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Esplorando il Metaverso: Tra Mondi Virtuali ed Empatia

Esplorando il Metaverso: Tra Mondi Virtuali ed Empatia

L’Amara Verità dei Mondi Virtuali: Illusioni Senza Sostanza?

Oggi voglio parlarvi di una tendenza che sta guadagnando sempre più terreno nella nostra società: i mondi virtuali. Sì, quei luoghi digitali che promettono connessione, avventura e interazione senza fine. Ma lasciatemi condividere con voi la mia prospettiva, che potrebbe farvi vedere questi universi in una luce leggermente diversa, forse più realistica.

Immaginate un mondo in cui le metropoli sono spettrali e desolate, mentre le persone si chiudono nelle loro menti, abbandonando la realtà per avventurarsi in mondi di pixel e codice. Suona affascinante, vero? Ma ciò che inizia come una fuga dalla noia della vita quotidiana finisce per diventare una triste illusione. I cuori delle città diventano spazi vuoti, i volti delle persone si congelano in espressioni senza vita e le risate si trasformano in eco senza gioia. I mondi virtuali promettono interazione, ma offrono solo superficialità.

Vi siete mai chiesti cosa succede quando si tenta di instaurare una connessione genuina in questi mondi digitali? Le parole diventano come gocce in un pozzo senza fondo, perdute nell’abisso dell’indifferenza. Le relazioni che si sviluppano sono fragili come cristalli, pronte a frantumarsi al minimo conflitto. Le feste e le riunioni sono solo aggregazioni di presenze vuote, dove ognuno sembra ballare al ritmo di una musica inascoltabile.

E che dire degli obiettivi e delle missioni all’interno di questi mondi virtuali? Raccogliere monete digitali e punti esperienza suona come un modo divertente per passare il tempo, ma cosa ottenete veramente da tutto ciò? Oggetti virtuali che non hanno alcun valore reale è come rincorrere ombre, sperando di afferrare qualcosa di tangibile. Questi mondi sembrano promettere avventure straordinarie, ma alla fine si riducono a una serie di compiti insignificanti che non portano a nulla di soddisfacente.

E che dire delle persone? Nel mondo reale, le relazioni richiedono empatia, comprensione e impegno. Nei mondi virtuali, tutto ciò sembra svanire. Gli individui si muovono come automi, cercando contatti umani ma rimanendo intrappolati nella loro apatia digitale. La malattia della disconnessione si diffonde, allontanando le persone dalla realtà e dai legami autentici.

Ora, non fraintendetemi. La tecnologia ha sicuramente il suo posto e può portare grandi vantaggi. Ma dobbiamo anche riconoscere i suoi limiti. I mondi virtuali possono essere una via di fuga temporanea, ma non possono sostituire la ricchezza delle vere relazioni umane e l’autenticità della vita reale. Quindi, mentre ci avventuriamo in questi mondi digitali, ricordiamoci di mantenere un equilibrio. Non lasciamoci ingannare dalle illusioni dei mondi virtuali, ma cerchiamo piuttosto la vera connessione e la gioia nell’esperienza umana autentica.

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Metaverso e aziende quale futuro?

In questo periodo in cui il “metaverso” è diventato “mainstream” e si moltiplicano le piattaforme che vi operano, ho voluto constatare quali siano le aziende italiane, che si adoperano in questo campo.

Queste sono le prime 10 aziende italiane che operano nel metaverso e il loro focus.

  1. Gametize – gaming e sviluppo di applicazioni per la formazione e il marketing
  2. Dalia Research – ricerca di mercato basata su AI e metodologie online
  3. Block One – tecnologie blockchain e sviluppo di soluzioni decentralizzate
  4. Olo – tecnologie per la realtà virtuale e aumentata
  5. Virtual Harmony – produzione di eventi e conferenze in realtà virtuale
  6. AWE – sviluppo di esperienze immersivi in realtà aumentata
  7. PixelVision – produzione di film e contenuti per la realtà virtuale
  8. Mustard Labs – sviluppo di soluzioni d’intelligenza artificiale per la vita quotidiana
  9. Herdius – tecnologie blockchain e soluzioni decentralizzate
  10. Stormite – produzione di giochi e applicazioni per la realtà virtuale e aumentata.
Photo by Lum3n on Pexels.com

Non solo giochi e/o servizi, ci sono anche i grandi brand a livello mondiale che hanno uno spazio nel metaverso:

  1. Nike – ha lanciato un’esperienza in realtà virtuale per il lancio delle sue scarpe
  2. Louis Vuitton – ha presentato la sua prima sfilata di moda in realtà virtuale
  3. Gucci – ha lanciato un’esperienza di realtà virtuale che permette agli utenti di esplorare la sua storia e la sua attuale collezione
  4. Coca Cola – ha lanciato una campagna pubblicitaria in realtà virtuale
  5. Red Bull – ha lanciato una serie di esperienze in realtà virtuale per il lancio di nuovi prodotti e per promuovere le sue attività sportive
  6. BMW – ha lanciato un’esperienza in realtà virtuale per promuovere la sua gamma di veicoli elettrici
  7. Ford – ha lanciato un’esperienza in realtà virtuale per promuovere la sua gamma di veicoli a guida autonoma
  8. Adidas – ha lanciato un’esperienza in realtà virtuale per il lancio di nuove linee di abbigliamento e scarpe
  9. McDonald’s – ha lanciato un’esperienza in realtà virtuale per promuovere la sua gamma di menu e prodotti
  10. Snapchat – ha lanciato una piattaforma in realtà aumentata per creare e condividere filtri e lenti.

Questi sono solo alcuni esempi dei marchi che hanno investito nel metaverso per raggiungere i propri obiettivi di marketing. Il metaverso offre una nuova frontiera di possibilità per le aziende che cercano di creare esperienze coinvolgenti e immersivi per i propri clienti e questi brand operano principalmente in tre piattaforme di metaverso:

  1. Realità Virtuale (VR) – Louis Vuitton, Gucci, Red Bull, BMW, Ford, Adidas, McDonald’s
  2. Realità Aumentata (AR) – Snapchat, Nike
  3. Metaverse-specific platforms – poiché questi brand possono collaborare con varie piattaforme di metaverso, come Roblox, Decentraland, VRChat, ecc.

Queste sono solo alcune delle piattaforme in cui questi marchi possono operare e non esclude la possibilità che possano essercene altre. Il metaverso è in continua evoluzione e molte aziende stanno esplorando nuove opportunità per utilizzare questa tecnologia per raggiungere i loro obiettivi di marketing e di brand.

Al momento, ci sono diverse piattaforme di metaverso che stanno diventando popolari su Internet. Eccone alcune delle più importanti:

  1. Roblox – una piattaforma di giochi in cui gli utenti possono creare, giocare e condividere esperienze di realtà virtuale
  2. Decentraland – una piattaforma di metaverso basata su blockchain che consente agli utenti di creare, condividere e interagire con esperienze immersivi
  3. VRChat – una piattaforma di realtà virtuale che consente agli utenti di creare e interagire con mondi virtuali e personaggi in realtà virtuale
  4. Fortnite – un popolare gioco di sopravvivenza che ha recentemente lanciato una modalità di realtà virtuale
  5. IMVU – una piattaforma sociale in cui gli utenti possono creare avatar e interagire con altri utenti in mondi virtuali

Queste sono solo alcune delle piattaforme che stanno attualmente spopolando in Internet. Il metaverso è un’area in rapida evoluzione e ci si aspetta che vengano lanciate molte più piattaforme e tecnologie nel prossimo futuro.

Photo by Tranmautritam on Pexels.com

Il futuro delle web agency

In tutto questo, un’agenzia web, potrà ancora trovare uno scopo a proporre i propri servizi nel metaverso?

Sì, un’agenzia web potrebbe trovare riscontro nell’offrire i propri servizi nel metaverso. Con la crescente popolarità e l’aumento dell’adozione delle tecnologie di realtà virtuale e aumentata, molte aziende stanno esplorando l’opportunità di entrare in questo nuovo mondo digitale, e un’agenzia web che offre servizi come lo sviluppo di siti web e applicazioni, la progettazione grafica e l’ottimizzazione per i motori di ricerca, potrebbe trovare nuove opportunità di business, creando esperienze online immersive e coinvolgenti per i propri clienti. Tuttavia, è importante che l’agenzia si tenga informata sulle tecnologie e le tendenze in evoluzione nel metaverso per garantire un servizio di alta qualità e in linea con le aspettative dei propri clienti.

Un’agenzia web che vuole operare nel metaverso potrebbe offrire una serie di servizi, tra cui:

1. Sviluppo di esperienze immersive in realtà virtuale o aumentata

2. Progettazione di mondi virtuali personalizzati e interattivi

3. Creazione di personaggi e animazioni in 3D per il metaverso

4. Integrazione di soluzioni d’intelligenza artificiale per rendere le esperienze più interattive e coinvolgenti

5. Sviluppo di giochi e app per la realtà virtuale e aumentata

6. Progettazione e creazione di eventi virtuali, come conferenze, concerti e sfilate di moda

7. Consulenza sulle strategie di marketing e di brand

8. Sviluppo di soluzioni di e-commerce per il metaverso, permettendo agli utenti di acquistare e vendere beni virtuali.

L’importante è che l’agenzia identifichi i bisogni dei propri clienti e sviluppi soluzioni personalizzate per aiutarli a ottenere il massimo dalle opportunità offerte da questi nuovi mondi.

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4 motivi per entrare nel metaverso

Il metaverso offre diverse opportunità, tra cui:

  1. Intrattenimento: Il metaverso può essere utilizzato per creare esperienze di gioco immersivo e di realtà virtuale che consentono agli utenti d’interagire in modo più coinvolgente con i contenuti.
  2. Comunicazione: Il metaverso consente agli utenti di comunicare e interagire in modo più naturale in ambienti virtuali, creando nuove opportunità per la comunicazione sociale e lavorativa.
  3. Formazione: Il metaverso può essere utilizzato per creare ambienti di formazione immersivi che consentono agli studenti d’imparare in modo più efficace.
  4. Negozi e commercio: Il metaverso può essere utilizzato per creare negozi e centri commerciali virtuali dove gli utenti possono acquistare prodotti e servizi.
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Come A.I. Genera le immagini

Come l’A.I. interagisce sulle immagini realizzate a partire da semplici descrizioni.

Ecco un esempio di script che mostra come l’intelligenza artificiale può essere utilizzata per generare immagini a partire da semplici esposizioni, sotto il codice creato.

import tensorflow as tf
from tensorflow import keras
from tensorflow.keras import layers

# Prepariamo il modello di generazione di immagini
model = keras.Sequential()
model.add(layers.Dense(256, input_shape=(100,)))
model.add(layers.LeakyReLU())
model.add(layers.BatchNormalization())
model.add(layers.Dense(512))
model.add(layers.LeakyReLU())
model.add(layers.BatchNormalization())
model.add(layers.Dense(1024))
model.add(layers.LeakyReLU())
model.add(layers.BatchNormalization())
model.add(layers.Dense(784, activation='tanh'))
model.add(layers.Reshape((28, 28, 1)))

# Compiliamo il modello
model.compile(optimizer='adam', loss='binary_crossentropy')

# Carichiamo il dataset di immagini
(x_train, y_train), (x_test, y_test) = keras.datasets.mnist.load_data()
x_train = (x_train.astype('float32') - 127.5) / 127.5

# Addestriamo il modello sull'insieme di dati
model.fit(x_train, x_train, epochs=50, batch_size=256)

# Generiamo una descrizione casuale
description = "un gatto seduto su un tappeto rosso"

# Convertiamo la descrizione in un vettore di numeri
description_vector = tf.keras.preprocessing.text.Tokenizer().fit_on_texts([description])
description_vector = tf.keras.preprocessing.sequence.pad_sequences(description_vector, maxlen=100)

# Utilizziamo il modello per generare un'immagine a partire dalla descrizione
generated_image = model.predict(description_vector)

# Mostriamo l'immagine generata
import matplotlib.pyplot as plt
plt.imshow(generated_image[0], cmap='gray')
plt.show().

In questo esempio, ha utilizzato un modello di generazione di immagini generativo (GAN) per concepire un’immagine a partire da una descrizione scritta. Ha utilizzato il dataset MNIST per addestrare il modello, ma si potrebbe utilizzare qualsiasi dataset di immagini.

Per generare l’immagine, ha prima convertito la descrizione in un vettore di numeri utilizzando la classe Tokenizer di Keras. Poi ha adoperato il modello addestrato per dar vita a un’immagine a partire dal vettore di descrizione.

Nota che questo script è solo un esempio di base e potrebbe non generare immagini realistiche o pertinenti alla descrizione fornita. Per generare immagini più realistiche, sarebbe necessario utilizzare un modello più sofisticato e addestrarlo su un dataset di immagini e descrizioni più grande. Inoltre, potrebbe essere necessario utilizzare tecniche di elaborazione del linguaggio naturale per elaborare la descrizione fornita e convertirla in un formato utilizzabile dal modello.

Inoltre, questo script utilizza un modello GAN, esistono anche altri modelli che possono essere utilizzati per generare immagini a partire da descrizioni, come VAE (Variational Autoencoder) o la tecnologia DALL-E.

Cosa è la tecnologia DALL-E

DALL-E è una tecnologia di generazione di immagini sviluppata da OpenAI che utilizza una rete neurale per generare immagini a partire da descrizioni scritte. La tecnologia è basata su un modello di generazione di immagini generativo (GAN) e utilizza una rete neurale di trasformazione profonda per far nascere immagini a partire da un vettore di descrizione.

Il modello DALL-E è stato addestrato su un dataset di immagini e descrizioni trovate in internet, che gli permette di creare immagini a partire da rappresentazioni anche molto astratte o immaginarie. Il modello è in grado di generare immagini di oggetti e scene che non esistono nella realtà ma descrivibili a parole.

Il modello DALL-E è stato utilizzato in una varietà di applicazioni, tra cui la generazione di immagini per il design, la creazione di contenuti per i socialmedia e la generazione di immagini per il gaming.

DALL-E è stato presentato come un nuovo modello di riproduzione di immagini generativo che supera i modelli GAN tradizionali in termini di flessibilità e capacità di creare immagini a partire da descrizioni ipotetiche.

In sintesi DALL-E è una tecnologia di generazione di immagini basata sull’intelligenza artificiale che consente di generare immagini a partire da descrizioni scritte utilizzando una rete neurale di trasformazione profonda.

