La Storia di Shari Franke
Il lato oscuro della “disciplina”
Ruby Franke, una madre di sei figli ed ex influencer di YouTube, è stata arrestata il 30 agosto 2023 con l’accusa di abusi aggravati su minori. La sua popolarità derivava dal canale YouTube 8 Passengers, che documentava la vita della sua famiglia mormone, ma è emersa una realtà inquietante dietro le quinte. Franke e la sua socia, Jodi Hildebrandt, sono accusate di maltrattamenti estremi, tra cui la privazione di cibo e punizioni fisiche severe
I Dettagli del Caso
Maltrattamenti Documentati: Ruby Franke ha condiviso metodi educativi discutibili sul suo canale, come negare cibo e spazio personale ai figli. È emerso che i bambini venivano puniti in modi severi, come costringerli a fare flessioni o privarli dei regali di Natale per comportamenti considerati scorretti
Fuga e Arresto: La situazione è diventata critica quando uno dei figli, un ragazzo di 12 anni, è riuscito a fuggire da casa e ha chiesto aiuto a un vicino, rivelando segni di malnutrizione e abusi. Questo ha portato alla scoperta di altri due bambini in condizioni simili.
Sentenza: Ruby e Jodi hanno successivamente patteggiato colpevolezza per abusi aggravati e sono state condannate a 30 anni di carcere ciascuna
La Testimonianza di Shari Franke
Shari Franke, la figlia maggiore, ha parlato pubblicamente della sua esperienza. Ha descritto come la vita della sua famiglia fosse costantemente ripresa per il pubblico e ha denunciato l’industria del family vlogging come una forma di sfruttamento dei bambini. Shari ha affermato che i video spesso mostravano momenti vulnerabili della sua vita, trasformandoli in contenuti monetizzabili. Durante una testimonianza davanti ai legislatori statunitensi, ha espresso il desiderio di porre fine al family vlogging e ha sottolineato i danni psicologici causati da questa esposizione.
Il caso di Ruby Franke solleva importanti questioni sulla protezione dei minori nel contesto dei social media e del family vlogging. La testimonianza di Shari evidenzia i rischi associati all’esposizione pubblica dei bambini e l’urgenza di regole più severe per tutelare i diritti dei minori online.
Shari Franke ha recentemente testimoniato davanti ai legislatori dello Utah, rivelando le dure verità dietro la sua esperienza come figlia di una influencer di famiglia. Durante la sua testimonianza, ha dichiarato: “Non vengo oggi come figlia di una criminale, né come vittima di una madre abnormemente abusiva. Vengo oggi come vittima del family vlogging”
Ha sottolineato che non esiste una giustificazione valida per postare i propri figli online per soldi o fama. Ha descritto il family vlogging come un lavoro a tempo pieno, con dipendenti e strategie di marketing, ma con una differenza fondamentale: “Tutti i dipendenti sono bambini”
Shari ha condiviso esperienze traumatiche, affermando che molti dei video più popolari erano girati in momenti vulnerabili della sua vita, come quando era malata o imbarazzata. Ha detto: “Alcuni dei nostri video più popolari sono stati girati quando ero malata o in un momento particolarmente imbarazzante. Il mondo ha visto me, adolescente, voler solo piangere in privato”.
Guarda la testimonianza
Inoltre, ha parlato dell’impatto negativo che questa esposizione continua ha avuto sulla sua vita sociale: “I miei amici diventavano scarsi, perché nessuno voleva essere filmato”
Shari ha concluso la sua testimonianza esprimendo il desiderio di porre fine al family vlogging e di sensibilizzare sull’esplorazione dei bambini online: “Se potessi tornare indietro e rifare tutto, preferirei avere un conto in banca vuoto ora e non avere la mia infanzia appesa su Internet”.
La sua testimonianza mette in luce le problematiche etiche e psicologiche legate alla monetizzazione della vita dei bambini sui social media.
Shari Franke ha descritto l’esperienza di essere una “baby influencer” come un’esistenza costantemente sotto l’occhio delle telecamere, priva di privacy e senza possibilità di scelta. Durante la sua testimonianza al Congresso dello Utah, ha affermato:”La videocamera non si spegne mai e non esiste una pausa dalle riprese”.
Ha evidenziato che il vlogging familiare non è solo un modo per condividere momenti in famiglia, ma un vero e proprio lavoro a tempo pieno con dipendenti, carte di credito aziendali e strategie di marketing. La differenza fondamentale è che “tutti i dipendenti sono bambini”.
