Nel 1976 Quinto Potere immaginava una televisione capace di trasformare rabbia, paura e indignazione in audience.
Oggi siamo andati oltre.
Il palinsesto non finisce alle 23:30. È continuo, personalizzato, frammentato in clip e distribuito dagli algoritmi direttamente sullo smartphone.
E due persone possono vivere nello stesso Paese ricevendo ogni giorno rappresentazioni completamente diverse della realtà.
Forse, allora, il vero problema non è stabilire se TRUMP TV sia la realizzazione della profezia di Quinto Potere.
È capire dove finisce la comunicazione del potere e dove comincia l’informazione sul potere.
Perché quando fonte, produttore e distributore coincidono, non scompare necessariamente la verità.
Scompare il contraddittorio.
E senza contraddittorio, il Quarto Potere rischia di diventare semplicemente… il megafono del primo.
Voi dove mettereste il confine tra comunicazione istituzionale e informazione?