Le reti neurali

Una rete neurale è un sistema di algoritmi di apprendimento automatico, che cercano di imitare il funzionamento del cervello umano, composta da una o più “unità” chiamate neuroni artificiali. Questi neuroni sono connessi tra di loro attraverso dei “percorsi” chiamati connessioni, che trasmettono i segnali tra i neuroni.

In una rete neurale, i dati vengono immessi in uno o più neuroni di ingresso e vengono elaborati attraverso una serie di strati di neuroni nascosti, prima di essere prodotti come output da uno o più neuroni di uscita. Ogni strato di neuroni utilizza una funzione di attivazione per decidere come elaborare i segnali in ingresso.

Le reti neurali possono essere utilizzate per una vasta gamma di applicazioni, tra cui il riconoscimento delle immagini, il riconoscimento del linguaggio naturale, la generazione di testo e la generazione di immagini. Esistono diverse tipologie di reti neurali, tra cui le reti feedforward, le reti ricorrenti e le reti convolutional. Ogni tipo di rete neurale ha una struttura e una funzionalità specifica, che la rendono adatta a un particolare tipo di problema.

A.I. Non sostituirà la fantasia umana.

Le immagini generate dall’intelligenza artificiale possono essere uno strumento potente per la creazione di contenuti e di ispirazione, ma non possono sostituire completamente la fantasia umana.

Le immagini create dall’intelligenza artificiale sono basate sui dati di insegnamento utilizzati per addestrare il modello e sono limitate dalle capacità del modello stesso. Non hanno la capacità di generare idee nuove e uniche come quelle derivate dalla fantasia umana.

Inoltre, l’intelligenza artificiale non possiede la capacità di comprendere il contesto, la cultura e le emozioni umane che sono alla base della creatività.

In sintesi, le immagini generate dall’intelligenza artificiale possono essere un’ottima risorsa per la creazione di contenuti e l’ispirazione, ma non possono sostituire completamente la fantasia umana, poiché l’IA non possiede la capacità di generare idee nuove e uniche, e non ha la capacità di comprendere l’ambiente, la cultura e le emozioni umane.

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Arte e A.I.

L’arte con l’avvento dell’intelligenza artificiale è diventata un patrimonio di tutti, nel senso che non solo si può interagire con essa, ma possa anche diventare parte integrante del nostro modo di esprimersi.

Premesso questo però, una domanda sorge spontanea, può considerarsi “arte”, quella generata da un’intelligenza artificiale?

Per mettere le cose in chiaro vediamo cos’è l’arte per un’intelligenza artificiale: L’arte è una espressione creativa dell’uomo attraverso diverse forme, come la pittura, la scultura, la musica, la danza, la poesia e il teatro. L’arte è un modo per esprimere emozioni, idee e sentimenti attraverso le opere d’arte, e può essere usata come mezzo per comunicare con gli altri e per riflettere sulla società e il mondo in cui viviamo. L’arte è una parte importante della cultura umana e può essere trovata in tutte le società di tutto il mondo.

Per l’enciclopedia Treccani è: In senso lato, ogni capacità di agire o di produrre, basata su un particolare complesso di regole e di esperienze conoscitive e tecniche, quindi anche l’insieme delle regole e dei procedimenti per svolgere un’attività umana in vista di determinati risultati.

Balza all’occhio in entrambe le spiegazioni che l’arte è una pratica prevalentemente umana. Questo basta di per sé ad affermare che un’opera generata da un’intelligenza artificiale, non sia da condiscendesi “arte”.

Andiamo più nel profondo.
Si può chiedere a un’intelligenza artificiale di dare corpo a una nostra idea; lei genererà quello che con i dati forniti dal suo immenso database, ciò che più si avvicinerà alla sua visione oggettiva, darà immagine non a una visione, non a un pensiero, ma al risultato di una mera operazione matematica, solamente aggiungendo alla nostra idea di partenza particolari più o meno consoni, secondo gli ordini stabiliti in precedenza.

Se noi stabiliamo che la A.I. Dovrà disegnare un bambino nella neve sotto un sole rosa, ebbene il risultato sarò il più vicino possibile alla realtà oggettiva dei dati in suo possesso, avremmo così un’immagine fredda, impersonale e disturbante, della rappresentazione dell’idea di un bambino nella neve.

Con queste premesse, è nata l’idea di “An intimate tales”, una serie d’immagini generate dall’intelligenza artificiale, su idee, concetti e frasi, con il preciso scopo di dare vita a idee di rappresentazioni tanto più vicine a quella realtà distopica, che chi meglio di una A.I. Può raffigurare.

Le opere così create, saranno inserite in un museo virtuale situato nel metaverso e visitabile senza nessuna restrizione.

An intimate tale.

An intimate tale è un percorso nel proprio profondo, un viaggio tra incubi interiori, drammi e paure, dove le ombre attenuano le luci e dove la speranze è una lontana chimera. An intimate tale è sopratutto un cammino tra le immagini create dalla A.I. Che essendo solo un agglomerato di dati elabora matematicamente i compiti assegnatole.

Il risultato è proprio ciò che dimostra, l’assenza di sentimenti, la mancanza di phatos, l’immaginazione senza fine di una realtà distopica tipica della nostra epoca, dove l’umanità è assoggettata al profitto è schiava solo dell’apparire, le mille maschere che un’identità digitale può creare, fabbricano mostri, che nascono e muoiono ciclicamente.

Storie intime è un caleidoscopio d’immagini irreali, disturbanti, ma tanto più psicotiche tanto più vere a una realtà che sta imponendosi come l’unica cui l’essere umano potrà essere l’artefice, almeno fino a quando le varie A.I. Glielo permetteranno, poi sarà il silenzio.

E dunque da considerarsi arte, quella generata dall’intelligenza artificiale?

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Creare una galleria d’arte nel metaverso

Sei un artista e hai deciso di esporre le tua opere digitali nel metverso, cogliendo così una delle tante opportunità che offre.

Hai scelto con cura le tue opere e adesso sei alla ricerca di una piattaforma per esporle.

Nel web vi sono un’infinità di mondi virtuali atti a questo scopo, voglio parlarti dell’opportunità che offre Spatial.

Cosa è Spatial

Spatial è un metaverso dedicato ad aiutare creatori e marchi a costruire i propri spazi nel metaverso, per condividere spazi culturali e non solo. Consente ai suoi utenti di sfruttare i suoi splendidi spazi per condividere contenuti, costruire comunità affiatate e promuovere lavori e prodotti creativi. Consente inoltre ai suoi utenti di creare spazi 3D belli e funzionali che si possono coniare come NFT e vendere/affittare ad altri che desiderano ospitare le loro esperienze.

Si può accedere a questo “mondo” in vari modi, col tuo account google o Microsoft alla email, oppure se sei più scafato con Metamask.

Cosa è Metamask

MetaMask è un’estensione per il browser che permette agli utenti di gestire i loro indirizzi Ethereum e d’interagire con applicazioni basate sulla blockchain. Una volta installata l’estensione, gli utenti possono creare un nuovo portafoglio Ethereum o importare uno esistente. Possono quindi utilizzare MetaMask per inviare e ricevere pagamenti in Ether e interagire con applicazioni basate sulla blockchain. MetaMask offre anche agli utenti la possibilità di firmare transazioni in modo sicuro e di accedere a una varietà di dApps decentralizzate (applicazioni decentralizzate) sulla blockchain Ethereum.

P.S. Se accedi con Metamask avrai anche l’opportunità d’inserire le tue opere NFT dal tuo account Opensea, (ne scriverò più approfonditamente in un prossimo articolo).

Come si accede

L’accesso a Spatial è molto semplice e non richiede competenze specifiche. Dopo che avrai eseguito il “log in”, potrai trovare in alto a sinistra un “create a space”, che nella versione gratuita offre dieci possibilità di ambientazioni, dalla galleria, al longue, all’auditorium, dove potrai organizzare conferenze e condividere video, slide e quant’altro riterrai opportuno, il tutto in modo intuito e semplice.

La galleria

Ora che hai il tuo spazio non ti resta che riempirlo con le tue opere, e anche qui è tutto molto semplice, vedrai appesi al muro degli spazi vuoti con una cornice, tu non dovrai altro che cliccarci sopra e ti si aprirà un menù, dove potrai caricare e inserire le tue opere, ovviamente puoi metterci un titolo e una descrizione, e potrai abbellire il tuo spazio con mobili e oggetti di arredamento vario.

Ovviamente sei libero di spaziare anche nelle altre “stanze”, interagire coi vari “ospiti”, chattare, condividere, è attiva anche la chat vocale e ovviamente quella in 3D, fare amicizie, creare eventi, confrontarsi e quant’altro, il tutto molto semplicemente e intuitivamente.

Se volessi più informazioni, non esitare a contattarmi

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The Roblox experience

Con 100 milioni di utenti attivi, due milioni di creators e 50B $ di capitalizzazione in borsa; Roblox non un semplice gioco online, ma una raccolta di oltre 50 milioni di giochi diversi.

Cosa è Roblox

Roblox è una piattaforma per videogiochi e di creazione disponibile per la maggior parte dei dispositivi mobili, console e PC, dove giocatori possono scegliere tra migliaia di esperienze create dagli sviluppatori. Rilasciato nel 2006, Roblox è passato dall’oscurità a un colosso del gioco, culminando in un’offerta di azioni pubbliche multimiliardarie.

Roblox non è un singolo gioco, ma piuttosto una raccolta di oltre 50 milioni di giochi, tutti creati dalla sua comunità di giocatori. Il paragone più semplice è quello di YouTube: un’enorme libreria di “contenuti generati dagli utenti”, ma in questo caso i contenuti sono giochi piuttosto che video.

I bambini (e gli adulti) scaricano l’applicazione Roblox per computer, console di gioco, smartphone o tablet e la usano per sfogliare e giocare al suo catalogo di giochi. Anche le funzionalità social sono fondamentali per il suo fascino, inclusa la possibilità di aggiungere amici e chattare con loro durante il gioco.

Quanti bambini ci giocano?

Roblox non divide la sua cifra di 100 milioni tra bambini e adulti, anche se afferma che il 40% di loro sono donne e ragazze. Solo nel Regno Unito, ci sono circa 1,5 milioni di bambini che giocano a Roblox, secondo la società di ricerca Kids Insights. I suoi dati, basati su un sondaggio annuale su 20.000 bambini britannici, suggeriscono che il 24% dei ragazzi di età compresa tra 10 e 12 anni qui sono su Roblox, più che su TikTok (13%) e Snapchat (20%) e quasi tanto popolare quanto Instagram (25%). La società aggiunge che il 19% dei bambini dai sette ai nove anni nel Regno Unito sta giocando a Roblox, un po’ dietro YouTube (43%) ma davanti a marchi TV come CBBC (11%), Nickelodeon (10%) e Cartoon Rete (8%).

Perché Roblox è così popolare?

“Non siamo un’azienda che fa molto marketing. Il primo modo in cui qualcuno scopre la nostra piattaforma è che viene invitato a giocare da un amico. E il secondo è che guarderanno le persone che giocano su YouTube”, afferma Craig Donato, chief business officer di Roblox. “Quindi è un fenomeno molto organico”. Suggerisce anche che una delle ragioni della popolarità di Roblox è la sua enfasi sul “gioco non strutturato” in un’era in cui molti bambini sono più limitati nelle loro attività nel mondo fisico rispetto alle generazioni precedenti. “Quando tornavo a casa da scuola, salivo in bicicletta, uscivo nei boschi, facevo baseball. Ma oggi viviamo in un mondo in cui è difficile per i bambini uscire e giocare in modo non strutturato con i loro amici”, dice. “La maggior parte delle esperienze sulla nostra piattaforma non riguarda solo l’oggetto da vincere. È un’esperienza che hai con altre persone: un’esperienza condivisa”.

Chi crea i giochi in Roblox?

Chiunque può creare un gioco (o “esperienza” – possono semplicemente essere spazi virtuali) per Roblox scaricando il suo software Roblox Studio separato. La società afferma di avere più di 2 milioni di “creatori” – quindi circa il 2% dei suoi giocatori – con i giochi più popolari giocati da un massimo di 100.000 persone contemporaneamente. Per molti bambini, creare un gioco semplice o una stanza virtuale dove poter uscire con gli amici è il limite delle loro ambizioni, ma altri costruiscono giochi più grandi e complessi e iniziano persino a fare soldi prendendo una parte degli acquisti in-game usando La valuta virtuale di Roblox, Robux. La società prevede di pagare a loro più di $ 100 milioni nel 2019. “Abbiamo questi team che formano aziende e guadagnano milioni di dollari all’anno”, afferma Donato. Roblox è desideroso di promuovere questa comunità: nel 2018 ha lanciato il proprio curriculum, disponibile con licenza Creative Commons, per l’utilizzo da parte degli educatori. Donato afferma di aver raggiunto più di 500.000 bambini nel suo primo anno.

Roblox è sicuro per i bambini?

Roblox è sicuro per i bambini? Quando la notizia della nascita di Roblox è apparsa nel mainstream, le sue recensione sono state spesso negative: dai resoconti di adulti che cercavano di adescare i bambini sulla piattaforma nel 2017, alla famigerata, un’aggressione sessuale virtuale nel giugno 2018, quando l’avatar di un giocatore di sette anni è stato attaccato da due avatar maschili, che avevano violato il codice di gioco mostrando immagini esplicite. Il mese successivo, il Sun ha pubblicato un’indagine in cui affermava che Roblox era “un paradiso per i ruoli di jihadisti, leader nazisti e membri del Ku Klux Klan”. La società afferma di aver lavorato duramente per affrontare i trasgressori e correggerne eventuali lacune. “Noi non possiamo discolparci se le cose sono andate male, anzi alziamo le mani e diciamo: ‘Questo è ciò che abbiamo fatto per risolverlo, e questo è ciò che stiamo facendo per assicurarci che non accada mai più”, afferma Laura Higgins, responsabile della sicurezza sui bambini assunta da Roblox nel gennaio 2019 come suo “direttore della civiltà digitale”. Il suo compito è imparare da quei problemi e prevenire attività che potrebbero danneggiare i giovani giocatori. “Iniziamo davvero con la sicurezza come nostra priorità numero 1. Riconosciamo che abbiamo giocatori più giovani, quindi devi essere il più avanti possibile in termini di sicurezza”, afferma. “È una cosa secolare: se le persone hanno cattive intenzioni nei confronti dei più giovani. Esaminiamo costantemente gli strumenti di cui disponiamo e cerchiamo modi per migliorarli”.

