scritto in python ed è completamente open source, rilasciato nei termini della licenza GPL. Al contrario dei normali siti web che sono identificabili tramite un indirizzo IP e un nome di dominio, gli ziti (nome che hanno i siti ospitati su Zeronet) sono identificati da una chiave crittografica pubblica, mentre le chiavi private consentono ai singoli utenti di firmare i contenuti da loro pubblicati (funzionando in modo simile a un indirizzo dei portafogli Bitcoin). Sono inoltre presenti dei tracker del tutto simili a quelli della rete Bittorrent per gestire le comunicazioni fra i nodi.
Zeronet è:
Gratuito: essendo i siti ospitati dagli utenti che li visitano non ci sono costi di gestione.
Sempre online: i siti che visiti sono nel tuo computer/smartphone e puoi accedervi anche senza essere connesso ad internet. La connessione serve solo per creare o scaricare dei nuovi contenuti.
Senza censura: Come per le altri reti P2P, per far sparire un contenuto è necessario disconnettere tutti i PC osmartphone della rete che lo ospitano. Nessun governo può quindi ostacolare la diffusione di informazioni scomode.
Automoderato: Nelle reti P2P decide l’utente cosa condividere e cosa no e lo stesso vale con i siti ospitati sulla rete ZeroNet. Questo in primo luogo elimina la responsabilità di ISP e social media nella gestione dei contenuti che veicolano e inoltre garantisce un’indubbia attribuzione delle responsabilità a chi usa la rete per commettere qualcosa d’illegale, risolvendo una volta per tutte il problema della responsabilità legale dei contenuti diffusi online e garantendo a ognuno di noi di non essere complice della diffusione anche solo di contenuti a noi sgraditi.
Anonimato: ZeroNet garantisce la riservatezza ma non la segretezza. Perché la riservatezza è importante? La riservatezza (che non significa impunità e deresponsabilizzazione, dato che gli indirizzi IP che identificano gli utenti sono pubblici e possono essere richiesti da un giudice in caso di indagine) è quella bellissima cosa che permette su internet di non avere pregiudizi verso gli altri, permettendo ad esempio ad un nazista di parlare con un nero senza saperlo e magari poi cambiare la propria opinione. Questa “riservatezza” al giorno d’oggi è sempre più minacciata dal narcisismo esasperato che sta dominando il web e lo sta trasformando in un terreno di competizione spietata pieno di haters (odiatori). Nel “vecchio web” invece al limite esistevano i troll ,oggi spesso scambiati con gli haters, da cui però differiscono radicalmente. Mentre l’obbiettivo degli hater è distruggere il loro bersaglio con atti che vanno dal cyberbullismo alla diffamazione, il troll si limita a divertirsi provocando zizzania in un gruppo.
Tuttavia utilizzando TOR è possibile garantire anche la segretezza, ma questa è un’altra storia.