Shari ha raccontato che la sua infanzia è stata documentata in modo implacabile, con ogni momento, dai più felici a quelli vulnerabili, registrato e pubblicato. Ha condiviso esperienze traumatiche, come quando è stata filmata mentre piangeva per un momento imbarazzante: “Alcuni dei nostri video più popolari sono stati girati quando ero malata o in un momento particolarmente imbarazzante. Il mondo ha visto me, adolescente, voler solo piangere in privato”.
Inoltre, ha sottolineato l’impatto negativo di questa continua esposizione sulla sua vita sociale: “I miei amici diventavano scarsi, perché nessuno voleva essere filmato”.
Shari ha concluso la sua testimonianza affermando che, se potesse tornare indietro, preferirebbe avere un conto in banca vuoto piuttosto che avere la sua infanzia esposta su Internet: “Nessuna somma di denaro che ho ricevuto ha fatto valere la pena di ciò che ho vissuto”.
La sua esperienza mette in luce le problematiche etiche e psicologiche legate al fenomeno del family vlogging e alla monetizzazione della vita dei bambini sui social media.
Shari Franke ha espresso preoccupazioni significative riguardo alle conseguenze che il fenomeno dei baby influencer potrebbe avere sulle future generazioni. Durante la sua testimonianza, ha sottolineato diversi aspetti critici:
Perdita dell’Innocenza: Shari ha affermato che il family vlogging ha “rovinato la sua innocenza” e ha avvertito che esperienze simili stanno accadendo a molti altri bambini.
Traumi Emotivi: Ha descritto come la continua esposizione a situazioni vulnerabili, come malattie o momenti imbarazzanti, possa portare a traumi emotivi duraturi. Ha condiviso esperienze in cui i suoi momenti più difficili sono stati trasformati in contenuti monetizzabili, esponendola a giudizi e commenti negativi.
Sfruttamento Economico: Shari ha messo in evidenza come i bambini siano spesso sfruttati per il profitto dei genitori, senza alcuna considerazione per il loro benessere. Ha affermato che non esiste una giustificazione morale per pubblicare i propri figli online per guadagni economici:
“Non c’è mai, mai una buona ragione per pubblicare online i tuoi figli per soldi o fama” .
Mancanza di Protezione Legale: Ha evidenziato l’assenza di leggi adeguate a proteggere i diritti dei minori nel contesto del family vlogging. Solo pochi stati hanno iniziative legislative per garantire che i bambini ricevano compensi equi per il loro lavoro e siano protetti dallo sfruttamento.
Esposizione ai Predatori Sessuali: Shari ha sollevato preoccupazioni riguardo ai rischi associati alla condivisione della vita dei bambini online, inclusa l’esposizione a predatori e molestie. Ha affermato che molti genitori sono consapevoli di questi rischi ma continuano a postare contenuti per cercare visibilità e guadagni.
C’è bisogno della necessità di un cambiamento: Shari ha chiesto un intervento legislativo per proteggere i diritti dei minori e ha invitato la società a riflettere sulle conseguenze delle azioni legate al family vlogging. Ha esortato a creare un sistema di tutela per evitare che le generazioni future subiscano le stesse esperienze traumatiche.
In sintesi, Shari teme che le future generazioni di baby influencer possano affrontare gravi conseguenze psicologiche, essere sfruttate economicamente e correre rischi significativi nel mondo digitale se non vengono adottate misure protettive adeguate.
Il caso di Shari Franke e la sua testimonianza sul fenomeno del family vlogging offrono uno sguardo profondo e allarmante sulle sfide e i rischi associati all’esperienza di essere una “baby influencer”. La sua storia mette in luce le problematiche etiche legate alla monetizzazione della vita dei bambini e il potenziale sfruttamento che può derivarne. Shari ha evidenziato come la continua esposizione a momenti vulnerabili possa portare a traumi emotivi duraturi, isolando i bambini dai loro coetanei e privandoli della loro innocenza. Inoltre, ha sollevato preoccupazioni riguardo ai rischi di sicurezza online e alla mancanza di protezione legale per i minori coinvolti nel family vlogging.

La sua testimonianza serve da monito per genitori, legislatori e società nel suo complesso: è fondamentale riflettere sulle conseguenze delle azioni legate alla condivisione della vita familiare sui social media. È essenziale adottare misure per garantire la sicurezza e il benessere dei bambini, proteggendo le loro infanzie da sfruttamenti e pressioni esterne. In un’epoca in cui i social media giocano un ruolo sempre più centrale nelle nostre vite, è cruciale promuovere una cultura che valorizzi la privacy e il rispetto per i diritti dei minori, affinché le generazioni future possano crescere in un ambiente più sicuro e sano.