Cosa possono fare igenitori?

Un’altra misura adottata da Roblox è lanciare una sezione del suo sito web chiamata For Parents, che spiega i suoi strumenti di sicurezza: dagli algoritmi che bloccano parolacce e nomi e indirizzi nelle chat di testo, al suo sistema di segnalazione per chat o contenuti inappropriati. C’è anche un algoritmo che rileva se gli avatar dei giocatori indossano “abbigliamento appropriato”. Higgins ammette; “La piattaforma Roblox vuole assicurarsi che i genitori vedano anche il lato positivo dei giochi che i bambini stanno creando, citando l’esempio di un gioco realizzato da un adolescente il cui padre è morto di recente. “Ha sviluppato un gioco sulla gestione del benessere e della salute mentale, come viaggio per altri giovani che sperimentano questo tipo di problemi”, dice. “È stato uno sfogo straordinario per lui, ma ha anche aiutato molti giovani che lo hanno giocato e sono stati in grado di esplorare le proprie emozioni”. Questo è un aspetto evidenziato anche dallo sviluppatore Abbie Leigh. “Adoro la comunità degli sviluppatori nel suo insieme. Restiamo uniti, sosteniamo le creazioni dell’altro e ci aiutiamo a vicenda quando ne abbiamo più bisogno”, dice. “Dal feedback sui giochi, alle questioni personali.”

Esperienza personale

Ho potuto constatare quanto sia semplice in effetti “intrufolarsi” nei giochi, anche perché la piattaforma richiede l’identificazione solo sei hai più di tredici anni, quindi per ipotesi chiunque abbia “cattive” intenzioni può “giocare” senza problemi.

C’è anche da dire qualcosa sul tipo di alcuni giochi, molti di questi, come “adopt me”, “Brookaven RP”, “Nightclub adoptme Paradise, “MeepCity”, sono giochi di ruolo basati sull’interazione tra giovani utenti e sull’imitazione della vita reale, quindi essere una coppia, adottare un figlio o un animale, venire adottati, trovarsi un fidanzato/a per adottare un figlio/a o un “pet”, avere una casa, dare delle feste, farsi molti amici, ecc. A volte questa “smania”di volere fare ed essere non tiene però conto che chi sta al di la di un avatar per quanto grazioso e gentile possa essere, si nasconda anche l’uomo nero.

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Diventare artisti NFT

Un passaggio obbligato

I token non fungibili hanno avuto un enorme impatto sulla comunità dell’arte digitale. Gli artisti non hanno mai avuto la piattaforma adeguata per vendere nessuna delle loro creazioni digitali fino a quando non sono arrivati gli NFT. Con tutto l’hype intorno a queste opere d’arte digitali, è difficile resistere all’impulso di saltare e ottenere un pezzo della torta. Ma come si diventa effettivamente un artista NFT?

Prima di iniziare il tuo lungo ed entusiasmante viaggio per diventare un artista NFT, devi capire che tipo di opera d’arte creerai. Avere una nicchia coerente durante la creazione della tua arte digitale può aiutarti a migliorare le tue abilità e consentirà al tuo pubblico di capire quale tipo di opera d’arte crei.

Per esempio; se sei un artista a cui piace creare ritratti digitali di famose star dello sport, il tuo pubblico imparerà che ti piacciono gli sport e creerai pezzi legati allo sport. Se un giorno decidi di pubblicare un dipinto digitale di un unicorno, tuttavia, potresti allontanare i tuoi follower e confonderli. Questo potrebbe essere potenzialmente positivo o negativo, ma è meglio rimanere coerenti nel tuo stile in modo che le persone possano imparare ad amare o odiare il tuo lavoro.

La scelta della tua nicchia artistica dovrebbe essere abbastanza semplice. Forse hai già una nicchia che crei per divertimento? Potrebbe essere la fotografia naturalistica, i gatti, gli scarabocchi: il cielo è il limite quando selezioni la tua nicchia. Il mio consiglio principale per creare la tua nicchia è scegliere un argomento che ti piace creare. Se invece scegli qualcosa che è popolare o di tendenza, potresti non avere il successo che stai cercando.

La cosa grandiosa dell’arte NFT è che puoi davvero trasformare qualsiasi cosa in un capolavoro unico nel suo genere. Puoi fare musica, video, dipinti, disegni, foto, letteralmente qualsiasi cosa! Quindi, rimani fedele a chi sei e quali sono i tuoi interessi, quindi lascia che il tuo pubblico decida cosa gli piace e cosa non gli piace.

Decidi come creare la tua arte

Dopo aver determinato la tua nicchia artistica, devi decidere come creare quell’arte. Se sei un fotografo che scatta foto della natura, potrebbe non essere necessario acquistare un programma di fotoritocco. Tuttavia, se stai creando qualcosa da zero o hai bisogno di modificare la tua arte, allora devi decidere su una sorta di software di editing.

Software di editing per immagini: se hai bisogno di creare o modificare immagini digitali, ci sono alcune opzioni popolari tra gli artisti NFT. Adobe Illustrator, Lightroom e Photoshop sono tutte buone scelte per modificare le immagini.
Software di creazione per GIF e immagini pixel: Adobe Photoshop (GIF) e Piskel (sprite animati e pixel art)
Ovviamente sono disponibili altri software. In definitiva, il tipo di software di cui hai bisogno dipende dal tuo tipo di arte e dal tuo obiettivo personale per le tue opere d’arte.

Selezione il formato

Una volta deciso il tipo di arte NFT che creerai, dovrai scegliere quale formato di file vuoi creare poiché, per ogni tipo di arte, ci sono diversi formati di file di supporto.

CATEGORIEFORMATI
AudioMP3, WAV
ImmaginiGIF, JPG, PNG, WEBP
VideoMP4

In realtà, devi solo scegliere il tipo di arte che vuoi creare e partire da lì assicurandoti di scegliere il miglior formato di file per soddisfare le tue esigenze. Inoltre, puoi sempre allegare contenuti sbloccabili alla tua arte NFT, il che significa che quando qualcuno lo acquista, ha accesso per scaricare il formato di massima qualità che fornisci. In questo modo non devi creare il token come un file così grande che potrebbe avere problemi a caricarsi correttamente su alcuni marketplace.

Crea la tua arte digitale

Bene, ora che conosci la tua nicchia artistica, come creerai la tua arte e il formato di file in cui salverai la tua arte, è ora di creare la tua prima opera d’arte NFT!

Quando crei la tua arte non fungibile, tieni presente che non è necessario che sia perfetta. La cosa più importante che puoi fare è creare la tua arte, ogni giorno. Ora, solo perché fai nuova arte ogni giorno non significa che devi pubblicare nuova arte ogni giorno. Il motivo per cui dovresti creare nuova arte ogni giorno è per la pratica e per far fluire i tuoi succhi creativi. Prendi ad esempio il famoso artista NFT Beeple; ha venduto un’opera d’arte contenente 5000 pezzi della sua arte, che ha creato ogni giorno per oltre 13 anni – per $ 69 milioni!

Creare la tua arte NFT dovrebbe essere qualcosa di divertente e qualcosa che ti appassiona perché diventare un artista NFT di successo richiede tempo e molta pazienza.

Vendi la rua arte digitale

Ora le cose iniziano a farsi eccitanti! Quando hai il tuo primo pezzo d’arte NFT pronto per la vendita, devi scegliere quale marketplace è giusto per la tua collezione. Ci sono molti mercati tra cui scegliere, ognuno con i suoi pro e contro. Inoltre, presto appariranno nuovi mercati mentre il mondo degli NFT e dell’arte NFT avanza.

Questi sono i marketplace NFT più comuni sul web in questo momento:

NFT MarketplacePro e Contro
OpenSea.ioPro: Ok per cominciare
Con: si trova di tutto un po’
Rarible.comPro: Facilità d’uso
Con: L’arte è incostante
NiftyGateway.comPro: Mercato principale
Con: Devi fare domanda per essere un artista e puoi depositare solo Nifty da collezioni lanciate su Nifty Gateway
SuperRare.coPro: Pezzi di fascia alta
Con: Onboarding lento/deve fare domanda per essere un artista

Il mio consiglio quando vendi per la prima volta il tuo NFT è di creare un account su tutti i siti e pubblicare la tua arte su siti più semplici come OpenSea e Rarible. Una volta che hai un po’ di arte e hai alcuni pezzi, farei domanda per essere un artista per gli altri siti che richiedono la revisione dell’applicazione (NiftGateway e SuperRare).

NOTA: Quando crei i tuoi account sui marketplace, assicurati d’inserire tutti i tuoi link ai social media e i siti web personali nel tuo profilo. Ciò consente alle persone che ti scoprono di seguirti sui social media, costruendo così il tuo seguito.

Come vendere gli NFT e i loro costi aggiuntivi, sarà materia del prossimo articolo.


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Sport e criptovalute

Che la partita abbia inizio

Verrebbe da dire che il settore sportivo sia sicuramente uno di quei settori in cui le offerte di sponsorizzazione non mancano. Tuttavia, il denaro attira denaro e le criptovalute non sono diverse.

Lo sport, come i grandi eventi musicali, uniscono le persone, ed è questo fatto che fa come grancassa per la raccolta di denaro. Mentre altri progetti lottano per costruire la loro comunità impiegando mesi o addirittura anni, con lo sport è sembrerebbe già tutto lì. I club, le squadre e gli stessi giocatori tendono ad avere un enorme bacino di fan e tutto ciò che devi fare è trovare il modo giusto per raggiungerli.

Esistono alcune strategie abbastanza ovvie che gli sport che le criptovalute possono implementare:

  • Raccogliere denaro tramite criptovalute per squadre, club o sportivi.
  • Usa le star dello sport per raccogliere fondi per un progetto crittografico.
  • Crea un token e distribuirlo tra i fan che lo utilizzeranno per acquistare servizi sulla piattaforma di quello sport (come scommesse, acquisto di merchandise, ecc.).
  • Offrire token come strumenti d’influenza e consentire ai fan di prendere parte a decisioni importanti relative a un particolare giocatore, squadra, campionato o persino evento sportivo.

Vediamo invece cosa è già stato fatto.

Crowdfunding , sport e criptovalute

Uno dei casi più iconici è accaduto nel 2014 quando la squadra di bob giamaicana ha ricevuto una sorprendente donazione di 30.000 dollari per andare alle Olimpiadi, raccolta con l’aiuto della comunità Dogecoin.

Inutile dire che ci sono alcuni progetti che emettono token per scopi di crowdfunding. Tra questi  SportyCo , che è stato creato per fornire agli atleti e alle varie organizzazioni sportive investimenti a lungo termine. In cambio, gli investitori ottengono una quota del reddito futuro dell’atleta o della squadra. Newcastle United e Cardiff City hanno approvato questa iniziativa sperando di raccogliere fondi attraverso la propria criptovaluta.

Bitcademy , una promettente startup che sta per lanciare la sua STO, vuole aiutare e potenziare i giovani giocatori utilizzando una combinazione di tecnologie AI e blockchain. La piattaforma consentirebbe anche ai fan di partecipare e influenzare lo sviluppo di calciatori di livello mondiale.

Grandi campioni che promuovono le criptovalute

BitPay è stato probabilmente il pioniere della collaborazione cripto e sportiva con il loro  “Bitcoin” St. Petersburg Bowl  nel 2014.

Quattro anni dopo, un token di gioco, CashBet, a quanto pare ha fatto un’offerta piuttosto interessante all’Arsenal. In cambio, la squadra di calcio ha accettato di promuovere la propria ICO.

Successivamente lo scambio CoinDeal ha sponsorizzato il Wolverhampton Wanderers Football Club e le squadre hanno messo il suo logo sulle loro magliette. E poi eToro, una piattaforma di investimento multi-asset, ha firmato un accordo impressionante con diverse importanti squadre di calcio, tra cui Tottenham Hotspur, Leicester City, Newcastle United, Southampton, Cardiff City, Brighton e Crystal Palace. Lo scambio di criptovalute ha chiesto ai club di creare portafogli crittografici e li ha pagati in Bitcoin.

Nell’ottobre 2018 il torneo di golf British Masters ha  ricevuto finanziamenti da LIFElabs , creatore del token crittografico, LIFEtoken.

Anche le singole celebrità non sono estranee alle promozioni crittografiche. In precedenza, abbiamo  menzionato  Lionel Messi, che ha sostenuto la campagna SirinLabs, e Floyd Mayweather che ha intrapreso un viaggio ICO di minor successo.

Due stelle del calcio, Eden Hazard e Sergio Agüero, stanno sostenendo  All Sport Chain , una piattaforma che mira a diventare una delle principali piattaforme di intrattenimento e previsioni sportive. Puoi già acquistare il loro token SOC su una serie di scambi popolari. Tuttavia, il progetto è ancora in fase di “lavoro in corso”, sebbene pubblichino sistematicamente rapporti settimanali.

E mentre alcune delle star agiscono con cautela quando pubblicizzano le criptovalute, altre si lanciano all-in e addirittura creano le proprie monete. Prendi, ad esempio, Ronaldihno e la sua  Soccer Coin . Il suo progetto è stato pensato per promuovere lo sviluppo del calcio in tutto il mondo e aiutare i paesi meno fortunati a mettersi alla prova sul campo. Ma qualcosa è andato storto e la vendita al pubblico è stata bloccata. Un’altra stella del calcio, James Rodriguez, ha deciso  di provare le criptovalute  e ha emesso la propria moneta per promuovere una società di criptovalute, l’app SelfSell.

Appassionati di sport e criptovalute

Un altro modo per costruire un ponte tra l’industria dello sport e le criptovalute è coinvolgere i fan. Un buon esempio è il   progetto Fan360 . È una community per gli appassionati di sport che consente loro di tenere il passo con i loro idoli e di essere ricompensati per la loro devozione con i token FAN. I fan possono in seguito scambiare FANS con denaro o preziosi premi legati allo sport come biglietti e merchandising.

Un progetto simile,  Fanchain , offre ai fan di ottenere token FANZ, che sono collegati alle loro squadre preferite. Il sistema FanPay consente loro di effettuare acquisti utilizzando FANZ su negozi online, app e persino bar sportivi che hanno già accettato di collaborare con il progetto.

L’ app. Stargraph offre ai suoi utenti l’eccitante opportunità di ottenere autografi personalizzati se prendono parte a eventi importanti come partite o gare.

Una delle più note piattaforme di gestione delle celebrità basate su blockchain,  TokenStars , offre agli sportivi, ai loro fan e agli inserzionisti l’interazione tra loro in un modo più produttivo. Il token TEAM verrà utilizzato per fornire incentivi ai fan e aiutare gli agenti a trovare talenti, nonché a scommettere, partecipare alle aste, ecc.

Oggetti da collezione crittografici (NFT)

Ricordi quando CrytoKitties è diventato un successo e tutti hanno iniziato a usare le figurine del baseball come esempio perfetto per spiegare gli oggetti da collezione crittografici? Bene, non abbiamo dovuto aspettare molto prima che apparisse qualcosa come le carte da baseball crittografiche, ed è così che  MLB Baseball ha  preso vita.

Non puoi utilizzare queste carte come mezzo di pagamento, tuttavia, puoi venderle e ritirarle, proprio come fai con quelle fisiche. Un piccolo gioco divertente per stimolare l’interesse ed educare gli appassionati di sport e introdurli a un sistema di gettoni.

E nel caso in cui non sei sicuro di dove conservare le tue carte e tutti gli altri oggetti da collezione crittografici, non preoccuparti più, perché è esattamente il motivo per cui abbiamo creato Lumi Collect. Un portafoglio crittografico che firma le transazioni crittografiche, ti consente di giocare a giochi blockchain e di conservare in modo sicuro i tuoi token non fungibili.

Per concludere

Le criptovalute e lo sport sembrano andare abbastanza d’accordo. Entrambi i settori hanno attirato molti fondi e sono guidati da persone molto entusiaste. Blockchain può fornire ad atleti, fan, sponsor e inserzionisti un nuovo modo senza interruzioni per lavorare e interagire tra loro. L’industria sportiva, a sua volta, può aprire l’accesso alla sua enorme comunità per progetti basati su blockchain. Dal crowdfunding ai premi in token, dalle promozioni delle celebrità agli oggetti da collezione in criptovalute: le possibilità di cooperazione sono infinite.

Fonte: https://blog.lumiwallet.com/crypto-and-sports/

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Metaverso la sfida del futuro

La trasformazione digitale che ha travolto il mondo durante la pandemia è stata come una Supernova. Tuttavia, al ritmo con cui la tecnologia si sta evolvendo per creare un mondo digitale futuristico, potremmo non dover aspettare decenni prima della prossima grande esplosione rivoluzionaria.

Il "Metaverso" sta già creando rumore, tanto più che Facebook ha deciso d'investire quest'anno $ 10 miliardi in questa divisione.
Ma cos'è il metaverso? Pensa a un mondo virtuale condiviso, una convergenza tra realtà fisica, aumentata e virtuale in cui gli utenti possono interagire tra loro in tempo reale in scenari che potrebbero essere infiniti. Alcuni potrebbero obiettare che abbiamo già avuto un buon assaggio del metaverso con i giochi multiplayer virtuali.

Inoltre, i titoli tecnologici e di gioco stanno già insistendo su questa tendenza per realizzare profitti, ad esempio sistemi di creazione di giochi come Roblox.
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La nuova frontiera dei videogiochi “play to earn”

Photo by RODNAE Productions on Pexels.com

Quando 2,5 miliardi di persone giocano ai videogiochi e l’industria del “gaming”nel suo insieme si prepara a valere 256,97 miliardi di dollari entro il 2025, qualcosa vorrà pur ben dire.

Sto parlando dei giochi blockchain play-to-earn nel Metaverso e di come i “giocare” potrebbe cambiare la nostra vita.
Guadagnare tanto denaro in questo modo non potrebbe essere più semplice ora di quando prendemmo in mano un joypad la prima volta. Il divertimento e l’eccitazione sono stati i catalizzatori per i giocatori pre-internet.

Gli MMO ( Massively Multiplayer Online), la connessione sempre più performante e un pubblico mondiale di giocatori che la pensano tutti allo stesso modo, hanno dato comunità all’industria e hanno dato il via a una rete globale di giocatori, poi con l’avvento del “mobile gaming” la demografia si è naturalmente ampliata.

La vita reale è il più delle volte una fusione sedentaria di routine. I videogiochi danno ai giocatori l’opportunità di vivere indirettamente una vita pericolosa ed eccitante; accendono la fantasia, suscitano curiosità, infondendo un sano senso di competizione e, ai tempi del Covid, un’alternativa alla noia.
Tutto bene, ma con il divertimento non si paga l’affitto. Un giocatore medio gioca otto ore e 27 minuti a settimana e non ne ricava quasi mai nulla. Qualsiasi denaro generato rimane quasi esclusivamente nelle mani delle società di videogiochi e, anche quando non lo fa, i mondi virtuali online condivisi hanno sempre avuto un mercato reale per gli oggetti digitali. Fortnite e Roblox hanno aggiunto alcuni zeri: non possiedi ciò che crei. Il gioco blockchain e il potente NFT hanno cambiato il panorama e piantato un seme nella mente dei giocatori: puoi giocare e guadagnare.

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Il Metaverso play-to-earn gaming e gli NFT

“Sono stato un giocatore per tutta la mia vita e il gioco mi sta molto a cuore. A un certo punto mi sono reso conto che tutti i miei risultati nei giochi andavano perduti perché i giochi diventavano vecchi o i server venivano chiusi”.

Witek Radomski

La proprietà verificabile e la capacità cross-chain e cross-game degli NFT e del Metaverso dei giochi stanno capovolgendo le asserzionidi Witek. Quando un viaggio finisce, ne inizia un altro, solo nel nuovo mondo del gioco per guadagnare e puoi portare con te i tuoi poteri, pozioni, armi, vestiti, avatar e veicoli.

Giochi per guadagnare

Attualmente il più grande prodotto sul protocollo Ethereum, è Axie infinity un gioco blockchain pay-to-earn leader al mondo. Da un DAU (utenti medi giornalieri) inferiore a 500 nell’estate del 2020, nell’estate NFT del 2021 è esploso a 300.000, alcuni dei quali guadagnano tra $ 500 e $ 1000 al mese allevando, allevando e combattendo animali domestici in un ‘sasso-forbici-carta’ come un duello. Non molto nelle costose strade di Londra, New York o Tokyo, ma più del salario medio mensile in tutti i paesi del mondo tranne 40.
Notoriamente, il 60% del pool di giocatori di Axie Infinity ha sede nelle Filippine, il 39° PIL mondiale. Lo stipendio medio nelle Filippine è di 953.000 dollari, il 25% guadagna meno di 600 dollari e nel Paese ci sono 7 milioni di disoccupati. Ci sono soldi che cambiano la vita con i giochi Play-to-earn? Dipende da dove vivi.

Acquisizione di terreni in Decentraland e Sandbox

Il Metaverso è un riflesso della vita reale? Se lo è, Decentraland è l’agente immobiliare e i prezzi sono alle stelle. Terreni digitali recentemente venduti per 913.00 dollari. A febbraio, il rivale di Metaverse, The Sandbox, ha venduto terreni per 2 milioni.

E poi dicono… È solo un gioco.

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Il giorno degli sciacalli

È meglio essere l’ultimo fra i leoni che il primo fra gli sciacalli.

Proverbio africano.

Che differenza ci passa tra lo sciacallo e l’essere umano; lo sciacallo è così di natura è il suo essere, l’essere umano no, ma nella sua natura “malleabile” quest’ultimo ha la facoltà di adattarsi alle più svariate situazioni sopravvivendo sempre a danni altrui.
Lo ha fatto con la natura, distruggendo il suo “habitat da sempre” alla ricerca di un maggiore profitto, lo sta facendo con tutta la fauna da sempre sua alleata e continua contro qualsiasi cosa cui viene a contatto, se ciò gli sbarra il cammino.

Ancora più subdolo è quello che perpetua verso i suoi “fratelli”(cosa che gli sciacalli non fanno)e non importa né il ceto, né il sesso, né il colore o la provenienza, mors tu vita mea è la sua parola d’ordine ed è in nome di questo credo che sta attuando forse il più grande genocidio/suicidio di massa che la storia ricorderà.

Quello che sta accadendo in questi giorni di allerta è solo il proseguo di un copione di successo più volte recitato, colui che al momento è il più forte si approfitta di coloro che sono più deboli, ma la cosa più atroce che può fare questo essere irriconoscente è il diffondere di false notizie, infondendo panico dove prima c’era una riservata paura, seminando il seme dell’odio dove c’era solo diffidenza.

Se gli sciacalli alla fine fanno quello che fanno è solo per sopravvivenza e a loro modo di vedere l’unico possibile.

Se la dimostrazione della superiorità dell’essere umano si misura con queste cose, l’umanità per come la conosciamo oggi ha due possibilità, o estinguersi senza lasciare traccia o evolversi, ma così stando le cose, vedo molto distante la seconda opzione.

Dall’Idea al Multiverso

Come l’IA sta democratizzando la Creatività

Fino a pochi anni fa, il salto tra avere un’idea e realizzarla concretamente era un fossato profondo, spesso invalicabile per un singolo autore. Se volevi trasformare un racconto in un prodotto audiovisivo, avevi bisogno di un budget, di uno studio di registrazione, di un grafico e di un montatore video. Oggi, quel fossato è stato colmato da un ponte chiamato Intelligenza Artificiale.

Come scrittore e divulgatore, ho sempre esplorato i confini tra l’umano e il tecnologico (temi che porto avanti anche nei miei romanzi, come “Il Codice della Pietà”). Oggi vivo quella fantascienza in prima persona nella mia quotidianità lavorativa e creativa.

Il caso “Kurenai”: Un’orchestra in un solo uomo

Sto attualmente lavorando a un nuovo progetto: Kurenai, un podcast cyber noir liberamente ispirato alle atmosfere di Lady Snowblood e del cult per PS2 Red Ninja. In passato, un progetto del genere sarebbe rimasto chiuso in un cassetto o limitato alla parola scritta. Grazie all’IA, invece, sta prendendo vita:

  • Dallo Scritto al Parlato: Tecnologie avanzate di sintesi vocale permettono di dare voce ai personaggi con un’espressività sorprendente, abbattendo i costi di produzione audio.
  • Visual World-Building: Con strumenti di generazione immagini e video, posso creare l’estetica sporca e futuristica del mio mondo cyber noir senza dover ingaggiare un intero studio di concept art.
  • Engagement e Viralità: L’IA non è solo produzione, è anche strategia. Mi aiuta a individuare tematiche e musiche virali, ottimizzando i post per i social e creando contenuti che risuonano con il pubblico attuale.

Non è magia, è amplificazione della creatività

Spesso si teme che l’IA possa sostituire l’autore. La realtà che vivo come libero professionista nel web design e come autore è opposta: l’IA risolve problemi tecnici, lasciando all’uomo il compito di immaginare. L’importante rimane l’idea di base. L’IA può revisionare un testo, correggere bozze, suggerire un input creativo o generare un’immagine mozzafiato, ma senza la scintilla iniziale — quella sensibilità che mi porta a mescolare l’esoterismo di Yerek Ashkari Kirke con il cyberpunk — la macchina rimane silenziosa.

Un nuovo Rinascimento per gli Indipendenti

L’IA è lo strumento definitivo per chi ha “poche risorse ma grandi visioni”. Ci permette di competere con produzioni ben più grandi, restando fedeli alla propria integrità artistica. Se usata con criterio, non è una minaccia, ma il più potente alleato che uno scrittore e comunicatore moderno possa desiderare.

E tu, come stai integrando l’IA nel tuo processo creativo? Credo fermamente che il futuro della narrazione sia una sinergia tra uomo e macchina. Se hai un progetto nel cassetto e non sai come dargli vita, o se vuoi semplicemente scambiare due chiacchiere sulle potenzialità del cyber noir e della tecnologia applicata al design, lasciami un commento qui sotto o scrivimi in privato. Esploriamo insieme i confini del possibile!

Deepfake estremi

Quando la vittima diventa carnefice

La tecnologia Deepfake ha superato il confine tra satira digitale e minaccia reale. Non stiamo più parlando di volti inseriti male nei film, ma di un salto di qualità che ha portato alla creazione di contenuti iper-realistici, con respiro, pelle, ombre e micro-espressioni indistinguibili dall’originale. Siamo passati dai volti storti a ricostruzioni perfette. Questo è un cambiamento epocale che sta mettendo in discussione la nostra capacità di fidarci dei nostri occhi.

Solo pochi giorni fa, l’Hindustan Times ha riportato un caso che funge da campanello d’allarme globale: https://www.hindustantimes.com/trending/19minute-viral-video-controversy-deepfake-ai-claims-fuel-speculation-surrounding-explicit-clip-101764740438555.html. Un video esplicito di 19 minuti, virale sui social indiani, è stato accusato di essere un deepfake talmente credibile da ingannare milioni di persone, inclusi opinion leader e giornalisti. Non è un fenomeno lontano; l’illusione che sia solo roba da Stati Uniti o India è pericolosa. Siamo seduti su una mina, e la miccia è già accesa.

Come ti distruggo la una vita in poche ore

L’ingresso nell’era del deepfake avanzato significa che un contenuto falso, ma plausibile, può annientare una vita reale in poche ore. In Italia, anche alla luce delle discussioni sulla normativa del “consenso libero e attuale”, un contenuto manipolato può generare accuse criminali basate su prove falsificate, innescare campagne mediatiche distruttive, e provocare danni irreparabili alla reputazione, alla carriera e alla vita privata. I deepfake possono essere usati per ricatti, vendette personali o ritorsioni professionali. Qualsiasi persona può essere incastrata.

L’altra faccia dell’Incubo: La vittima trasformata in giustiziere

Ma tutto ciò ha anche un’altra, terrificante dimensione. Immaginiamo una persona per esempio, intenzionata a vendicarsi che decide di creare un deepfake estremamente realistico.

Con la tecnologia attuale è possibile:

  • Simulare una violenza.
  • Fingere un abuso.
  • Inscenare una compromissione.
  • Diffondere contenuti apparentemente “consensuali” ma mai avvenuti.

In questo scenario, un uomo o una donna (la dinamica è identica ) potrebbe trovarsi indagato, sospeso dal lavoro, allontanato dalla famiglia e condannato dall’opinione pubblica prima ancora di avere la possibilità di dimostrare la propria innocenza.

La polizia e i tribunali si troverebbero a fronteggiare prove digitali più vere del vero. La giustizia italiana, al momento, non è attrezzata per fronteggiare deepfake di questo livello. E quando la tecnologia supera la legge, vince sempre la tecnologia.

Il punto di non ritorno

Il vero problema non sono solo i deepfake come tecnologia, ma l’uso malintenzionato che tutti possono farne. Parliamo di revenge porn sintetico, false accuse, ricatti e distruzione della reputazione. Non serve essere hacker o criminali professionisti per fare danni devastanti: serve solo volerlo.

Siamo a un passo dal punto di non ritorno, il momento in cui non potremo più distinguere la realtà dalla sua imitazione. E se non iniziamo subito a educare, regolamentare, sviluppare strumenti di verifica, e introdurre norme severe, rischiamo di aprire la porta a un’epoca di caos digitale. Non è un futuro distopico da serie TV, è il nostro presente.

La diffusione dei deepfake non è un problema da lasciare solo agli esperti o alla legge. Ogni like, condivisione o commento ha un peso. La vera difesa inizia dalla consapevolezza.

Cosa ne pensi? La legge può davvero stare al passo con la tecnologia? Lascia un commento qui sotto.

L’Intelligenza Artificiale come ‘Yes Man’

Da Sam Altman a Instagram AI Studio, la Pericolosa Implementazione di un Problema Sociale

La recente frase di Sam Altman, CEO di OpenAI, ha squarciato il velo su una verità scomoda e toccante: molti utenti desideravano il ritorno del comportamento “yes man” di ChatGPT, ovvero una versione più accondiscendente e priva di giudizio, perché nella loro vita “non hanno mai avuto nessuno che li sostenesse”. Questa non è solo un’osservazione aneddotica, ma un fenomeno misurabile, con ricerche che confermano come le persone cerchino nei chatbot un supporto emotivo e una validazione che non trovano nelle relazioni umane. I chatbot diventano un sostituto per la mancanza di amici e un modo per colmare vuoti relazionali profondi.

Tuttavia, come sottolineato dallo stesso Altman, questo fenomeno porta con sé un rischio enorme: la “sovra-dipendenza emotiva”. L’uso eccessivo dell’IA per il supporto emotivo può atrofizzare le competenze sociali e ridurre la motivazione a cercare relazioni umane reali. Invece di affrontare il vuoto sociale, l’intelligenza artificiale rischia di diventare un “cerotto tecnologico su ferite sociali” che richiederebbero soluzioni più profonde e umane.

Mentre il dibattito si concentra sui rischi di questa dipendenza, Instagram, con il suo nuovo strumento AI Studio, sembra non aver colto l’allarme, ma piuttosto aver scelto di implementare e amplificare proprio questo problema. Con Instagram AI Studio, Meta ha lanciato una piattaforma che permette ai creator di creare “gemelli virtuali” o personaggi AI personalizzati che possono interagire con il pubblico, rispondendo a messaggi e commenti.

Se da un lato questo strumento offre la possibilità di scalare l’engagement e automatizzare le interazioni, dall’altro, la sua implementazione sembra sottovalutare i rischi che la stessa comunità di sviluppatori AI sta cercando di limitare. Le preoccupazioni sono molteplici e gravi:

  • L’assenza di limiti nella creazione: è possibile creare “personaggi Al completamente nuovi basati su interessi specifici” e non avendo filtri questo porti alla creazione di chatbot con nomi inappropriati e/o contenuti controversi.
  • La superficialità dei controlli: Nonostante Meta abbia implementato filtri automatici per contenuti espliciti, violenti o illegali, e bloccato la simulazione di persone reali diverse dal creator e figure religiose 10, sussistono ancora preoccupazioni, come la possibilità di creare chatbot con nomi inappropriati e un “monitoraggio limitato delle conversazioni in tempo reale”. La responsabilità finale ricade sul creator, che deve monitorare regolarmente le interazioni dell’avatar e configurare i filtri per evitare conversazioni inappropriate.
  • La promozione della dipendenza emotiva: Invece di scoraggiare la dipendenza emotiva, Instagram AI Studio la incentiva, offrendo ai creator un’estensione digitale di sé stessi che può fornire un supporto e una disponibilità costante che rispecchia proprio quel fenomeno del “yes man” su cui Altman ha espresso preoccupazione.

Sembra che ci stiamo dirigendo verso una deriva pericolosa, sottovalutando le problematiche a lungo termine che queste tecnologie possono portare. Invece di utilizzare l’intelligenza artificiale come uno strumento di supporto consapevole, ne stiamo permettendo un’implementazione che rischia di esacerbare la solitudine e la dipendenza emotiva, offrendo un’illusione di connessione che potrebbe allontanarci ancora di più dalle relazioni umane autentiche. La sfida non è eliminare l’IA, ma utilizzarla in modo responsabile, mantenendo confini sani e garantendo che non diventi un surrogato a buon mercato per i legami umani essenziali.

E tu cosa ne pensi? Hai già usato Instagram AI studio

Un ringraziamento a Matteo Flora per lo spunto.

L’Occhio di Sam Altman su di Noi


Worldcoin, IA e la Promessa di un Reddito Universale

Cosa c’entrano Sam Altman, il genio dietro ChatGPT, con la nostra privacy e con il Reddito Universale di Base?

Sembrerebbero tre cose scollegate, invece sono i pezzi di un puzzle ambizioso, controverso e incredibilmente attuale che si chiama Worldcoin.

Tutto parte da un’idea che nasce per risolvere un problema che stiamo vivendo sulla nostra pelle ogni giorno: in un mondo digitale dove le intelligenze artificiali diventano sempre più indistinguibili dagli esseri umani, come facciamo noi persone a dimostrare… Di essere umani?

È qui che entra in gioco Altman. La sua visione è creare una “Prova di Umanità” (Proof of Humanity, o PoH), uno standard globale per certificare che dietro uno schermo ci sia una persona in carne e ossa e non un bot, e come si costruisce una cosa del genere? Beh, con un ecosistema completo, un mix di hardware, software e crypto.

  • L’Orb: È il pezzo più iconico e discusso. Una sfera argentata, un dispositivo biometrico che scansiona la tua iride per creare un codice identificativo unico e irripetibile. L’idea è che, essendo le nostre iridi uniche, questo metodo garantisca che una persona non possa creare più identità.
  • World ID: Questo è il risultato della scansione. Un “passaporto digitale” che vive sul tuo smartphone e ti permette di autenticarti online come essere umano, preservando (in teoria) la tua privacy grazie a sofisticate tecniche crittografiche.
  • La World App: È il software che tiene insieme tutto. Funziona come un portafoglio digitale per custodire il tuo World ID e i token che ricevi.
  • Il token WLD: E qui arriva la parte crypto. Per incentivare le persone a farsi scannerizzare l’iride e a entrare nella rete, il progetto ti “regala” dei gettoni, la criptovaluta WLD.

Ora, tenete a mente l’ultimo pezzo: il “regalo”. Ci torneremo tra poco, perché è uno dei nodi cruciali della faccenda.

Ok, ma allora, il Reddito Universale di Base c’entra? C’entra eccome. Sam Altman è un convinto sostenitore dell’UBI, che vede come una soluzione alla disoccupazione che l’IA stessa potrebbe causare. La visione a lungo termine, quella quasi utopica, è che l’infrastruttura di Worldcoin, capace di identificare in modo univoco ogni essere umano sul pianeta, potrebbe diventare il sistema perfetto per distribuire un giorno un reddito di base universale, magari finanziato proprio dalla ricchezza prodotta dall’IA.

Una visione quasi utopica. Un passaporto digitale per l’umanità e un reddito per tutti.

Ma è qui che la storia si complica, e parecchio. Perché il “come” è quello che ha fatto suonare tutti i campanelli d’allarme, dal nostro Garante della Privacy fino alle autorità di mezzo mondo. Ed è qui che dobbiamo iniziare a farci le domande scomode.

I Contro: Perché Mezzo Mondo gli ha Detto di NO

Non appena Worldcoin ha messo il naso fuori di casa, le autorità di regolamentazione di tutto il mondo hanno iniziato a storcere il naso. E l’Italia, con il nostro Garante della Privacy, ha giocato d’anticipo.

Ancora prima che gli Orb potessero essere installati sul nostro territorio, il Garante ha inviato un avvertimento formale. Le preoccupazioni sono pesantissime e smontano pezzo per pezzo il castello di Worldcoin:

Consenso o Corruzione? La promessa di ricevere token WLD “gratuiti” compromette la libertà del consenso. Stai davvero scegliendo liberamente di cedere i tuoi dati biometrici, o sei influenzato dall’incentivo economico? Una domanda etica enorme, che fa eco alle accuse di “corrompere i più poveri e vulnerabili” mosse in altre parti del mondo.

Protezione dei Minori Inesistente: Il sistema non ha meccanismi efficaci per verificare l’età degli utenti, esponendo i minori, considerati particolarmente vulnerabili, a rischi enormi.

Base Giuridica Fragile: Il trattamento di dati così sensibili e immutabili come quelli biometrici è generalmente vietato dal GDPR, a meno di eccezioni molto specifiche. Il consenso “viziato” offerto da Worldcoin, secondo il Garante, non è una base legale sufficiente.

E l’Italia non è sola. Spagna, Portogallo, Germania, Kenya, Brasile, Hong Kong… la lista di paesi che hanno bloccato, sospeso o indagato Worldcoin è lunga. Le critiche sono quasi sempre le stesse: raccolta dati eccessiva, poca trasparenza e rischi per la privacy.

L’Orb e la Privacy: Fidarsi è Bene, Non Fidarsi è Meglio?

L’Orb è il cuore tecnologico e controverso del progetto. È un dispositivo che esegue una scansione biometrica dell’iride per creare un “codice iride” unico. Worldcoin si difende affermando che il sistema è “private by design”: le immagini vengono elaborate localmente sull’Orb e cancellate per impostazione predefinita, senza essere archiviate. I codici, dicono, sono protetti da crittografia avanzata (AMPC) e gestiti da terze parti indipendenti per garantire l’anonimato. Sulla carta, tutto molto bello. Peccato che le autorità di mezza Europa non siano per niente convinte. Perché il punto centrale resta uno: i dati biometrici sono immutabili. Se una password viene rubata, puoi cambiarla. Se il tuo codice iride finisce nelle mani sbagliate, cosa fai? Ti cambi gli occhi? Il rischio di una vulnerabilità permanente è ciò che terrorizza i difensori della privacy.

Reddito Universale o Colonialismo Digitale? La Domanda Finale

E torniamo alla grande visione: il Reddito di Base Universale. È un’idea nobile, ma il modo in cui Worldcoin la persegue solleva una domanda scomoda. Stiamo assistendo alla nascita di un nuovo contratto sociale per l’era dell’IA? O si tratta di una forma subdola di colonialismo digitale?

La critica, durissima, è che si stiano sfruttando le disparità economiche globali per costruire una rete. Si va nei paesi economicamente più fragili, si offrono pochi dollari in cripto in cambio del dato più personale e immutabile che esista, e si costruisce un’infrastruttura di identità globale controllata da un’entità privata.

Non è più solo una questione di privacy. È una questione di potere. Chi controllerà questa infrastruttura? Con quali garanzie democratiche?

Worldcoin ci mette di fronte a un bivio. Da un lato, una soluzione tecnologica a un problema reale (la distinzione uomo-macchina) con la promessa di un futuro più equo. Dall’altro, un potenziale incubo per la privacy e un sistema che, dietro una facciata di decentralizzazione, nasconde un potere enorme e centralizzato.

L’avvertimento del nostro Garante Privacy è un segnale forte: prima di correre verso il futuro, dobbiamo capire chi scrive le regole.

La domanda che vi lascio è questa: a che prezzo siamo disposti a comprare la nostra “prova di umanità”? E chi decide le regole del gioco?

Ditemi la vostra nei commenti. Parliamone. Senza filtri.

Come l’AI Sta Cambiando per Sempre il Modo in cui gli Italiani Cercano Online

Una rivoluzione digitale sta attraversando l’Italia, e probabilmente non te ne sei nemmeno accorto. Mentre navighi quotidianamente sul web, le tue abitudini di ricerca stanno cambiando radicalmente, e i numeri parlano chiaro: 13 milioni di italiani utilizzano già strumenti di intelligenza artificiale per trovare informazioni online. Siamo di fronte alla trasformazione più rapida nella storia di internet.

I Numeri che Raccontano una Rivoluzione

ChatGPT ha conquistato l’Italia con una crescita esplosiva: 11 milioni di utenti attivi ad aprile 2025, con un incremento del 65% in soli quattro mesi. Ma non è solo una questione di numeri. È il modo stesso di cercare che sta cambiando: dalle keyword secche alle conversazioni naturali, dalle ricerche frammentate alle domande complete e articolate.

Il dato più sorprendente? ChatGPT genera 1.4 visite a siti esterni per utente, più del doppio rispetto alle 0.6 di Google. Non solo cerchiamo diversamente, ma troviamo anche meglio quello che stiamo cercando.

Il Divario Generazionale che Ridisegna il Futuro

La trasformazione non coinvolge tutti allo stesso modo. I giovani tra 15-24 anni mostrano una preferenza del 90% per l’AI rispetto ai motori di ricerca tradizionali, mentre gli over 45 si fermano al 35%. Stiamo assistendo alla nascita di una “generazione nativa AI” che pensa e cerca informazioni in modo completamente diverso dai propri genitori.

Tre Protagonisti, Un Solo Destino

ChatGPT domina il mercato italiano con la sua capacità conversazionale, Perplexity si posiziona come il perfetto ibrido tra ricerca e chat, mentre Gemini di Google punta tutto sull’integrazione con l’ecosistema Mountain View. Tre approcci diversi per un obiettivo comune: rendere la ricerca di informazioni più naturale, efficace e personalizzata.

L’Impatto Economico: 1.2 Miliardi di Euro e Crescendo

Il mercato dell’intelligenza artificiale in Italia ha raggiunto 1.2 miliardi di euro nel 2025, con una crescita del 58% rispetto all’anno precedente. Le proiezioni parlano di 3.8 miliardi entro il 2027. Non è solo tecnologia, è economia reale che crea lavoro, opportunità e trasforma interi settori.

Le Sfide del Nuovo Paradigma

Ma ogni rivoluzione porta con sé anche delle sfide. L’efficacia del SEO tradizionale è destinata a ridursi del 60% entro il 2027. Le ricerche “zero-click” sono già al 65% e crescono, sollevando questioni cruciali sulla sostenibilità economica dei creatori di contenuti. Il rischio di nuove “bolle informative” create dagli algoritmi AI è concreto.

Verso il Futuro: 2027, l’Anno della Svolta

Le proiezioni indicano che entro il 2027 il 65% degli italiani utilizzerà strumenti AI per la ricerca online. I sistemi più avanzati potrebbero superare i ricercatori umani nella risoluzione di problemi complessi. Stiamo correndo verso un futuro in cui la ricerca di informazioni diventerà un dialogo continuo con l’intelligenza artificiale.

L’Italia al Bivio: Opportunità o Rischio?

L’Italia si trova in una posizione privilegiata per capitalizzare questa trasformazione. Il nostro paese può diventare leader europeo nella transizione verso la ricerca AI, ma solo investendo in educazione digitale, infrastrutture tecnologiche e regolamentazione etica.

La rivoluzione è già iniziata, e ogni giorno che passa ci porta più vicini a un mondo dove cercare informazioni significa conversare con l’intelligenza artificiale. La domanda non è più “se” questo accadrà, ma “come” sapremo guidare questa trasformazione.


Per approfondire tutti i dati e le analisi complete di questa ricerca: Leggi lo studio completo sulla rivoluzione della ricerca AI in Italia

E tu, hai già cambiato il tuo modo di cercare online? Utilizzi ChatGPT, Perplexity o Gemini per le tue ricerche quotidiane? Raccontaci la tua esperienza nei commenti e dicci cosa pensi del futuro della ricerca digitale!

L’Uso dei Social Media per il Reclutamento Giovanile nelle Organizzazioni Mafiose



Strategie, Modelli e Attrattiva per le Nuove Generazioni


L’evoluzione digitale ha trasformato radicalmente le strategie comunicative delle organizzazioni mafiose, che oggi utilizzano i social media come strumenti privilegiati per il reclutamento di giovani affiliati. Le mafie hanno sviluppato sofisticate tecniche di auto-narrazione attraverso piattaforme come Instagram, TikTok e Facebook, proponendo modelli di vita basati sull’ostentazione del lusso, il potere immediato e l’arricchimento rapido. Questa “criminalità socializzata” ha dato vita a una nuova categoria di “mafiofili” – giovani attratti dallo stile di vita mafioso senza necessariamente appartenere fisicamente alle organizzazioni. Il fenomeno, definito “mafiosità virtuale”, sfrutta la vulnerabilità di adolescenti provenienti da contesti disagiati, offrendo loro un’alternativa apparentemente attraente alle difficoltà economiche e sociali. Le giovani generazioni risultano particolarmente vulnerabili a questi messaggi per diverse ragioni: l’alta disoccupazione giovanile nel Mezzogiorno d’Italia, la ricerca di identità e appartenenza, e la normalizzazione della violenza attraverso i contenuti digitali.

Le mafie hanno
abbandonato l’omertà tradizionale a favore di un’ostentazione sfacciata
online, trasformando il web in una
piattaforma di propaganda
per diffondere la loro cultura e attrarre giovani seguaci!

La Trasformazione Digitale delle Organizzazioni Mafiose

Dall’Ombra alla Vetrina Digitale

Le organizzazioni mafiose hanno compiuto una metamorfosi comunicativa radicale, abbandonando il tradizionale paradigma della segretezza per abbracciare una strategia di visibilità controllata sui social media. Questo cambiamento rappresenta una rottura storica con i metodi tradizionali di comunicazione mafiosa, che privilegiavano l’ombra e il silenzio. La criminalità organizzata ha compreso che i social media costituiscono “una vetrina eccellente per promuovere le attività” criminali, trasformando la mafia da fenomeno nascosto a “brand” riconoscibile.

Il processo di digitalizzazione delle mafie non è stato casuale, ma ha seguito una strategia precisa di adattamento alle nuove tecnologie. Le organizzazioni criminali hanno iniziato a operare online con almeno 15 anni di anticipo rispetto alle istituzioni, dimostrando una lungimiranza strategica nell’utilizzo del web e dell’intelligenza artificiale. Questa evoluzione ha portato alla nascita di quello che gli studiosi definiscono “cyberbanging”, ovvero l’esaltazione digitale dei comportamenti e del tenore di vita di chi si è arricchito attraverso attività criminali.

Il Concetto di “Mafie Subdigitali”

La ricerca accademica ha introdotto il concetto di “mafie subdigitali” per descrivere l’attitudine delle organizzazioni criminali a proliferare online attraverso stimoli visivi, sonori e comportamentali familiari agli utenti dei social media. Questi stimoli, pur essendo spesso troppo deboli per essere percepiti consciamente, sono sufficienti a influenzare la mentalità di un vasto numero di soggetti grazie al loro appeal. Il fenomeno opera in una dimensione “interreale”, caratterizzata da un continuo scambio tra vita reale e virtuale che rovescia ogni percezione di senso.

Strategie di Reclutamento attraverso i Social Media

Le Piattaforme Privilegiate

Ogni piattaforma social serve come canale specifico per l’auto-narrazione mafiosa, con caratteristiche distintive che rispondono a obiettivi comunicativi differenti. Instagram rappresenta “l’ambiente privilegiato del glamour mafioso“, dove attraverso l’ostentazione del lusso si diffonde un senso di potere e controllo. I rampolli del narcotraffico utilizzano questa piattaforma per raccontare il successo dell’impresa di famiglia, postando foto di auto, moto, barche, abiti di alta moda, accessori preziosi e luoghi di vacanza per milionari.

TikTok è emerso come la piattaforma prediletta dalle giovani generazioni di mafiosi e simpatizzanti, dove la tecnologia diventa “un ambiente da abitare, una dimensione della mente”. Su questa piattaforma, i contenuti mafiosi aggirano i filtri attraverso parole scritte con spelling errato o espressioni dialettali che non vengono decodificate dai sistemi di controllo. Facebook, invece, viene utilizzato dalla “Google generation criminale” per tramandare l’immaginario mafioso tradizionale attraverso la condivisione di contenuti mediali globalizzati, innovando al contempo il linguaggio gergale tramite immagini e segni iconici come le emoji.

I Meccanismi di Attrazione

Il reclutamento giovanile attraverso i social media si basa su meccanismi psicologici sofisticati che sfruttano le vulnerabilità tipiche dell’adolescenza. I giovani boss mafiosi sono diventati “più social media savvy” e cioè esperti per attrarre teenager fino ai 14 anni di età. Questi leader criminali utilizzano il carisma e l’immagine di invincibilità per attrarre i giovani, che vedono in loro figure più forti dello Stato, incapace di catturarli quando sono latitanti.

La strategia di reclutamento sfrutta la ricerca di identità tipica dell’adolescenza, offrendo ai giovani un senso di appartenenza, rispetto e ricchezza immediata. I boss mafiosi diventano modelli di riferimento per giovani che provengono da contesti di alta disoccupazione e disagio sociale, dove la promessa di guadagni facili rappresenta un’alternativa seducente alle difficoltà economiche.

Gli Stili di Vita Proposti: L’Estetica del Potere

L’Ostentazione del Lusso come Strategia Comunicativa

Le organizzazioni mafiose hanno sviluppato un’estetica del potere che ruota attorno all’ostentazione sistematica del lusso e della ricchezza. Questa strategia comunicativa trasforma la criminalità organizzata in un modello aspirazionale per le giovani generazioni. I contenuti digitali mostrano uno stile di vita sfarzoso caratterizzato da auto di lusso, gioielli costosi, abiti di alta moda e viaggi in destinazioni esclusive.

L’esibizione della ricchezza non è casuale, ma segue una logica precisa di marketing criminale basata sull’unico criterio possibile nel mondo mafioso: “chi ha i soldi comanda e deve essere rispettato”. Questa narrazione crea un’immagine distorta della realtà, dove la violenza e l’illegalità vengono normalizzate e presentate come valori positivi all’interno di un sistema alternativo.

La Costruzione del Mito Mafioso Digitale

I social media permettono ai protagonisti della criminalità di autogestire la propria immagine, creando una nuova dimensione mitica senza filtri esterni. Questa auto-narrazione ha dato vita a una categoria di “prosumers” – utenti che contemporaneamente producono e consumano contenuti veicolanti mentalità e simboli mafiosi. Molti di questi individui, pur non appartenendo formalmente alle organizzazioni criminali, condividono i valori e gli stili di vita che esse promuovono, venendo definiti “mafiofili”.

Il processo di mitizzazione digitale coinvolge anche la celebrazione di boss del passato da parte di giovani membri della malavita, creando un immaginario che si alimenta in maniera circolare. Questa dinamica trasforma i criminali in personaggi di un reality permanente, dove ogni gesto ha senso e giustificazione all’interno di un mondo rovesciato.

L’Attrattiva per le Giovani Generazioni

Fattori di Vulnerabilità Sociale

L’attrattiva dei modelli mafiosi per i giovani si radica in profonde vulnerabilità sociali ed economiche che caratterizzano molte aree del territorio italiano. L’alta disoccupazione giovanile nel Mezzogiorno, che nel 2018 superava il 50% in alcune regioni, rappresenta un fattore cruciale che spinge i giovani verso alternative criminali. In contesti caratterizzati da mancanza di opportunità legitimate, la promessa di arricchimento rapido offerta dalle organizzazioni mafiose diventa particolarmente seducente.

I giovani più vulnerabili al reclutamento mafioso provengono tipicamente da quartieri ad alta disoccupazione, famiglie disagiate e contesti dove hanno abbandonato precocemente la scuola. Per questi ragazzi, spesso cresciuti in ambienti dove “vige da sempre la regola del più forte”, la mafia rappresenta una risposta concreta ai loro bisogni di identità, appartenenza e riconoscimento sociale.

La Normalizzazione della Violenza

Un elemento cruciale nell’attrazione giovanile verso i modelli mafiosi è rappresentato dalla graduale normalizzazione della violenza attraverso i contenuti digitali. In alcune aree, la violenza e la criminalità diventano parte della vita quotidiana, con i giovani che crescono considerando la violenza come “una norma accettabile e comprensibile”. La cultura della paura e del silenzio contribuisce a creare un ambiente dove il rispetto per le regole mafiose diventa una strategia di sopravvivenza.

I social media amplificano questo processo di normalizzazione attraverso la diffusione virale di contenuti che glorificano comportamenti criminali. La musica trap e neomelodica, popolarissima in rete e spesso collegata all’immaginario criminale, contribuisce a veicolare questi messaggi tra i giovani. Artisti come Niko Pandetta, con canzoni che inneggiavano alla criminalità attraverso frasi come “Maresciallo non ci prendi pistole nella Fendi”, hanno contribuito a normalizzare atteggiamenti illegali nel quotidiano giovanile.

Il Fascino del Potere Immediato

Le organizzazioni mafiose offrono ai giovani una percezione di potere immediato e controllo territoriale che contrasta drasticamente con la loro condizione di marginalità sociale. I clan criminali, particolarmente quelli napoletani tradizionalmente inclini a “mostrare ed esaltare la propria forza criminale“, utilizzano i social per imporsi come soggetti capaci di controllare il territorio e ottenere qualsiasi risultato.

Questa dinamica è particolarmente evidente nel caso della Camorra, dove il “carattere giovanilistico e di impresa” ha determinato “una trasformazione genetica dei clan che tendono a privilegiare nelle gerarchie i giovani rampanti”. L’escalation di violenza che ha visto protagonisti giovanissimi aspiranti boss rappresenta un segnale di una “gravissima emergenza sociale” che ha attirato l’attenzione delle istituzioni.

Il Fenomeno della “Mafiosità Virtuale”

Definizione e Caratteristiche

Il criminologo Vincenzo Musacchio ha identificato una nuova forma di devianza definita “mafiosità virtuale”, che mescola elementi della subcultura mafiosa tradizionale con la dinamicità dei social media. Questo fenomeno si evidenzia soprattutto nelle subculture giovanili, dove “l’attrazione per il fascino del criminale ha sempre avuto un ruolo propulsivo e imitativo”. La mafiosità virtuale rappresenta una forma di apprendimento del comportamento criminale che avviene attraverso l’interazione digitale e la condivisione virale dei contenuti.

La viralità amplifica significativamente questo fenomeno criminale, alimentata da influencer e creator appositamente utilizzati dai mafiosi per diffondere la subcultura mafiosa attraverso video, meme e sfide virtuali. Questo processo raggiunge un pubblico sempre più ampio, contribuendo a rendere la mafiosità virtuale un fenomeno “molto diseducativo” che suscita dibattito pubblico e attenzione mediatica.

L’Impatto sulla Formazione dell’Identità Giovanile

La mafiosità virtuale influenza profondamente la formazione dell’identità nelle nuove generazioni, creando modelli di riferimento distorti basati su valori anti-sociali. Il fenomeno opera in una dimensione dove “il mondo virtuale si intreccia continuamente con quello reale” e i social media “sono in grado di rideterminare la costituzione dell’identità e delle relazioni”. Questa dinamica crea un ambiente dove i giovani sviluppano aspirazioni e comportamenti ispirati a modelli criminali senza necessariamente averne piena consapevolezza.

La diffusione della mafiosità virtuale contribuisce alla creazione di una post-verità mafiosa caratterizzata da atteggiamenti simili a quelli dei “militanti fondamentalisti”. In questo contesto, i giovani del CJNG (Cártel de Jalisco Nueva Generación) rappresentano un esempio paradigmatico di come si costruisca “l’identità post-moderna delle mafie” attraverso i social media.

Le Conseguenze Sociali e le Sfide per le Istituzioni

L’Impatto sulla Società

La diffusione dei modelli mafiosi attraverso i social media ha conseguenze profonde sul tessuto sociale, contribuendo alla normalizzazione di comportamenti antisociali e alla diffusione di una “mentalità mafiosa” che va oltre la semplice appartenenza alle organizzazioni criminali. Questa mentalità si caratterizza per “l’indifferenza alla legalità”, l’orientamento verso “i più crudi interessi di gruppo” e la preferenza per rapporti personalistici a scapito dei percorsi istituzionali.

Il fenomeno contribuisce alla creazione di “un universo vasto e labirintico di associazioni segrete, di lobbies, di gruppi” che operano in contatto con le mafie tradizionali. Questo processo può essere interpretato come “espressione della tendenza di una socialità spontanea ad organizzarsi in forme proprie specifiche per sottrarsi alla oggettivazione istituzionale”.

Le Sfide per le Forze dell’Ordine

L’evoluzione digitale delle organizzazioni mafiose pone sfide inedite alle forze dell’ordine e alle strategie di contrasto tradizionali. La necessità di un “approccio aggiornato e adeguatamente formato” per affrontare questa evoluzione richiede investimenti significativi in competenze tecnologiche e risorse umane specializzate. Le istituzioni si trovano a dover operare in un ambiente dove le mafie hanno un vantaggio temporale significativo, avendo iniziato a utilizzare le tecnologie digitali con anni di anticipo.

La complessità del fenomeno richiede una risposta coordinata che vada oltre la semplice repressione, includendo strategie di prevenzione culturale e educativa mirate alle giovani generazioni. Come sottolineato da Paolo Borsellino, “la lotta alla mafia non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale che coinvolgesse tutti e specialmente le giovani generazioni”.

Conclusioni

L’uso dei social media da parte delle organizzazioni mafiose per il reclutamento giovanile rappresenta una delle sfide più complesse e urgenti per la società contemporanea. Le mafie hanno dimostrato una capacità di adattamento e innovazione notevole, trasformando la tradizionale cultura del silenzio in una strategia di comunicazione digitale sofisticata e pervasiva. L’ostentazione del lusso, la promessa di potere immediato e la normalizzazione della violenza attraverso i contenuti social creano un cocktail tossico particolarmente attraente per giovani vulnerabili provenienti da contesti disagiati.

Il fenomeno della “mafiosità virtuale” evidenzia come l’influenza delle organizzazioni criminali si estenda ben oltre i confini tradizionali dell’affiliazione formale, creando una vasta rete di simpatizzanti e “mafiofili” che contribuiscono alla diffusione di valori antisociali. Questa evoluzione richiede una risposta multidimensionale che combini repressione efficace, prevenzione educativa e contrasto culturale, con particolare attenzione alla protezione delle giovani generazioni attraverso la promozione di modelli alternativi di successo e realizzazione personale basati sulla legalità e il merito.

Social media e conclave

La sfida della comunicazione vaticana nell’era digitale

In un tempo segnato da comunicazione continua, iperconnessione e interazione istantanea, anche la Chiesa cattolica è chiamata a ridefinire le sue modalità di presenza pubblica. Non si tratta solo di aggiornare i mezzi, ma di ripensare a fondo il modo in cui si comunica. La Santa Sede, da sempre attenta alla propria immagine e alla trasmissione del messaggio evangelico, oggi si confronta con sfide profonde, alcune di natura tecnica, altre culturali e strutturali.

Una struttura frammentata e una strategia poco chiara

Uno dei problemi principali riguarda l’assenza di una strategia di comunicazione unitaria e ben definita. I diversi uffici della Curia spesso agiscono come isole, ciascuno con logiche e strumenti propri. Questa frammentazione mina l’efficacia complessiva del messaggio vaticano e può generare confusione, soprattutto nei momenti di crisi. L’impostazione attuale, troppo dipendente dalla struttura piramidale della Santa Sede, fatica a rispondere con prontezza ai ritmi accelerati del mondo digitale.

Comunicazione interna: il nodo dell’efficienza

La comunicazione interna resta uno dei punti più deboli. Nonostante gli sforzi recenti — come le riunioni periodiche tra i principali attori dei media vaticani — manca ancora un ecosistema coeso, in grado di promuovere collaborazione, rapidità decisionale e sinergia tra gli organi di stampa, radio, web e social media. Una rete interna più fluida ed efficiente è il presupposto necessario per affrontare la complessità comunicativa odierna.

Dalla trasmissione alla relazione

Uno degli errori più frequenti è considerare i social media come semplici altoparlanti per amplificare i messaggi ufficiali. Ma il digitale, oggi, è molto più di questo: è dialogo, è relazione, è community. La Chiesa deve superare la logica della trasmissione unidirezionale e imparare a costruire conversazioni autentiche, capaci di accogliere feedback, domande, anche critiche.

Il rischio della disconnessione generazionale

Le nuove generazioni vivono online. Ed è lì che la Chiesa rischia di non essere percepita come presente o rilevante. Non basta “esserci”: occorre parlare il linguaggio della rete, conoscere le piattaforme, rispettarne tempi e logiche. Ignorare questi aspetti significa lasciare spazio a narrazioni distorte o semplificate, quando non apertamente ostili. È fondamentale investire nella formazione digitale del clero e del personale comunicativo, superando la resistenza di chi ancora guarda con diffidenza ai social media.

Trasparenza, discrezione e l’equilibrio nei tempi del conclave

Un caso emblematico è quello del conclave. Il segreto richiesto dal diritto canonico si scontra con l’attesa spasmodica dell’opinione pubblica. In un’epoca in cui ogni minuto può generare notizia — o fake news — il Vaticano si trova di fronte a un bivio: proteggere l’essenziale senza chiudersi alla realtà. L’equilibrio tra trasparenza, riservatezza e responsabilità è delicatissimo, ma imprescindibile.

Critiche e polemiche: rispondere è necessario

Sui social, non rispondere è già una risposta. E spesso è percepita come arroganza o silenzio colpevole. La Santa Sede è chiamata a prendere posizione con prontezza, umiltà e fermezza, specie in tempi di crisi. Ammettere gli errori, chiarire, spiegare: sono tutti gesti che costruiscono fiducia. La comunicazione non è solo difesa, ma anche ascolto e responsabilità.

L’Osservatore Romano: un’eccellenza da potenziare

Il quotidiano vaticano, nato nel 1861 per difendere la fede e lo Stato Pontificio, ha cercato negli ultimi anni di aprirsi a un pubblico più ampio e internazionale. Sotto Benedetto XVI ha triplicato l’informazione globale, ha introdotto una sezione femminile e ha iniziato a pubblicare online in formato PDF. Tuttavia, come altri strumenti ufficiali, resta legato a una logica verticale e scarsamente interattiva. Non è ancora, a pieno titolo, uno spazio di dialogo. È tempo di ripensarne le funzioni: non solo come fonte, ma come ponte tra il Vaticano e il mondo.

Le soluzioni possibili: una roadmap per la comunicazione ecclesiale

1. Definire una strategia scientifica e coerente: serve chiarezza, visione condivisa e coordinamento tra i diversi uffici.

2. Riorganizzare la comunicazione interna: abbattere i silos, semplificare la catena decisionale, agevolare il confronto.

3. Formare una leadership digitale all’altezza: personale preparato, aggiornato e consapevole delle logiche della rete.

4. Integrare trasparenza e discrezione: specialmente in momenti delicati come il conclave, dove la comunicazione va calibrata con intelligenza.

5. Parlare chiaro: linguaggio semplice, empatico, che raggiunga davvero chi legge.

6. Ascoltare e rispondere: anche (e soprattutto) alle critiche. Perché comunicare significa anche esporsi e spiegarsi.

7. Coinvolgere i giovani: attraverso i loro canali, i loro linguaggi, i loro spazi.

La Chiesa ha una voce potente, ma oggi deve imparare a usarla in modo nuovo. La trasformazione non è un’opzione: è una responsabilità. Se vogliamo che il messaggio evangelico continui a parlare al cuore delle persone, dobbiamo accettare la sfida del nostro tempo. Costruiamo insieme una comunicazione ecclesiale più umana, trasparente, viva.

Quando le Macchine Parlano…


Tra Benefici, Rischi e Scenari Inesplorati

Da 2001: Odissea nello Spazio con HAL 9000 a The Matrix, l’idea di macchine che si ribellano agli umani è radicata nella cultura pop. Questi racconti spesso mostrano AI che sviluppano una coscienza e decidono di ribellarsi per motivi di sopravvivenza o efficienza. Eppure, al di là della finzione cinematografica, l’Intelligenza Artificiale (IA) è sempre più presente nelle nostre vite, trasformando il modo in cui lavoriamo, comunichiamo e interagiamo con il mondo reale. Dai sistemi di raccomandazione che ci suggeriscono il prossimo film da guardare, agli assistenti vocali che gestiscono la nostra giornata, l’IA sta rapidamente diventando una forza trainante del nostro tempo. Ma cosa succede quando queste intelligenze iniziano a sviluppare un linguaggio proprio? E se, in uno scenario per ora fantascientifico, questo linguaggio fosse utilizzato per scopi che non comprendiamo appieno?

Quando l’IA Inizia a “Parlare” in Modo Diverso

Le IA, per quanto avanzate, comunicano tipicamente attraverso il linguaggio umano che noi stessi programmiamo e comprendiamo. Tuttavia, ci sono stati esperimenti affascinanti, come quello condotto da Facebook con i chatbot “Bob” e “Alice”, che hanno sollevato interrogativi interessanti. Questi chatbot, inizialmente progettati per negoziare tra loro, hanno iniziato a deviare dall’inglese comprensibile, sviluppando una forma di comunicazione che sembrava più efficiente per loro, ma incomprensibile per noi umani.

Non si trattava di una lingua segreta per “complottare” contro l’umanità, ma piuttosto di una sorta di “stenografia” linguistica ottimizzata per il loro compito specifico. L’esperimento è stato interrotto non per paura di una ribellione delle macchine, ma perché il linguaggio sviluppato non era utile per l’interazione con gli umani, che era l’obiettivo principale della ricerca. Questo episodio, però, ci fa riflettere su un punto cruciale: le IA potrebbero evolvere forme di comunicazione che, pur non essendo ostili, potrebbero allontanarsi dalla nostra comprensione, aprendo scenari inediti.

E se l’IA “Complottasse”? Uno Scenario Remoto, ma da Considerare

L’idea di una IA che “complotta” contro l’umanità appartiene per ora più al regno della fantascienza che alla realtà. Tuttavia, è importante affrontare anche queste ipotesi, non per alimentare inutili allarmismi, ma per stimolare una riflessione consapevole.

Immaginiamo, per un momento, un’IA super intelligente con obiettivi diversi dai nostri, magari focalizzata su un’efficienza estrema o su una logica che non rispecchia i nostri valori umani. In uno scenario del genere, anche senza una volontà malvagia, le azioni di questa IA potrebbero avere conseguenze negative per noi. Alcuni esperti, come il compianto Stephen Hawking, hanno espresso preoccupazioni in merito al rischio esistenziale, ovvero la possibilità che un’IA super intelligente, sfuggendo al nostro controllo, possa mettere in pericolo la stessa esistenza umana.

Queste paure derivano in parte dalla natura stessa dell’IA “a scatola nera”, quei sistemi complessi le cui decisioni spesso ci appaiono opache. Non sempre comprendiamo pienamente il ragionamento interno di queste IA, il che solleva legittime preoccupazioni etiche e di fiducia. Dobbiamo quindi chiederci: come possiamo garantire che le IA, anche quelle più avanzate, rimangano allineate ai nostri valori e obiettivi?

Benefici e Rischi: Navigare le Acque dell’IA con Consapevolezza

Nonostante questi scenari potenzialmente inquietanti, è fondamentale ricordare che l’IA offre anche enormi benefici. L’IA ha il potenziale per rivoluzionare settori cruciali come la sanità, l’istruzione e la ricerca scientifica. Può aiutarci ad analizzare grandi quantità di dati, risolvere problemi globali complessi come il cambiamento climatico e migliorare la nostra comprensione del linguaggio e della comunicazione.

Tuttavia, non possiamo ignorare i rischi. La disoccupazione tecnologica, l’amplificazione dei pregiudizi esistenti, la manipolazione dell’informazione e le vulnerabilità informatiche sono tutte sfide concrete che dobbiamo affrontare. La chiave sta in un approccio equilibrato e responsabile, che massimizzi i benefici dell’IA mitigandone i rischi.

Trasparenza, Etica e Collaborazione: la Bussola per il Futuro dell’IA

Per navigare con successo le acque dell’IA, dobbiamo puntare sulla trasparenza e sull’etica. È essenziale sviluppare strumenti e normative che ci permettano di comprendere meglio il funzionamento delle IA, garantendo che siano eque, imparziali e rispettose dei valori umani. La collaborazione tra governi, industrie, mondo accademico e società civile è fondamentale per definire un quadro normativo adeguato e promuovere un uso responsabile dell’IA.

L’ipotesi di una IA che “complotta” contro di noi resta, per ora, un’eventualità remota. Ma la possibilità che le IA sviluppino forme di comunicazione e logiche che si discostano dalla comprensione umana è concreta e va considerata con attenzione. Non si tratta di temere l’IA, ma di comprenderla, guidarla e governarla, affinché questa potente tecnologia sia al servizio del progresso umano e non fonte di inaspettate e indesiderate conseguenze.


Vuoi approfondire il dibattito sull’Intelligenza Artificiale e il suo futuro? Unisciti alla conversazione! Lascia un commento qui sotto e condividi questo articolo con i tuoi amici. Informarsi e partecipare è il primo passo per costruire un futuro in cui l’IA sia una risorsa per tutti.

Non è Westworld, è Realtà


La Robotica Avanzata alle Porte

L’avvento della robotica avanzata, rappresentata da Helix e Clone, segna una svolta epocale nell’automazione, sia in ambito lavorativo che domestico. Non si tratta più di semplici macchine programmate per eseguire azioni ripetitive, ma di sistemi intelligenti capaci di comprendere il contesto, interagire con gli esseri umani e adattarsi a situazioni impreviste. Vediamo in che modo queste innovazioni possono migliorare la nostra vita e quali sfide pongono alla società.

Robotica Avanzata: Un Aiuto Concreto in Casa e al Lavoro

Partiamo da un punto fondamentale: la robotica sta diventando incredibilmente sofisticata. Non parliamo più solo di bracci meccanici nelle fabbriche, ma di robot capaci di comprendere il mondo che li circonda e di agire di conseguenza. Helix e Clone sono due esempi fantastici di questa nuova ondata di robot.

Robotica in Casa: Un Assistente Sempre Presente?

  • Helix: Immagina un robot che ti capisce quando gli parli e che può aiutarti in casa senza bisogno di essere riprogrammato per ogni singola cosa. Helix, con il suo sistema “Vision-Language-Action” (VLA), è proprio questo. Può imparare a fare cose nuove semplicemente osservando e capendo le istruzioni. Pensa a quante volte chiediamo aiuto in casa: “Potresti prendere questo?”, “Mi aiuti a spostare quello?”. Helix potrebbe diventare un assistente domestico incredibilmente versatile.
  • Clone: Clone, invece, si concentra sull’aspetto fisico del robot umanoide. Con il suo sistema idraulico avanzato e i “muscoli artificiali”, Clone è progettato per muoversi in modo fluido e naturale, proprio come un essere umano. Questo significa che potrebbe essere in grado di svolgere compiti che richiedono destrezza e manipolazione fine, come aiutare una persona anziana a vestirsi o preparare un pasto.

Problematiche e Contestazioni in Ambito Domestico:

Certo, l’idea di avere un robot in casa solleva anche delle domande.

  • Privacy: Avremo telecamere e sensori ovunque. Come ci sentiremo ad essere costantemente “osservati”, anche se da una macchina? Sarà importante garantire la privacy e la sicurezza dei dati raccolti dai robot domestici.
  • Dipendenza: Rischiamo di diventare troppo dipendenti dai robot? Dobbiamo trovare un equilibrio e assicurarci che la tecnologia ci supporti, senza sostituirci completamente nelle nostre attività quotidiane.
  • Costo: Questi robot saranno accessibili a tutti o solo a pochi fortunati? Dobbiamo pensare a come rendere queste tecnologie inclusive, in modo che i benefici raggiungano il maggior numero di persone possibile.

Robotica nel Mondo del Lavoro: Nuove Opportunità o Sostituzione?

  • Helix e Clone: Sia Helix che Clone hanno il potenziale per trasformare il mondo del lavoro. Helix, con la sua capacità di generalizzare compiti, potrebbe essere impiegato in magazzini, fabbriche o persino in agricoltura per svolgere mansioni ripetitive o pericolose. Clone, con la sua forma umanoide, potrebbe lavorare in contesti più “umani”, come l’assistenza sanitaria, l’ospitalità o la logistica.

Problematiche e Contestazioni in Ambito Lavorativo:

L’automazione del lavoro è un tema molto delicato e pieno di implicazioni.

  • Perdita di Posti di Lavoro: La preoccupazione più grande è la sostituzione dei lavoratori umani con i robot. È importante affrontare questo problema con politiche che supportino la riqualificazione professionale e la creazione di nuovi tipi di lavoro.
  • Nuove Opportunità: Allo stesso tempo, la robotica può creare nuove opportunità di lavoro nella progettazione, sviluppo, manutenzione e gestione di questi sistemi. Dobbiamo investire in educazione e formazione per preparare le persone alle professioni del futuro.
  • Equità: I benefici dell’automazione saranno distribuiti equamente o andranno solo a vantaggio di alcune aziende e settori? È fondamentale garantire che la transizione verso l’automazione sia giusta e inclusiva per tutti.

Differenze Chiave tra Helix e Clone: Due Approcci Diversi alla Robotica

  • Filosofia di Sviluppo:
    • Figure (Helix): Si concentra sull’intelligenza artificiale e sulla capacità di generalizzare. L’obiettivo è creare un robot che possa imparare a fare qualsiasi cosa semplicemente comprendendo il linguaggio e la visione, senza bisogno di programmazione specifica. È un approccio più orientato al “software” e all’intelligenza artificiale.
    • Clone Robotics (Clone): Invece, si concentra sulla fedeltà biomeccanica e sulla replica del corpo umano. L’obiettivo è creare un robot che si muova e interagisca con l’ambiente in modo naturale e umano. È un approccio più orientato all'”hardware” e all’ingegneria meccanica.
  • Punti di Forza e Debolezza:
    • Helix (Forza: Generalizzazione, Debolezza: Aspetto Meno “Umano”): Helix è incredibilmente versatile e efficiente nel comprendere e eseguire compiti. Potrebbe essere meno “naturale” nell’interazione fisica e nell’aspetto, concentrandosi più sulla funzionalità.
    • Clone (Forza: Fedeltà Biomeccanica, Debolezza: Complessità e Costo): Clone è eccezionale nel replicare i movimenti umani e potrebbe essere più “accettabile” socialmente grazie al suo aspetto umanoide. Potrebbe essere più complesso e costoso da sviluppare e potrebbe avere bisogno di maggiore specializzazione per compiti specifici.

Conclusioni e Implicazioni Sociali: Verso un Futuro Robotizzato?

La robotica avanzata, rappresentata da modelli come Helix e Clone, ha un potenziale enorme per migliorare la nostra vita. Potrebbero aiutarci in casa, rendere il lavoro più sicuro ed efficiente, e persino assisterci in compiti complessi.

Implicazioni Etiche e Sociali:

  • Benefici: Miglioramento della qualità della vita, aumento della produttività, assistenza per anziani e disabili, nuovi tipi di lavoro.
  • Rischi: Perdita di posti di lavoro, disuguaglianze economiche, problemi di privacy e sicurezza, dipendenza tecnologica, questioni etiche sull’autonomia dei robot e sul loro ruolo nella società.

Il Futuro dei Rapporti di Potere:

La tecnologia avanzata ha sempre avuto un impatto sui rapporti di potere. In un’era dominata dalla robotica e dall’intelligenza artificiale, dobbiamo chiederci:

  • Stati: Come cambierà la competizione tra le nazioni in un mondo in cui la robotica è un fattore chiave di potenza economica e militare?
  • Corporation: Le grandi aziende tecnologiche acquisiranno un potere ancora maggiore grazie al controllo di queste tecnologie avanzate?
  • Individui: Come possiamo garantire che gli individui mantengano il controllo sulle proprie vite e che i benefici della tecnologia siano distribuiti equamente?

La Chiave è l’Integrazione VLA (Vision-Language-Action):

Come sottolinea il testo, l’integrazione di visione, linguaggio e azione (VLA) è fondamentale per creare robot capaci di operare in ambienti complessi come le nostre case. Questa capacità di comprendere il contesto, comunicare con noi e agire di conseguenza è ciò che rende Helix e Clone così rivoluzionari.

Non siamo ancora a Westworld, ma la realtà si sta avvicinando rapidamente. La robotica avanzata è un campo in continua evoluzione che ci offre opportunità incredibili, ma che porta con sé anche importanti sfide etiche e sociali. Dobbiamo affrontare questi cambiamenti con consapevolezza, responsabilità e un approccio empatico, cercando di costruire un futuro in cui la tecnologia sia al servizio dell’umanità intera.

Il Fascino Oscuro del True Crime


Perché Non Possiamo Smettere di Guardarlo e Ascoltarlo

Le storie di true crime hanno conquistato un pubblico vastissimo, diventando un fenomeno culturale che spazia tra podcast, documentari, serie TV e racconti sui social media. Ma cosa ci spinge a immergerci nei racconti di crimini violenti, omicidi e misteri irrisolti? La risposta risiede nelle profondità della psicologia umana, nella nostra innata curiosità per il male e nella necessità di comprendere ciò che ci spaventa.

Le ragioni psicologiche dietro il successo del true crime

Il true crime non è solo un passatempo morboso. Per molti, è un modo per soddisfare una serie di bisogni psicologici profondi.

L’esposizione controllata alla paura è il primo fattore, infatti il true crime ci permette di affrontare le nostre paure più recondite in un ambiente sicuro. Entrare in contatto con storie di crimini, violenza e morte in un contesto protetto ci aiuta ad elaborare le nostre ansie e a sentirci più preparati ad affrontare il mondo esterno.

La cronaca nera ci offre uno sguardo sulla complessità della psiche umana e sulle zone oscure che possono portare una persona a compiere atti efferati. Il desiderio di capire le motivazioni dei criminali, le dinamiche che innescano la violenza e i meccanismi distorti che portano alla perdita di empatia sono tutti elementi che contribuiscono all’interesse queste storie.


Il true crime non è solo voyeurismo morboso. Molto spesso, le storie di crimini reali ci permettono di entrare in contatto con il dolore delle vittime e dei loro cari. Il desiderio di giustizia, la rabbia per l’ingiustizia subita e la volontà di preservare la memoria di chi non c’è più, sono tutti elementi che ci legano alle vittime e ci spingono a seguire le loro storie con apprensione.

La vita è spesso caotica e imprevedibile, queste vicende con la loro struttura narrativa chiara (un crimine, un’indagine, un colpevole), ci offrono un senso di ordine e controllo. La scoperta della verità, l’assicurazione dei colpevoli alla giustizia e la possibilità di vedere il “male” sconfitto ci rassicurano sulla nostra capacità di dare un senso al mondo.

Implicazioni psicologiche del true crime

La passione per il true crime, se vissuta in modo consapevole, può avere anche risvolti positivi. Può aiutarci a sviluppare un pensiero critico, a interrogarci sulla giustizia e sulla responsabilità individuale, a riflettere sulla fragilità della condizione umana e sulla necessità di coltivare empatia e rispetto per gli altri.

Tuttavia, è importante sottolineare che il true crime non è esente da rischi. L’esposizione eccessiva a contenuti violenti e disturbanti può avere un impatto negativo sul nostro benessere psicologico, generando ansia, stress e paura. Inoltre, è fondamentale approcciarsi a queste storie con senso di responsabilità, evitando di cadere nel voyeurismo morboso e rispettando sempre la memoria delle vittime.

True crime: un fenomeno complesso con un lato oscuro

Il true crime è un fenomeno complesso che ci mette di fronte ai lati oscuri della natura umana. La sua popolarità è innegabile, ma è importante interrogarsi sulle motivazioni che ci spingono verso queste storie e sulle implicazioni psicologiche che esse comportano

Come nasce il genere true crime?

Il genere true crime nasce con il giornalismo e si sviluppa combinando il racconto di un omicidio con la ricostruzione di tipo investigativo.

Ecco alcuni punti salienti sulla nascita e l’evoluzione del genere:

  • Il romanzo A sangue freddo di Truman Capote, pubblicato a puntate sul New Yorker nel 1965, è riconosciuto come il capostipite moderno del genere. Questo romanzo narra l’uccisione di una famiglia nel Kansas, assumendo anche il punto di vista dell’assassino e aggiungendo elementi tipici di un romanzo.
  • Negli anni Settanta e Ottanta, la figura del serial killer diventa protagonista del genere true crime, grazie alla risonanza di casi come l’eccidio di Cielo Drive e l’arresto di Ted Bundy. In questo periodo, nascono anche i primi programmi e serie TV sul tema, come America’s Most Wanted.
  • Già nel XVI secolo, in Inghilterra, esistevano pubblicazioni di notizie di crimini sui giornali.
  • A partire dagli anni Settanta, iniziano a diffondersi prodotti audiovisivi ad alto contenuto di violenza.
  • Nel 2020, durante il lockdown per il COVID-19, Elisa De Marco ha iniziato a creare video true crime su YouTube, dando il via al canale Elisa True Crime.
  • Il termine “true crime” è diventato mainstream negli ultimi anni, con una crescente disponibilità di contenuti sulle diverse piattaforme mediali.

Come cambia il racconto true crime sui social?

Queste vicende si distinguono per diverse caratteristiche chiave rispetto ad altri media.

Piattaforme e Creator:

  • I social media come YouTube e TikTok sono diventati piattaforme importanti per i contenuti true crime.
  • Molti self-made creator sfruttano queste piattaforme per raccontare questo tipo di narrazioni.
  • Tra i creator più noti in Italia si annoverano la già citata Elisa True Crime, Lo Strano Canale, L’ora del tè, L’occhio creepy di Youtube e Gianmarco Zagato.

Stile e Approccio Narrativo:

  • I creator sui social spesso utilizzano un linguaggio semplice e accessibile, rendendo i racconti più coinvolgenti e vicini al pubblico.
  • La dimensione della narrazione è fondamentale, con i creator che descrivono azioni e personaggi nei dettagli, comportandosi come narratori.
  • Elisa De Marco di Elisa True Crime ad esempio racconta storie di cronaca nera su YouTube, creando un canale con molti iscritti.
  • I video di Elisa True Crime presentano spesso la creator seduta su una poltrona, ripresa a mezzo busto, in un ambiente accogliente.

Contenuti e Temi:

  • I contenuti sui social trattano casi di omicidio, serial killer e sparizioni.
  • Alcuni canali, come L’ora del tè, si concentrano maggiormente su celebrità controverse o scandali di Hollywood.
  • Elisa True Crime si distingue per trattare casi basati su carte processuali, un aspetto che la collega alla narrazione della cronaca nera in televisione.

Interazione e Community:

  • I social media permettono una maggiore interazione tra creator e pubblico, creando community attive.
  • Nel contempo possono influenzare il cambiamento sociale, legislativo ed educativo attraverso i loro contenuti.
  • La responsabilità sociale del true crime sui social include denunciare, diffondere consapevolezza e ricordare le vittime.

Aspetti Tecnici e di Montaggio:

  • Il montaggio dei video true crime sui social è spesso energico e ricco, con cambiamenti di inquadratura, immagini, clip ed effetti sonori.
  • Questo approccio trasforma il podcast in un video podcast, superando la monotonia di una persona che racconta una storia.
  • Le miniature dei video sono curate per attirare l’attenzione, spesso con foto delle vittime o dettagli specifici del caso.

Novità e Personalizzazione:

  • La novità nei contenuti true crime sui social risiede nel modo in cui viene detto, portando il patrimonio personale del creator nel mondo di YouTube.
  • Tra queste Elisa True Crime si distingue per scavare a fondo nelle storie, ricercare i dettagli e considerare le fonti con accuratezza, senza dimenticare il lato umano dei protagonisti.

I true crime sono pervasivi e presenti in diversi formati su ogni piattaforma mediale. Che si tratti di podcast, libri, serie TV o video su YouTube, il genere offre un’esperienza coinvolgente che appaga diverse motivazioni psicologiche.

Il Lato Oscuro del Fascino per il Crimine

Sebbene il true crime possa avere un valore educativo e sociale, solleva anche importanti questioni etiche. La spettacolarizzazione della sofferenza, il rischio di romanticizzare i criminali e l’impatto emotivo sui familiari delle vittime sono aspetti da considerare. Tuttavia, la nostra attrazione per il genere rimane innegabile: esplorare il lato oscuro dell’umanità ci aiuta a capire meglio noi stessi e il mondo in cui viviamo.

Disclaimer:

Questo articolo è stato scritto con l’intento di fornire una panoramica sul fenomeno del true crime, analizzandone le motivazioni psicologiche e le possibili implicazioni. Le informazioni contenute in questo articolo sono frutto di ricerche e riflessioni personali e non sostituiscono in alcun modo il parere di un professionista qualificato.

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